Moglie completamente distaccata emotivamente

Inviata da Pippo Santoanastaso il 24 feb 2017 3 Risposte  · Terapia di coppia

Mi scuso in anticipo per la lunghezza e la confusione del messaggio, l’ho scritto di getto.
Sono oramai almeno due anni che il nostro matrimonio è colato a picco. Mia moglie si è completamente distaccata da me. Non mi rivolge la parola, non gli importa nulla di me. Se morissi davanti ai suoi occhi non proverebbe nulla, forse solo sollievo e, solo dopo aver festeggiato, un po' di timore per aver perso la sua unica fonte di reddito.
Ho 51 anni, lei 46 e abbiamo tre figli : 15, 13 e 8 anni. Siamo insieme da 27 anni. Ventisette anni persi, buttati.
Lei è sicuramente andata in depressione, è insoddisfatta ma ha sfogato tutta la sua rabbia su di me provocandomi ogni sorta di violenza psicologica. Mi ha dato del fallito, della merda (parole testuali), mi ha respinto in tutte le maniere possibili ed immaginabili. Ha smontato ogni singolo momento del nostro rapporto. Non ha un solo ricordo positivo dei momenti passati.
E' sempre stata una persona che non ha mai saputo apprezzare le piccole gioie della vita, è sempre stata insoddisfatta.
Probabilmente la stanchezza dovuta al dovere crescere tre bambine (sempre supportata dai genitori e da me comunque, mai mancato l'apporto di nessuno), la malattia dei genitori culminata con la scomparsa del papà due anni fa hanno fatto esplodere il disagio.
Il problema ulteriore è che obiettivo della sua rabbia sono io. La persona che più di tutti vorrebbe aiutarla e sostenerla. Da me non accetta niente. Mi seppellisce con la sua totale indifferenza e quando mi rivolge la parola lo fa per denigrarmi e disprezzarmi. Continua a sostenere che io l'ho resa infelice. Ripeto, ha annientato ogni singolo momento passato insieme: dal primo giorno di fidanzamento a oggi. Dice di avere sempre finto o di non aver capito nulla se non quando era troppo tardi. Certo che ne ha avuto di tempo per capirlo: siamo stati fidanzati dieci anni durante i quali siamo stati sempre insieme, lavoravamo anche insieme.
Io sono una persona tutta casa e lavoro. Non ho amici, non ho amiche, lavoro in un ambiente totalmente maschile.
Tutta la mia vita è la mia famiglia.
Ma ora non c'è più. Siamo una famiglia sfasciata ed io sono solo.
Quando il papà si è aggravato ha cominciato a frequentare la chiesa (mai andata a messa prima, ho sempre seguito io le ragazze durante gli anni di catechesi) e ha trovato conforto in un prete che è poi diventato la sua guida spirituale.
Sono anni che chiedo di farci aiutare da qualcuno ma lei si è sempre rifiutata
A settembre dello scorso anno ha cominciato a frequentare un consultorio sempre consigliata dal prete. Ho chiesto di partecipare, ma mi ha opposto un netto rifiuto dicendo che avrei dovuto seguire un mio percorso personale. Non capivo a cosa potesse servirmi dato che tutti i miei problemi erano causati dalla scomparsa del nostro rapporto a causa della sua volontà.
A ottobre stremato, e colpito dalla sua mancata assistenza di fronte ad un mio malessere fisico, mi allontano da casa e mi sposto presso i miei genitori.
Resto fuori casa per un mese e mezzo senza che lei nè mi contatti nè risponda alle mie chiamate ed ai miei messaggi. E' solo capace di comunicare attraverso le mie figlie per chiedermi di soddisfare alcuni bisogni economici come l'acquisto di una lavastoviglie.
Gli chiedo di parlare con la sua psicologa e mi fissa un appuntamento.
Ci andiamo insieme, gli parliamo. Gli racconto dello sgomento e della disperazione che causa in me questo comportamento di mia moglie: drastico, spietato, che non lascia alcuna speranza. Allo stesso tempo non accetta la separazione (sarebbe un disastro economico soprattutto per le bambine). In quella sede confessa di avermi trattato così per causare appositamente il mio allontanamento spontaneo da casa. La dottoressa mi dice che è un comportamento usuale delle donne che si sentono offese. Ma cosa ho fatto? Lei dice di non essergli mai stato di supporto. Falsissimo. Sono sempre a disposizione. Magari ho avuto la colpa di non capire che aveva bisogno di altro, di qualcosa di più, ma sarebbe bastato che mi avesse manifestato il suo disagio o la sua esigenza e avrei fatto di tutto per accontentarla come ho sempre fatto. La psicologa ci rincuora e ci dice che i nostri problemi di comunicazione non sembrano insormontabili e mi dice che ne avrebbe parlato con la sua equipe per preparare un piano. Piano che avrebbe dovuto essere a tempo e alla fine del quale avremmo dovuto capire cosa fare del nostro rapporto.
Do la mia disponibilità assoluta. Nel frattempo continuo a restare fuori casa e a recarmi quasi ogni giorno a casa per vedere le mie figlie.
Verso la metà di dicembre decido di rientrare, vincendo la sua strenua resistenza, perché il mio allontanamento non aveva alcun senso se non quello di punirmi ulteriormente. Nulla in questo mese e mezzo era cambiato. Il suo distacco continuava ad essere totale.
Aggiungo che mia moglie era depressa solo con me. Con la sua amatissima famiglia e con la sua amica del cuore è sempre frizzante, allegra, simpatica.
In tutto questo periodo io gli ho sempre chiesto di assumersi le sue responsabilità e di chiedere la separazione consensuale. Non ha mai accettato ma, secondo me, solo perché non gli conviene. Non conviene a nessuno. Soprattutto non conviene alle nostre figlie.
Vengo chiamato dallo psicologo dopo un mese dal primo incontro, il 15 dicembre. E’ un’altra persona. E’ un uomo. Sembra non sappia nulla dell’incontro precedente. Gli chiedo cosa preveda il percorso che avrebbero studiato per noi. Mi dice che non c’è alcun percorso e mi dice che io devo parlare solo di me e non del rapporto con mia moglie. Sono confuso. Mi fissa un altro appuntamento, ad un mese di distanza ( il 17 gennaio) dicendomi che se avessi voluto lui sarebbe stato lì tutti i martedì alle 17.
Decido di non tornare piu’. Non ho trovato alcun aiuto.
Nel frattempo le cose con mia moglie peggiorano. E’ sempre piu’ estraniata, non mi dice mai cosa fa. Passa tutto il suo tempo libero davanti a cellulare e pc. Ascolta canzoni di amore e legge pagine ecclesiastiche. L’unica cosa per cui prova interesse è la chiesa. Sono due anni che va ogni giorno a messa. Che ogni giorno prende la comunione. Per fare che? Per continuare a fare del male a me e alla nostra famiglia.
Per lei le cose devono andare avanti così. Tanto a lei non cambia niente. Ha tutto quello che vuole. Essere donna di chiesa (ipocrita) e non avere alcuna responsabilità. Ai problemi di tutti i giorni devo farvi fronte io. Da solo. Non si pone mai il problema se una spesa può essere affrontata o meno. Deve fare una cosa? La fa. Devo rammentargli ogni mese le spese da affrontare e l’ammontare disponibile, ma lei non ascolta. Continua a fare di testa sua. Sono costretto a ricordarglielo ogni giorno per evitare che certe scadenze vadano insolute. Per lei i soldi non sono un problema. Non sono un suo problema. Assurdo! E’ una bambina viziata.
Il sei gennaio durante una delle sue uscite decido di guardare la cronologia del suo pc e trovo ricerche su come affrontare una relazione complicata o come trovare il coraggio di lasciare una persona.
Sono sempre il solito ingenuo. E’ chiaramente innamorata di qualcun altro e come al solito io non ho capito nulla. Provo a chiamarla e come al solito non mi risponde. Le mando un messaggio su watsup: “Ho capito che ti sei invaghita di qualcun altro. Resto in attesa che trovi il coraggio di essere per lo meno sincera con me”. Non ricevo alcuna risposta. Dopo qualche giorno scopro che mi in seguito a quel messaggio mi ha bannato su whatsup.
Il mio malessere, la mia rabbia, la mia disperazione, il mio senso di impotenza di fronte a questa cattiveria senza fine crescono. Ma mantengo la calma, trovo comprensione nei miei familiari che però purtroppo non possono fare nulla se non ascoltarmi e rincuorarmi.
Un anno prima mi confido e chiedo aiuto al fratello di mia moglie il quale mi dice che non saprebbe cosa fare. Gli dico che mi basterebbe riuscisse a far ragionare sua sorella, che gli chiedesse di comportarsi con sincerità, onestà e di assumersi le sue responsabilità.
Tre settimane fa, sono le 22.30 sono tutte a letto. Il suo pc è acceso. Controllo la cronologia e trovo: “come fare innamorare un uomo tramite sms, watsup…”; “come affascinare un uomo solo con le parole”.
Il cuore mi batte a mille. E’ aperto anche face book. Guardo la conversazione con la sua amica. Quella mattina si è incontrata con il suo amato prete che lasciava la nostra città per tornare a Roma. Lei lo seguirebbe ovunque, farebbe qualsiasi cosa per lui.
Fotografo con il telefono ogni singola frase e poi vado da lei.
E’ esplosa tutta la mia rabbia, il mio dolore. Solo a parole. Le ho vomitato addosso le peggiori offese. Purtroppo ci sono le bambine, ma non posso frenarmi. Ne hanno viste tante di queste liti in questi anni. Quanto mi addolora. Quanto mi sento colpevole. Lei resta fredda e distaccata. Mi dice che è vero. Lei vuole bene a quella persona. Sono due anni che gli vuole bene. Un bene puro. Non come il nostro.
Apro una piccola parentesi. Marzo 2016, ci riconciliamo, torniamo sereni, torniamo ad essere una coppia.
Io non ci trovo niente di male nel sentire il desiderio di stare insieme, mi sembra un normale coronamento dei sentimenti. Lei mi respinge e mi dice che due persone che si vogliono bene non devono necessariamente fare l’amore. A lei non va. Non vuole farlo piu.
Ci rimango malissimo. Piango. Lei mi si offre a mo’ di gesto pietoso. La caccio dal letto. Il giorno dopo me ne vado di casa. Sto via una settimana. Al ritorno dichiaro che tutto quello che voglio è che ci vogliamo bene, che stiamo insieme tutti e cinque. Lei acconsente e quella sera siamo insieme. Dopo due giorni siamo punto e a capo ed inizia l’escalation di cui vi sto parlando.
Tornando a quella sera. Le dico che la prima cosa che farò sarà di mandare le immagini ai suoi familiari, la seconda di andare dall’avvocato. Nella foga della rabbia, non mi accorgo che mi fa sparire il telefono. Nega di averlo preso. E’ fredda, spietata. Sa quello che vuole ed è disposta a tutto per ottenerlo.
Alla fine prendo i tranquillanti e vado a letto. Il giorno dopo è sabato e lei e le ragazze vanno a casa di mia suocera. Ci rimangono per due giorni. Il lunedì ritornano.
Lunedì vado dall’avvocato il quale mi prospetta che la situazione sarà molto dura soprattutto per le bambine. Sono monoreddito e togliere anche solo 300/400 euro che dovrebbero essermi accordati dal giudice piu’ severo, significherebbe che non potrebbero piu’ pagare la rata della macchina e del dentista.
Non posso permetterlo. Non posso fare questo.
Quindi si continua come sempre. Tutti e due sotto lo stesso tetto. Ignorandoci a vicenda. Solo che lei è soddisfatta, tranquilla. Io sto sempre peggio e comincio a sentirmi in trappola. Non voglio vivere il resto della mia vita così. Senza poter dare e ricevere amore.
Dieci giorni fa subisco un altro colpo. Mi accorgo che dal conto sono stati prelevati 55 euro per attivare un nuovo numero telefonico. Sono a lavoro, la chiamo, le chiedo se ha attivato un nuovo numero. Dapprima nega freddamente. Su mia insistenza, mi dice che è vero ma che non lo ha attivato e che comunque il suo vecchio numero lo ha cessato. Ad oggi quel numero non è in mio possesso.
Continua a fare quello che vuole, senza portarmi alcun rispetto. Vado su tutte le furie. Chiudo il telefono.
Chiamo mia suocera e le chiedo il suo aiuto. Le dico che sua figlia mi sta distruggendo, mi sta facendo impazzire e io non posso impazzire perché ho le tre bambine da crescere. Le chiedo il suo aiuto. La sua risposta è che mi devo rassegnare, sono anni che andate avanti così. La ringrazio e chiudo.
Al mio ritorno a casa non trovo nessuno. E’ andata dalla madre. Ci è rimasta fino a questo lunedì, 20 febbraio.
Il giorno stesso del suo allontanamento capisco che non posso farcela. Ho bisogno di qualcuno che mi sostenga. A quell’ora e di immediatamente disponibile c’è il mio parroco, il confessore di mia moglie. Il quale mi ascolta, mi conforta e si dice disponibile a parlarne con mia moglie per far si che impostiamo un nuovo rapporto.
Comicio ad andare a messa tutti i giorni per trovare un po’ di pace, per smaltire la rabbia, il rancore, la sete di giustizia. Perché tutto questo è successo a me? Cosa ho fatto di male?
Ricontatto il consultorio e chiedo di tornare ad essere seguito. Lunedì 27 avrò il mio incontro.
Ora però ho ben chiaro che tipo di aiuto chiedere.
Mia moglie ha distrutto tutto quello che di buono avevamo. Non so niente, so solo che non voglio passare il resto dei miei giorni di fianco a questa persona. Ho bisogno che mi aiutino a resistere fino a che non trovi la forza di mettere fine a questo scempio. Nel frattempo sto cercando un secondo lavoro da svolgere nei week end per non fare mancare nulla alle mie bambine a seguito della separazione.
Non vedo la luce e sono stato fin troppo paziente e responsabile. Voglio amare ed essere amato, altrimenti che si vive a fare?
Grazie per avermi ascoltato e spero che qualcuno possa darmi una speranza in un senso o in un altro.

amici , amore

Miglior risposta

Carissimo, dalle sue parole riesco a sentire tutta l'amarezza per qualcosa che sarebbe potuta essere ma che non c'è, tutta la rabbia per essere divenuto bersaglio di un rancore forte ma che non trova collocazione e giustificazione precisa. Si, apparentemente sembrava fosse sua moglie ad aver bisogno di aiuto e invece no, sua moglie ha trovato, forse, un suo equilibrio in questa situazione anomala, lei no. Lei non riesce a rassegnarsi. Non riesce ad accettare tale situazione. Allora che fare? Fa bene a farsi seguire da solo senza sua moglie, fa bene a trovarsi uno spazio suo, in cui trovare la forza e l'energia per accettare la situazione e riscrivere una vita nuova fatta di altre situazioni in cui potrà sentirsi amato o quanto meno non odiato a tal punto. Qualcuno ha scritto "Il futuro è flessibile"possiamo reinventarcelo e non deve per forza seguire schemi precostituiti. La vita è nostra possiamo reinventarla. In bocca a lupo.
Dott.ssa Barbara De Luca

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Gentile Pippo
È stato molto bravo nel ridescrivere gli eventi che la hanno portata a oggi, al suo rapporto con sua moglie.
Il punto è che non siamo responsabili del comportamento degli altri, ma possiamo lavorare su come questi comportamenti hanno un'influenza sulle nostre emozioni. Ha descritto molto bene la rabbia di sua moglie nei suoi confronti, e altrettanto bene la sua rabbia e la sua tristezza venute fuori in determinate circostanze.
Ecco, queste emozioni andrebbero ridefinite in terapia per comprendere cosa sottendono e darle delle strategie per superare e gestire questa situazione
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dottssa Fabrizia Tudisco psicologa Napoli

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25 FEB 2017

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È stato molto bravo nel ridescrivere gli eventi che la hanno portata a oggi, al suo rapporto con sua moglie.
Il punto è che non siamo responsabili del comportamento degli altri, ma possiamo lavorare su come questi comportamenti hanno un'influenza sulle nostre emozioni. Ha descritto molto bene la rabbia di sua moglie nei suoi confronti, e altrettanto bene la sua rabbia e la sua tristezza in determinate circostanze. Ecco, queste emozioni hanno un significato e andrebbero ridefinite in terapia per comprendere il motivo per cui si sente così in quelle situazioni, comprendendo cosa sottendono
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento
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