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Il mio ragazzo è malato e i suoi genitori sono completamente assenti.

Inviata da Emma il 6 ago 2015 Terapia di coppia

Sono una ragazza molto giovane, 18 anni appena, e da due anni sto, fra alti e bassi, con un ragazzo più grande a cui è stata diagnosticata da tempo una malattia derivata dalla schizofrenia. La sua malattia è inoltre aggravata dall'abuso di sostanze, principalmente alcool e cannabis, che arriva a rimediare anche raccogliendo mozziconi da terra visto che non ha soldi per procurarsela. Nel corso di due anni ne ho viste di tutti i colori, fra tira e molla, deliri di gelosia o di onnipotenza, allucinazioni e sbalzi d'umore frequentissimi. Arriva a lasciarmi il giorno dopo aver detto che non sa come farebbe senza di me o dopo che abbiamo fatto dei piani anche a breve termine. Questa situazione è molto stressante per me che non ho mezzi per seguirlo come necessiterebbe, ed è aggravata ancor di più dal fatto che i suoi genitori, con cui vive, sono totalmente assenti. Lui prende i farmaci e una volta ogni due settimane va in ospedale a fare una puntura di Zypadera a rilascio prolungato. Per il resto è completamente abbandonato a se stesso, sia dai medici che dai genitori. Ho provato più volte a sensibilizzarli, chiamandoli per chiedere un aiuto o per farlo venire a prendere quando era in condizioni penose e io non riuscivo più a gestirlo, ma loro mi riempiono di tante belle parole per poi non fare niente. Il giorno dopo il mio ragazzo torna ad uscire con i soldi in mano, dati da loro, per ubriacarsi. Non viene messo in punizione, rimproverato, non tentano nemmeno di aprire un dialogo. Viene solo riempito di botte ogni tanto, per poi essere ancora una volta spedito da me affinché me ne occupi io. Per non parlare del fatto che non sono neanche in grado di dirmi quale sia la sua diagnosi, cosa ne pensano i medici, come è iniziata la malattia o come dovrei comportarmi. Sembra quasi che si vergognino di svelarmi la verità, ma allo stesso tempo lo scaricano sulle mie spalle. Esasperata, li ho minacciati di lasciarlo, e loro mi hanno detto di fare quel che mi sento, facendomi intendere che non hanno intenzione di cambiare la situazione. Ormai mi sento in colpa ogni volta che chiamo sua madre, perché mi sembra di star importunando qualcuno a cui non importa niente dei miei problemi da gestire e che mi considera una pazza al pari di lui. Come se non bastasse i medici continuano a ripetere a pappagallo che sta migliorando, quando palesemente non è così: ormai è ingestibile e so che in casa è anche violento. In molti mi direte di lasciarlo, ma io non posso pensare che il ragazzo che amo sprofonderà nella pazzia e nell'abbandono solo perché chi l'ha messo al mondo non ha voglia di occuparsene. Per favore aiutatemi a stabilire un rapporto con i suoi.

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Gentile Enrica,
si trova a gestire una situazione decisamente più grande di lei, una situazione che da solo nessuno potrebbe e sarebbe in grado di gestire.
Da un lato è importante che lei pensi a tutelare se stessa...è importante che non si trascuri, che non trascuri la sua vita ed i suoi progetti, che non smetta di vivere per stare accanto ed aiutare il suo ragazzo, che si riconosca i suoi limiti e quindi non chieda a se stessa più di quanto può.
Dall'altro per quanto riguarda il suo ragazzo (dalle sue parole sembra essere evidente che il coinvolgimento di famigliari ed attuale equipe curante sia esiguo) potrebbe essere utile proporgli di rivolgersi ad una struttura differente (valutando anche la possibilità di un ricovero) nella quale essere preso in carico in toto...non solo farmacologicamente ma anche psicologicamente e sul versante di un reinserimento sociale.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Stefania Valagussa

Dott.ssa Stefania Valagussa Psicologo a Concorezzo

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Salve Enrica, la situazione che si trova ad affrontare appare molto complessa e delicata, una condizione difficile da gestire per chiunque soprattutto da chi non possiede strumenti adeguati. Per ottimizzare qualsiasi tipo di intervento consiglierei innanzitutto di ordinare le idee e mantenere una sua progettualità nella vita, poi potrebbe individuare una struttura che preveda la presa in carico del suo ragazzo di modo da non dover sentire il peso della responsabilità su di lei ma allo stesso tempo poter essere un importante sostegno per il suo ragazzo
Distintamente si saluta
Dott.ssa vanessa cascone

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Cara Enrica dalla tua mail arriva tanta sofferenza per questa situazione così difficile e delicata che ti trovi ad affrontare. E' chiara la tua volontà di aiutare il tuo ragazzo, il tuo impegno ed il tuo coraggio ma potrebbe non bastare, quindi ti suggerisco prima di tutto dii rivolgerti ad uno psicologo del consultorio della tua zona, perché tu non sia sola in questa situazione drammatica.
La richiesta che ci fai é quella di aiutarti a trovare il modo di relazionarti con i genitori del tuo ragazzo, che sono assenti.
Non tutti sono in grado di reggere una situazione del genere, a volte per paura, per ignoranza, o perché è più facile delegare ad altri o proprio per mancanza di sensibilità in riguardo. Tu ti devi relazionare con questa realtà avversa, allora valuta quanta forza serve e quanta ne hai, altrimenti rischi di farti del male. Puoi provare a parlare con i genitori facendo sentire loro quanto importante sia la loro collaborazione, dicendo ad esempio che tu ci sei a patto che si faccia in modo che il tuo ragazzo venga seguito non solo da uno psichiatra ma anche da uno psicoterapeuta, da una struttura che possa prendersi cura di lui in maniera adeguata. Devi tener conto che potranno non capire, non volere, non essere d'accordo anche se a te potrà sembrare assurdo. Non è in tuo potere farli cambiare atteggiamento. Puoi provare a far sentire loro l'urgenza e l'importanza della loro presenza ma decidere di agire in questo senso sarà una loro decisione.
Il tuo ragazzo facendo uso di alcool e stupefacenti si mette in una situazione molto distruttiva considerata anche la sua malattia. Capisco che tu senta il bisogno di aiutarlo perché gli vuoi bene e ti dispiace. É un carico molto grande, molto pesante. Arriva fin dove puoi, rivolgendo amore anche nei confronti di te stessa, non solo nei confronti del tuo ragazzo, devi essere capace di prenderti cura di te stessa se vuoi avere abbastanza forza per aiutare lui. Tieni presente che tu puoi fare alcune cose ma non tutto, questo è un principio di realtà da ricordarsi sempre e da accettare per qua to doloroso sia in questa situazione.
Penso che anche la madre del tuo ragazzo si senta in colpa, anche se si comporta come se non le interessasse, e credo che dare soldi a suo figlio sia, per quanto sbagliato, il modo che ha trovato per sentire meno questo peso. Prova a farle sentire il valore che ha la sua presenza emotiva, il suo agire, in una unica direzione, in modo che non si senta impotente ma parte integrante di un cambiamento.
Cara Enrica, fatti aiutare da un professionista, non farti carico da sola di questa situazione, decidiamo.
Un caro saluto.
Dott. ssa Francesca Brabanti

Dott.ssa Francesca Brabanti Psicologo a Prato

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Cara Enrica.. La situazione che lei descrive è veramente drammatica...e capisco la sua sofferenza. Lei mi sembra che voglia salvare il suo ragazzo.. Ma lui non mi sembra intenzionato a farlo ... Forse potrebbe collaborare con i medici affinchè troviate una struttura idonea per lui(sempre che lui voglia). Per la famiglia non mi sembrano intenzionati a collaborare.. Quello che posso dirle è ; non guardi ciò che non ha ma quali risorse può trovare...
Dott.ossa Ambu Carla
Cagliari

Dott.ssa Ambu Carla Psicologo a Sanluri

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Cara Enrica,
la prima domanda che mi pongo è: hai solo 18 anni, che vita ti aspetti con accanto questo ragazzo? Come ti vedi insieme a lui tra 5 e 10 anni? Come molte donne vuoi fare la salvatrice, ma questa scelta ti può solo portare a negare i tuoi bisogni e annientare la tua serenità. Stabilire un rapporto con la famiglia sembra piuttosto difficoltoso, perché mi sembra che in più occasioni si siano mostrati resistenti. Proporre un ricovero direttamente al tuo ragazzo forse può essere una strada. In questo modo sarebbe seguito sia con farmaci che con psicoterapia, controllato negli abusi di sostanze e si allontanerebbe per un po' dalla famiglia che non sembra idonea a gestire un figlio malato.
Un caro saluto

Dott.ssa Cristina Mencacci

Dott.ssa Cristina Mencacci - Psicologa Psicologo a Perugia

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