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Ho un grave problema con i miei genitori

Inviata da Sofia · 10 giu 2019 Terapia familiare

Buongiorno, mi chiamo Sofia e ho sedici anni.
Sono figlia unica e sono cresciuta in un ambiente familiare un po’ particolare: mia madre soffre di depressione già da prima che nascessi, ma nonostante i numerosi consigli dei medici si è sempre rifiutata di farsi curare. Alterna giorni in cui sembra “normale” a periodi in cui il suo disturbo si manifesta molto violentemente. I suoi sintomi furono particolarmente evidenti quando andavo alle elementari: si arrabbiava facilmente, spesso anche senza un apparente motivo. Mi diceva cose terribili, mi urlava che dovevo morire e mi picchiava. Ricordo ancora il terrore che provavo quando cercavo invano di nascondermi da lei, il senso di abbandono che si impossessava di me quando incrociavo il suo sguardo colmo di odio, il dolore lancinante causato dai suoi innumerevoli colpi alla testa, che sembrava fosse sul punto di esplodere. Talvolta, le sue troppe percosse mi paralizzavano, e finivo per cadere a terra quasi completamente esanime. Mio padre vedeva i lividi e i tagli sul mio corpo, ma si limitava a supplicare mia madre di cercare di controllarsi un po’ e dirmi che, se volevo che la situazione migliorasse, dovevo far finta di nulla ed essere allegra sia in casa che fuori, per evitare che qualcuno potesse sospettare di qualcosa. Ancora adesso ho una cicatrice di un taglio di circa 5 centimetri, ma fortunatamente, essendo sul seno, non è visibile agli altri. Mio padre ha sempre avuto paura del divorzio, che mia madre ha chiesto per molti anni, ma per adesso sono ancora sposati su consiglio di vari amici/parenti.
Mia madre tentò più volte di suicidarsi davanti a me, cercando di impiccarsi o di tagliarsi la gola con delle forbici (so che non è possibile morire a causa di un paio di forbici, ma non era molto razionale quando lo faceva). Una volta, quando avevo nove anni, si tagliò l’avambraccio con un taglierino. Per fortuna i tagli erano solo superficiali, ma io, che non conoscevo ancora il concetto di autolesionismo, ne rimasi traumatizzata. Iniziai a provare un terrore ingiustificato per i taglierini e mi chiusi molto in me stessa, rifiutando qualsiasi tipo rapporto con gli altri. Inoltre, avevo perso ogni interesse nel mangiare (smisi quasi completamente di nutrirmi) ed ero terrorizzata dal contatto fisico.
Nei due anni successivi mia madre si riprese, e quando iniziai le medie pareva quasi del tutto guarita, anche se rimase comunque molto severa nei miei confronti. Anch’io ricominciai pian piano a relazionarmi con i miei compagni e ad affrontare la fobia dei taglierini. In terza media riuscii anche a superare la paura del contatto fisico (tranne con mio padre che, quando ero piccola, mi “bloccava” a forza mentre tentavo di trattenere mia madre che minacciava di andarsene dalla casa).
Anche se la sua severità ci faceva (e ci fa) litigare molto frequentemente, sembrava che fosse quasi tutto tornato alla normalità, ma ultimamente mi sono resa conto che non è così. Da circa un anno e mezzo, i ricordi che ho sempre cercato di nascondere a me stessa e agli altri si stanno ripresentando tramite flashback e incubi. Fino a poco tempo fa questo avveniva solo di notte e riuscivo (più o meno) a “gestirli” da sola, ma ultimamente ho queste rievocazioni improvvise anche di giorno, spesso anche seguite da lipotimie e/o svenimenti. È capitato anche che svenissi a scuola e, siccome non mi riprendevo, fui portata in ospedale da un’ambulanza. Purtroppo i miei professori e compagni sono molto preoccupati e non so cosa fare per tranquillizzarli, se non dicendo che ho fatto diverse visite e non ho problemi fisici. Una mia professoressa mi ha sgridata, dicendo che sono troppo debole e non riesco a sopportare lo stress. Forse ha ragione, ma se anche fosse cosa potrei fare? Non posso andare in uno sportello psicologico perché i miei genitori non sanno né devono mai sapere nulla, e ho paura di confrontarmi con la psicologa del liceo che frequento perché temo che la scuola venga a conoscenza di questi fatti. Non posso neppure confidarmi con i miei parenti (con cui non ho mai stabilito un vero rapporto) né con le persone di cui mi fido di più, perché so che conoscere quello che ho vissuto nella mia infanzia sarebbe un peso troppo grande da portare.
Inoltre, da circa un paio di mesi, ho dei momenti in cui mi allontano dalla realtà, quando sono particolarmente triste o sconvolta da un rinvenimento di qualche brutto ricordo. Tuttavia non sono del tutto incosciente, in quanto spesso “vedo” molto vagamente il mio corpo dall’esterno (oppure, a volte, mi sento come se fossi al suo interno ma comunque incapace di comandarlo), con “qualcuno” che lo guida al mio posto. Quel qualcuno, che d’ora in poi chiamerò X, è simile a me, ma più diretto e aggressivo quando si arrabbia: è come una versione più forte di me. Talvolta X mi “parla”, mi rassicura dicendomi che c’è lui (o lei) a proteggermi dai miei genitori (con cui discuto frequentemente, soprattutto con mia madre, anche per più di due settimane), che odia profondamente. A volte rinfaccia a mia madre quello che è successo durante la mia infanzia, ma lei afferma di non ricordare nulla se non di avermi dato qualche sberla meritata e pensa che mi sia inventata tutto. Quando invece X cercò di farle intendere che dietro agli svenimenti c'era una causa psicologica, inizialmente mi accusò di essere una bugiarda in cerca di attenzioni, successivamente iniziò a considerarmi una persona troppo debole psicologicamente e mi sgridò, dicendomi che si vergognava di me. X apprezza poco le persone che conosco, fatta eccezione per tre di queste, e mi ricorda spesso che non devo assolutamente fidarmi degli altri. Oltre a questo so solo che X mangia più di me e abbiamo dei gusti alimentari un po’ diversi (stando a quello che dicono i miei amici, che non sanno dell’esistenza di X ma si sono accorti che a volte sono un po’ “strana”). Per il resto, X si comporta relativamente “bene”, nessuno sospetta che sia un’altra persona e non me.
Anche oltre al problema degli svenimenti e al timore che X possa fare qualcosa di grave, inizio a detestare il fatto di dover vivere con i miei genitori, per cui, nonostante di solito mi trattino relativamente bene (ovviamente lasciando perdere le discussioni), credo di essere un peso: infatti, quando mi capitava di ribellarmi a mia madre, mio padre mi diceva che gli avevo rovinato la vita, e che mia madre stava male a causa mia. Inoltre, proprio ieri mia madre si è graffiata le braccia dicendo poi a mio padre che ero stata io. Lui lo disse ai miei parenti e adesso vengo considerata la pecora nera della famiglia, e forse lo sono veramente. Ormai non sono sicura di voler bene ai miei genitori, anzi a volte sento di odiarli, e per questo mi sento molto in colpa.
Secondo Voi c’è qualcosa che posso fare, almeno per evitare queste improvvise sincopi e l’emergere di X in presenza di altre persone? Riesco a sopportare quello che succede in casa perché ormai sono abituata, ma non voglio assolutamente far preoccupare le persone a cui tengo veramente.
Grazie in anticipo.

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Cara Sofia,

hai raccontato una storia terribile, di una bambina e di una adolescente che ha dovuto subire davvero tanto senza poter fare nulla per difendersi perchè troppo piccola e ora tutti i sintomi che descrivi sono la conseguenza dei traumi che hai subito. Mi dispiace moltissimo che tu abbia dovuto subire così tanto e che lo debba ancora fare!

Capisco anche la tua paura nel chiedere aiuto ma è molto importante che tu lo faccia! Le persone che dovrebbero proteggerti non sono capaci di farlo e tu hai il diritto di cercare di proteggerti da sola. Immagino la tua paura e il tuo senso di realtà verso la famiglia, ma chiedere aiuto è un atto d'amore verso te stessa e la possibilità che puoi darti di stare meglio e diventare una donna felice.

Se ti rivolgi alla psicologa della scuola, o ancora meglio al consultorio della tua città, ti verrà garantito l'anonimato, quindi non devi temere che i tuoi genitori vengano informati.

Prenditi cura di te, perchè alla tua età i sintomi sono più facilmente trattabili ed è più facile tornare a stare meglio.

Ti auguro di imparare a volerti bene e di trovare la forza per costruirti la tua vita.
Un abbraccio

Dott.ssa Chiara Ostini

Dott.ssa Chiara Ostini Psicologo a Milano

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Gentile Sofia
La storia che riporti è molto spiacevole. Dando per scontato che tutto quanto hai raccontato corrisponde al vero e non è accentuato dalle tue comprensibili reazioni emotive, la situazione è davvero seria e volerla nascondere per timore che gli altri (parenti, professori, compagni di scuola) ne vengano a conoscenza non fa altro che aumentare il peso del carico che porti addosso, tanto grande da spingerti in uno stato dissociativo.
Credo che la situazione, specie in precedenza, era al limite di intervento dei servizi sociali ma senza arrivare ora a questo estremo dovresti capire che hai assoluto bisogno di aiuto psicologico e siccome non puoi contare sui tuoi genitori e sei ancora minorenne non dovresti esitare quanto meno a chiedere aiuto alla psicologa scolastica o agli psicologi del Consultorio familiare della tua ASL.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Cara Sofia,
ho letto attentamente il tuo lungo racconto, lo chiamo così.
Ciò che hai vissuto è evidentemente complesso e doloroso. Mi sembra "naturale" che ancor oggi vivi quello che tu descrivi, come momenti i estraneazione o derealizzazione. Possono avvenire per difesa, che è pur sempre funzionale per la sopravvivenza emotiva. Ti avverto perciò chiusa, con poche relazioni con cui non ti apri se non in parte. La tua lettera racconta di un mondo neanche tanto sommerso dentro di te che penso ti stia dicendo forte che ha bisogno assoluto di uscire.
Ti sarebbe molto utile aprirti con un/a collega della tua zona presso il Consultorio. Potrai spiegare le tue vicissitudini, in protezione. Non darai peso a nessuno e tu ti sentirai più leggera. Siamo lì apposta.
Un caro saluto

Dott.ssa Elisa Fagotto Psicologo a Portogruaro

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