Fine terapia: è possibile mantenere un rapporto?

Inviata da Fabiana · 27 lug 2016 Autorealizzazione e orientamento personale

Buongiorno,
dopo un percorso di psicoterapia il paziente e il terapeuta possono continuare a vedersi non professionalmente?
Intendo, se durante il percorso ci si affeziona l'uno con l'altro, se si è dello stesso sesso e c'è poca differenza di età si puó diventare "amici"?
Io non riuscirei mai a vedere la mia psicologa come un'amica, ma piuttosto come una "sorella maggiore" che potrebbe aiutarmi se ogni tanto avessi bisogno, ma non in terapia. Per esempio andare a bere un caffè insieme.

È possibile? Il codice deontologico lo permette?

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Miglior risposta 27 LUG 2016

Gentile Fabi,
il codice deontologico non specifica normative relative al periodo successivo alla fine di una terapia. Personalmente, sconsiglio una "trasformazione" del rapporto, per tutta un serie di motivi, primo dei quali il fatto che, come hai scritto, la tua terapeuta sarebbe vista da te sempre come una sorta di stampella emotiva a cui appoggiarti, una sorella maggiore a cui chiedere aiuto nei momenti di bisogno, ed un tale rapporto sarebbe sbilanciato. Inoltre, credo che questo tuo desiderio sia dovuto alla paura di interrompere un rapporto per te molto significativo, sentimento molto comune quando si avvicina la fine della terapia, e ci si deve separare da una persona che per mesi, o per anni, ci ha aiutato nei nostri momenti peggiori. Anche noi terapeuti ci affezioniamo ai nostri pazienti, ma non c'è soddisfazione maggiore, almeno per me, di non sentire più un paziente la cui terapia è conclusa, perché significa aver fatto un buon lavoro, ed aver aiutato una persona a realizzarsi.
Stante questa mia considerazione personale, ti suggerisco di parlare alla tua terapeuta di questi sentimenti e desideri che hai, nessuno meglio di lei saprà darti le risposte più indicate per il tuo benessere.
Con affetto,
Dott.ssa Valentina Cicalese, psicologa psicoterapeuta

Studio LeggerMente Psicologo a Civitanova Marche

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1 AGO 2016

Gentile Fabiana
concordo con la risposta della psicoterapeuta Ceccucci di Ravenna. Perchè questo bisogno di rimanere in contatto con la ex terapeuta? se hai questa necessità vuol dire che ti vuoi tenere una porta aperta, ma questa porta c'è già e puoi bussare quando vuoi, anche per una consulenza una tantum. Il percorso, per quanto sembri terminato, per lo meno nelle problematiche per cui ti eri rivolta alla psicoterapeuta, potrebbe ricominciare, magari piu breve, per un successivo problema od ostacolo nella vita. Non è meglio lasciare questa porta aperta e usufruire di una consulenza professionale piuttosto che avere un'amica in più? Non so se l'amicizia sarebbe comunque condivisa in modo reciproco, perchè l'affezione che siprova verso il terapeuta fa parte del percorso e una volta risolto questo e terminato, è bene che il paziente vada per la sua strada.
Dott.ssa Paola Federici
psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale
ipnosi clinica e training autogeno - psicoterapie autogene
Binasco (Milano)

Centro Psicologico della Dott.ssa Paola Federici Psicologo a Binasco

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1 AGO 2016

Gentile Fabiana,
quando hai deciso di intraprendere una psicoterapia suppongo che cercavi un/una professionista che ti aiutasse ad affrontare meglio certe difficoltà e non un amico/a.
Pertanto non ha molto senso voler trasformare ora la natura di questa relazione sebbene con una forzatura la cosa potrebbe essere anche fatta, ammesso che la tua psicologa fosse d'accordo.
E' invece consigliabile per il paziente che il terapeuta resti, dopo la chiusura di una terapia, quella persona a cui può sempre ricorrere professionalmente in caso di bisogno per eventuali problemi futuri.
Il terapeuta ha una funzione, per certi aspetti, di tipo genitoriale e, a mio avviso, non è bene che il genitore si trasformi in "amico" del figlio cambiando o stravolgendo il suo ruolo.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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1 AGO 2016

Buonasera Fabi, io le consiglio di non intraprendere questa strada, soprattutto se, a livello clinico, la vostra coppia ha funzionato e le ha permesso di raggiungere una buona qualità di vita percepita. Questo perchè, pur non essendoci regole scritte, nè deontologiche nè altro, la terapeuta potrà essere un suo punto di riferimento, praticamente, per sempre. Questo è ciò che dico ai miei pazienti alla fine delle terapie: in qualunque momento ed a prescindere dai miei impegni professionali, loro potranno contare sempre su di me e su tutta la "fatica emotiva" che ci ha permesso di raggiungere determinati obiettivi. Per darle un altro dato in più, nella mia esperienza, ho avuto delle pazienti con cui, nel caso ci fossimo conosciuti in altri contesti, sarebbe potuto nascere amicizia o qualcos'altro e lo stesso per pazienti maschi. Ma, anche per struttura di personalità, percorso personale terapeutico ed esperienza clinica, ho sempre mantenuto chiaro il rapporto (anche se, talvolta, è stato un pò meno semplice). Quindi, a parte l'ovvio consiglio di parlare di questa sua progettualità con la collega, il mio parere è che sia meglio non inoltrarsi in rapporti invischiati/invischianti (amica/partner che si può utilizzare come terapeuta pret-a-porter in caso di necessità...) in quanto, con molte probabilità, tale rapporto non partirebbe con solide basi...
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo a Roma

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29 LUG 2016

Gentilissima, le relazioni tra paziente e psicologo restano sempre vive poichè lo psicologo è comunque una persona ed ha a cuore e in memoria la storia dei suoi pazienti. Certo è che un saluto non nuoce a nessuno. L'amicizia presupporrebbe tuttavia un dimenticarsi del ruolo che il terapeuta ha avuto nella tua vita, e che invece permarrà sempre. M.Chiara Talamo

Dott.ssa Maria Chiara Talamo Psicologo a Prato

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28 LUG 2016

Caro Fabi
diciamo che finito il rapporto terapeutico il codice deontologico non ha più nulla da dire.
Quindi quello che succede dopo sta all'intelligenza e alla sensibilità di entrambi.
Credo che alla tua domanda non possa esserci una risposta del tutto definita.
Sono, a volte, i casi della vita che determinano o meno la continuazione di un rapporto in altra forma.
Tuttavia diciamo che così, come decisione presa a tavolino il "diventiamo amici" (perché non può essere "restiamo amici" visto che la relazione terapeutica non è un rapporto di amicizia tout court) mi sembra non essere fattibile e si finirebbe, come dici tu, col prendere un caffè dove tu racconti i "cavoli tuoi" all'ex terapeuta; nessuno dei due ne trarrebbe vantaggio.
Inoltre tieni presente che, in una simile condizione, non potresti poi più tornare da lei/lui come paziente, e magari invece una consulenza potrebbe tornarti utile ogni tanto.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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