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Depressione esistenziale- Senso della vita

Inviata da MA.RS.94 il 14 ott 2019 Depressione

Salve Dottori,
sono un ragazzo di 25 anni, ho già due meravigliosi bambini, una casa e un lavoro stabile, quindi nel complesso mi reputo molto fortunato.
Premesso questo, vi scrivo per chiedere il vostro aiuto su un problema che mi porto avanti da molto tempo e mi crea malessere.
Capita molto spesso, soprattutto di sera quando sto per addormentarmi, che inizio a "viaggiare" con la mente e a pensare a cosa succederà una volta che non ci saremo più.
Mi scuso se mi prolungo troppo;
Il concetto principale che mi ossessiona è questo: la terra esiste da miliardi di anni ed esisterà almeno per qualche altro miliardo di anni. L'essere umano più ambizioso può sperare di vivere fino a 100 anni, che paragonato all'infinità del tempo non è niente.
Detto questo, qual è il senso della vita, avendo essa una fine, a cui nessuno può sottrarsi?
Qualcuno potrebbe dirmi che una volta che non ci saremo più resterà il ricordo di noi. E tra 100 anni? e tra 1000 ? e tra un miliardo di anni ?
Prima o poi non ci sarà più nemmeno il ricordo di noi. A quel punto possiamo considerarci esistiti veramente !?
Se nessuno sarà in grado di ricordarci, non equivale a non essere esistiti ?
Insomma, se oggi stesso esplodesse la terra e si estinguessero tutte le specie viventi, l'essere umano potrà essere considerato esistito agli occhi di qualcuno che non l'ha mai visto ?

Questi pensieri mi provocano angoscia. Un paio di volte durante questi pensieri, ho sentito come se mi stesse venendo un attacco di panico, ed ho cercato di non pensarci.
Affiorano quasi ogni volta che penso alla storia dell'uomo o ai miei ricordi in generale oppure quando sento parlare di astronomia e simili.
Ricordo di avere questi pensieri sin da quanto avevo una decina di anni. Sono maturati, ma sono rimasti gli stessi.

Non ne ho mai parlato con nessuno per paura di "trasmettere" ad altri questi miei pensieri e di far entrare quindi qualcun altro nel "loop".
Non mi sono neanche mai rivolto ad uno psicologo perché non credo che mi possa aiutare. I miei pensieri sono quelli e rispecchiano la realtà a cui tutti siamo destinati.

Cosa mi consigliate ? c'è qualcosa che posso fare per cercare di gestire questi pensieri ?
Ormai riesco a percepire quando sto per pensarci e riesco a cambiare pensieri, ma già il fatto di averli quasi pensati mi provoca angoscia.

PS: non ho mai pensato al suicidio, in quanto non lo reputo una soluzione a quanto scritto sopra, anzi, ho tremendamente paura di morire... :)

Altro PS: se non si è capito sono ateo

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Buongiorno MARS94 le consiglio caldamente la lettura dei testi di uno psicoterapeuta americano (ebreo ateo) che ha lungamente lavorato e riflettuto su questi dilemmi esistenziali e ne ha trovato una soluzione possibile proprio dal punto di vista non religioso che lei afferma condividere. Il testo milgiore per lei è Irvin Yalom, Fissando il sole, Neri Pozza Editore 2017. Se non bastasse il viaggio intellettuale ed emotivo che un libro del genere fa fare al suo lettore e ansia e attacchi di panico diventassero insopportabili allora è bene rivolgersi ad uno psicopterpeuta che tratti temi esistenziali (Yalom è uno dei principali autori dell'approccio esistenziale alla psicoterapia) ma non siamo molti, ad essere sincero. Disponibile ad ulteriori scambi di informazioni saluto cordialmente.

Dr. Paolo Ciotti Psicologo a Carate Brianza

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Salve MA.RS.94,
comprendo il suo senso d'angoscia sull'esistenza e sulla morte. Intanto il parlarne credo lo faccia stare meglio, soprattutto il fidarsi dello psicologo, anche se lei la ritiene una figura che non può aiutarla. Esprimere questi pensieri così continui, dar loro alito è molto importante per la risoluzione.
Questi pensieri intrusivi andrebbero valutati tramite un percorso con un professionista, le consiglio l'orientamento cognitivo-comportamentale.
Resto a disposizione, cordiali saluti.
Dott.ssa Valeria Alescio - Psicologa Clinica

Dott.ssa Valeria Alescio Psicologo a Vittoria

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Buonasera,
Trovo curioso il fatto che lei ricerchi un aiuto proprio su un sito di psicologi dopo ciò che ha scritto, cioè di non avere fiducia in tale figura di professionista. Certamente la domanda esistenziale che lei pone è piuttosto complessa e difficile, genera inevitabilmente angoscia se non si accetta la morte come fine naturale del nostro percorso in questa terra. Ognuno può dare diverse spiegazioni e tesi al riguardo, differenti a seconda del proprio modo di leggere la realtà. Oltre a ciò lei potrebbe avere un problema di ruminazione mentale o pensieri ricorrenti di tipo ossessivo che la disturbano, in questo caso tale difficoltà è trattabile all'interno di un preciso setting terapeutico.
Questi pensieri andrebbero modificati attraverso pensieri alternativi ed equilibrati ad esempio attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva che oggi ottengono risultati soddisfacenti. La terapia cognitivocomportamentale o la strategica breve potrebbero essere indicati per la sua difficoltà.
Spero di aver risposto in qualche modo alla domanda,
Cordialmente
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Buongiorno, i pensieri rispetto alla finitezza del mondo e della vita possono evocare pensieri angosciosi. Prendere la distanza dai propri pensieri è uno stato mentale utile ad iniziare ad osservarli più che controllarli e ad avvicinarsi ad un grande tema che è quello del rapporto con la propria morte. Penso che uno psicologo possa aiutarla ad imparare ad utilizzare questi pensieri come uno strumento, ad accoglierli per poi lasciarli andare. Cercare di controllarli può non essere la soluzione migliore. Una mente ausiliaria con cui intraprendere un percorso rispetto a questi vissuti può essere un approccio interessante per lei.

Dott.ssa Silvia Tessarin Psicologo a Chiari

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