non ottengo risultati dalle terapie

Inviata da alberto pandolfi il 30 mar 2019

Scrivo nuovamente per fare un po’ di luce sull'argomento perché mi avete scritto che non ho posto una domanda precisa e quindi potrei aver generato un po' di confusione.
Ho iniziato a frequentare una terapia nel 2012 durata circa un paio d’anni poi interrotta da me.
Dopo tre anni ho sentito nuovamente la necessità di poter dialogare con una persona preparata in modo da esporre qualche problema che non riuscivo a risolvere da solo, anche questa durata circa un anno ho preferito interromperla perché non sentivo la vicinanza della terapeuta e non notavo miglioramenti.
Poi ne ho iniziata un’altra subito dopo, che è quella che attualmente sto affrontando.
Facendo caso a quanto speso in questa e nelle precedenti mi sono accorto che non è impegnativo da questo punto di vista.
Chiedo a voi che leggete, altrimenti con la terapeuta andrei a senso unico ma a volte servono più pareri in merito. A parte il fatto che è una bella ragazza e nei primi due mesi ho fatto quasi fatica quasi a concentrarmi sui miei problemi, non avendo molta esperienza con il genere femminile per me ha avuto un bell'impatto. Durante questi mesi di terapia ho scritto delle email a questa psicologa-psicoterapeuta per cercare di farmi conoscere meglio, spiegando quello che mi succede ed i problemi che vorrei migliorare, in modo da integrare quello che racconto in un ora alla settimana.
A queste email non ho mai ricevuto risposta perché, secondo lei, non è modo di fare terapia ma ho continuato a scriverle lo stesso, quasi per aiutarla ad avere un quadro della mia personalità, per velocizzare perché vorrei stare bene adesso e non fra dieci anni.
Ora mi ha consigliato di interrompere la terapia perché secondo lei manifesto troppa rabbia ed aggressività in quello che scrivo e probabilmente anche in terapia perché dice che svaluto molto il suo lavoro, di conseguenza non c’è più quel rapporto di fiducia che si era creato inizialmente.
In questi ultimi mesi ho parlato delle mie perplessità riguardo l’efficacia anche di questo percorso: non noto miglioramenti, spendo molti soldi, non sento l’aiuto per muovermi un po’ meglio nella vita di tutti i giorni per essere più sereno e contento, non riesco a migliorare i rapporti con le persone considerando che non “sento” nemmeno la presenza di mio fratello ed i miei nipotini, ad esempio se non li sentissi/ vedessi per molti giorni non mi mancherebbero. Ho un carattere piuttosto timido e riservato da sempre e praticamente non ho mai avuto una ragazza perché ho sempre selezionato molto, sbagliando anche qui. Comunque sono sempre uscito per locali ma avendo dei limiti non mi sono mai proposto al tavolo accanto dove magari cerano sedute due ragazze da sole per paura di fare brutta figura oltre al fatto di non sapere cosa dire (e paura di essere preso in giro).
Considerando che non si può tornare indietro nel tempo, e non lo farei nemmeno perché ho sofferto abbastanza, perché la terapeuta mi consiglia di interrompere la terapia?
Essendo una persona preparata non è in grado di elaborare quello che dico o la mia rabbia/ frustrazione/ aggressività che a quanto pare viene manifestata ma sembra sia diventato un problema ?
Il discorso è sempre lo stesso: non c’è la bacchetta magica e non si sa quanto può durare la terapia ed il risultato che mi sembra di notare in ogni percorso è che Alberto sbaglia sempre e la terapeuta mai.
Il mio atteggiamento svalutante nei suoi confronti deriva dal fatto che non riesco ad ottenere dei risultati concreti pur sapendo di avere di fronte una psicologa psicoterapeuta e non una commessa di un negozio.
Forse sono poco collaborativo, non lo so… ma sicuramente se un paziente decide di intraprendere un percorso impegnativo a livello economico e che comunque dovrebbe portarlo a stare meglio ma ha sempre molti dubbi in merito forse è il terapeuta che lo dovrebbe condurre verso una direzione in modo da non far terminare il percorso senza risultati.
Secondo il vostro parere è meglio che sto a casa mia a leggermi un libro oppure dovrei iniziare un altro percorso con la speranza che funzioni un po’ meglio?

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Gentile Alberto,
bisogna avere ben chiaro che il lavoro di psicoterapia è un lavoro in tandem dove paziente e terapeuta collaborano con ruoli e responsabilità diverse per raggiungere il medesimo risultato dell'obbiettivo terapeutico e non vi deve essere quindi, da parte del paziente, per il solo fatto che paga, una delega totale allo psicologo considerato unico responsabile della sua salute mentale.
Anche la fine o l'interruzione di una psicoterapia andrebbe concordata e non dovrebbe essere una decisione unilaterale del paziente che si considera giudice unico dell'andamento e dell'efficacia della terapia che sta effettuando.
Quanto alle email, non solo non le sono state richieste ma lei ha continuato in modo arrogante ad inviarle anche dopo che le era stato detto che non erano opportune.
Probabilmente lei considera anche l'incontro col terapeuta un gioco di potere in cui se è lei a decidere di interrompere il percorso la cosa è lecita ma se lo decide il terapeuta lei lo considera un affronto.
Forse sarà anche vero che quest'ultima giovane terapeuta fa fatica a reggere la rabbia e l'aggressività di cui si sente bersaglio ma lei dovrebbe anche chiedersi come mai nessun terapeuta è riuscito finora ad aiutarla ed il timore è che lei, pur rivolgendosi ad altri
terapeuti, troverà sempre il modo per sentirsi insoddisfatto e deluso.
Per giovarsi di una psicoterapia occorre, pur considerando la inevitabile asimmetria di base, sapersi mettere in discussione con spirito critico e intelligenza ma anche con umiltà, fiducia, rispetto e capacità riflessiva.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Alberto, mi dispiace ma ha fatto un errore gravissimo a scrivere mail alla terapeuta. Ed anche la medesima ha fatto altrettanto male a non bloccarla. La terapia non è una questione di quantità, e la sua fretta dimostra che non ha proprio capito lo scopo del lavoro, che è quello di un cambio lento e consapevole dei propri comportamenti, e magari anche di qualche elemento della propria personalità. Il suo scrivere dimostra anche assoluta mancanza di rispetto verso la vita privata della Collega. Riceviamo al giorno decine di mail di lavoro, non abbiamo proprio bisogno di quelle dei pazienti! Pensi piuttosto a lavorare a casa, effettuando gli esercizi ed i compiti, se la terapeuta li ha consigliati. In caso contrario è forse opportuno che si rivolga ad un/a terapeuta che le assegni più lavoro a casa. Cordiali saluti
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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