il mio ragazzo non sta bene e vorrei poterlo aiutare

Inviata da D. il 17 feb 2017 Terapia di coppia

Salve, sono una ragazza e ho 21 anni. Ho un ragazzo da quasi 3 anni che ha la mia stessa età. Viviamo entrambi in Italia, ma la sua famiglia ha origini asiatiche. Entrambi i suoi genitori si sono trasferiti qui da parecchi anni, lui infatti è nato qui, ma sua madre non ha mai accettato il trasferimento, le manca ogni cosa del luogo da cui proviene, si rifiuta di imparare l'italiano, è sempre chiusa in casa infatti non lavora e questo forse è il motivo per cui ogni tanto si arrabbia con i figli o con il marito per cose davvero stupide e insignificanti. Il mio ragazzo si lamenta con me perché dice di aver provato a parlarle tante volte, ma ogni volta la situazione non migliora. Ha 21 anni ma lo tratta come se ne avesse 15! Se viene a casa mia o esce con me a volte deve mentire perché secondo sua madre non è normale che io e lui ci vediamo; se deve uscire con gli amici e fare tardi sua madre si arrabbia e gli dice di tornare presto perché deve pregare (lei è molto devota, prega più volte al giorno ed esce solo per andare in chiesa). Lei è convinta che nella vita l'unica cosa che conti sia la preghiera, tutto il resto è sbagliato, è peccato e non si deve fare. Il problema per cui vi scrivo è che lui ovviamente comincia a risentirne, a sentirsi incatenato, non libero, né di fare ciò che vorrebbe né tanto meno di avere un rapporto "normale" con sua madre. Lui dice che spera lei vada via e torni nel suo Paese molto presto, ma io vedo quanto questo lo fa stare male. Il padre lavora tutto il giorno e non è uno che parla molto, anzi. Fa un po' quello che gli altri gli chiedono e non si lamenta mai di nulla. Adesso il mio ragazzo sta crollando, non sa più chi è, non capisce il senso di nulla, ha perso la voglia di lottare, di fare qualsiasi cosa, è come se fosse senza vita. Studia ingegneria all'università e bene o male segue i corsi e sta anche dando gli esami, ma dentro sta male. Io gli sto lasciando un po' di spazio per poter lasciarlo pensare solo a se stesso perché me l'ha chiesto lui e perché sostiene che ha solo bisogno di riflettere su quello che fa e che è quotidianamente, ma non sono sicura che sia la cosa migliore o comunque che possa bastare. Vi chiedo dunque, cortesemente, se avete dei consigli da darmi per potergli stare vicino e aiutarlo a superare questo momento senza essere invadente. Vorrei inoltre chiedervi se posso in qualche modo consigliarsi come comportarsi per aiutarlo a rapportarsi con la madre o se è meglio che cerchi di staccarsi da lei, a darle meno importanza, per quanto possa essere difficile. Io stessa vorrei poter andare a casa sua ogni tanto ma sembra che lei non possa soffrire la mia presenza quindi non ci vado mai e lei non chiede mai di me, questo fa stare male me e anche i miei genitori e non sappiamo più cosa fare. Vi prego aiutatemi, ne abbiamo un disperato bisogno. Vi ringrazio infinitamente per il vostro tempo.

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Gentile D.,
è evidente che questa donna, madre del tuo ragazzo, pur essendosi trasferita in Italia da parecchi anni non è riuscita a raggiungere un buon livello di integrazione con la cultura e i costumi del nostro paese e sta creando problemi al figlio che si trova in una situazione fortemente conflittuale e difficile da gestire.
Dal momento che tu e la tua famiglia tenete a cuore questo ragazzo, potete solo continuare a dargli il vostro sostegno e magari suggerirgli di chiedere l'aiuto professionale di uno psicoterapeuta per imparare a relazionarsi con la madre nel modo migliore onde poter superare i suoi conflitti interiori.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Leggendo la sua richiesta di aiuto si evince quanto sia importante per lei la relazione con questo ragazzo, che in questo momento della vita sta attraversando un periodo molto difficile e complesso sul piano emotivo. Continui a stargli vicino e a dimostrargli ogni giorno quanto per lei lui sia importante, rispettando la sua sofferenza. Da quanto riporta il ragazzo dovrà elaborare un modo suo di stare nel mondo che non sia quello legato alle tradizioni e al pensiero della propria madre. Qualora il suo ragazzo dovesse vivere questa sofferenza come invalidante, le suggerirei di aiutarlo a "farsi aiutare".
Dott.ssa Luisa Corda

Dott.ssa Luisa Corda Psicologo a Roma

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Gentile D.
La situazione che hai descritto è chiaramente difficile da sostenere senza un aiuto. Tutto ciò che sta vivendo il tuo ragazzo è oltremodo conflittuale sia in elazione alla madre che costituisce per lui il legame privilegiato di attaccamento e di appartenenza affettiva sia rispetto a te, che rappresenti per lui il "nuovo" da affrontare e all'interno del quale realizzare la sua nuova identità personale e sociale. Tutti questi elementi confliggono e potrebbero trovare soluzione attraverso un percorso di sostegno psicologico. La tua vicinanza dovrà essere modulata attraverso avvicinamenti graduali e non troppo invasivi affinché lui possa gradualmente trovare le modalità corrette sia per interagire con la famiglia sia per crescere con te verso una eventuale relazione affettiva. Auguri di cuore.
Dott.ssa Angeli Milena
Padova

Dott.ssa Milena Angeli Psicologo a Padova

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