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Temo la morte e non trovo nessun senso nella mia vita

Inviata da daniele · 25 giu 2015 Fobie

Buonasera,
mi capita di avere paura della morte. Immagino che la psicologia non possa da sola rispondere a un dramma esistenziale riguardante ogni uomo, ma vi chiedo un parere ugualmente.
Sono ateo da quando ho memoria e ritengo che dopo la morte ci sarà il nulla. Da quando ho circa 12 anni, in periodi estivi soprattutto, e quasi sempre di notte, prima di dormire, vago con la mente pensando a tempi infiniti, spazi infiniti e riesco a comprendere la nostra umana pochezza. Prego di cogliere la differenza: non temo di morire (difatti non temo situazioni pericolose o malattie o vecchiaia), Temo la disgregazione di ciò che convenzionalmente chiamo "me stesso", il mio Io, la mia memoria. E' un dolore esistenziale, comune a tutti, lo so...ma io lo percepisco molto personalmente, provando a immaginare a prefigurarmi con la mente cosa sarà tra migliaia di anni, centinaia di migliaia, milioni...i miei atomi in giro per lo spazio, buchi neri, fine dell'universo...
Altro problema grave è questo: non mi va di parlarne in giro, ma non perchè me ne vergogno. Voglio preservare i miei cari. Mio padre, con cui ancora vivo a 20 anni, ha 50 anni più di me, un animo stoico, paziente: saprebbe aiutarmi. Eppure ho paura che questa paura lo coinvolga, perchè il grande dramma che sento è questo: ho l'impressione che non sia una paura irrazionale, che non entri in scena in momenti di debolezza. Mi coglie quando posso pensare, quando non ho da lavorare, quando non ho una routine che mi distragga. E sono certo che tutte le risposte datemi sporadicamente in giro (succederà tra tanto, che te ne frega del destino della terra:saremo morti, non soffrirai) sono errate: la paura non mi ottenebra la mente, bensì mi coglie in momenti di lucidità estrema. Grandissima lucidità in cui mi prefiguro un futuro tragico che va al di là delle stupide problematiche legate a tasse, fidanzata o malattie. Ritengo sia una forma di intelligenza trascendente, mentre quella più comune è un'intelligenza immanente. E' chiara come dicotomia?


Ho deciso di essere insensibile nei vostri confronti e di rischiare di spaventarvi: moriremo e non esisteremo più. Quindi cosa devo fare, oltre a distrarmi e provare a non pensarci? Tutti pensiamo al colloqui di lavoro che influenzerà la nostra vita, tutti pensiamo a non respirare amianto perchè altrimenti in 30 anni ci viene il cancro...perchè non siamo tutti lì a temere la morte? Mi stupisco persino di quanto poco la tema io.
Grazie dell'attenzione.

PS: vi prego, non so bene come chiederlo, ma risposte che prevedano che io metta in dubbio il mio ateismo non mi saranno di alcuna utilità. D'altronde fede e psicologia non hanno sempre avuto buoni rapporti, giusto?

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Miglior risposta 26 GIU 2015

Daniele
non è necessario mettere in dubbio il tuo ateismo ma piuttosto mettere in dubbio il tuo "sentire" la vita.
Credo che tu infatti non temi la morte ma temi la "morte in vita" cioè la mancanza di senso.
Lo si percepisce da come ti rapporti alla vita quotidiana, con sufficienza e senza empatia verso chi lotta e chi soffre.
Infatti trovo che ci sia qualcosa di vagamente "cinico" nello sprezzare coloro che, banalmente, a tuo parere, si preoccupano di disoccupazione, malattie e problemi vari.
Ti ricordo che, dalle vette della tua lucidità, da cui guardi in basso il mondo, tutto sta perdendo senso, ecco il tuo drammatico sconforto "prodotto in momenti di lucidità estrema. Grandissima lucidità in cui mi prefiguro un futuro tragico che va al di là delle stupide problematiche legate a tasse, fidanzata o malattie". ( la considerazione tra virgolette è tua) .
Ti chiedo a cosa ti serve questa " forma di intelligenza trascendente" che contrapponi, sempre nel tuo dire, a "quella più comune 'intelligenza immanente".
Parlando di intelligenza non temere, la dicotomia è chiara. In ogni caso non è solo di intelligenza che si tratta, qui manca l'empatia e il riconoscersi parte del genere umano.
Una domanda: ti è mai capitato di dover affrontare quelle che tu chiami "stupide problematiche legate a tasse, fidanzata o malattie" ?
Perché sinceramente il tuo mi sembra una specie di pensiero a circuito chiuso e un poco ozioso.
La vita è fatta di tutte queste cose: di gente che lotta e che soffre e che ama.
Finchè sei vivo, pensa alla vita.
Quando sarai morto, da buon ateo, sai benissimo che non ci sarai più.
Un caro saluto.
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologa-Psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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19 NOV 2018

Gentile Daniele, se legge questo post mi contatti. Ho diverse cose da dirle, gratuitamente s'intende, nella speranza che la possano aiutare.

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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1 LUG 2015

Gentile Daniele,
bene, ha domande esistenziali che la fanno soffrire ma poi decide di cercare la risposta laddove è sicuro che non la può trovare. La psicologia aiuta a contenere le emozioni e a migliorare le relazioni, e se quello che pensa non le impedisce di vivere la quotidianità in modo efficiente o se non nasconde qualcosa di più psicologico (motivo per cui anche questa dimensione va adeguatamente esplorata con uno psicoterapeuta), la domanda resta esistenziale e non psicologica, le risposte esistenziali sono pertinenti alla filosofia e, appunto, alla religione, non può farsi queste domande e rifiutarsi di esplorare questa parte della faccenda (seppure da ateo): è pregiudiziale e intellettualmente non onesto (oppure nasconde la paura opposta e cioè la paura inconscia che esista un Dio, ma simbolicamente un padre che ha paura di affrontare). Per inciso fede e psicologia discutono animatamente ma non sono per definizione nemici a priori. Mi sembra che lei scappi proprio dal rischio della fede, ma escludere una cosa in modo aprioristico non è corretto intellettualmente, e non lo è psicologicamente in quanto oggetto simbolico.
Quindi le consiglio di affrontare le sue domande approfondendo tutti gli ambiti alle quali sono legate: psicologico, filosofico e spirituale - religioso, Altrimenti troverà solo risposte fuorvianti. Ha un lavoraccio davantile consiglio di affrontarlo con coraggio e determinazione e senza pregiudizi ateistici (che sono gli stessi dei pregiudizi fideistici). Cordiali saluti, Daniele.

Dott. Daniele Malerba Psicologo a Mestre

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29 GIU 2015

Grazie per le tre risposte. Mi hanno dato, in modi diversi, chiaro segno della vostra professionalità e intelligenza.
Tuttavia non mi è chiara una cosa: la psicoterapia ci aiuterebbe a trovare un sollievo, quale che sia il rimedio e la risposta alle nostre domande esistenziali?
Oppure mi propone, se esiste, una risposta realmente confortante che mi dà sollievo?
Perché io riesco abbastanza bene, magari con un po' di concentrazione e non sempre, a sopportare questi pensieri. Il mio problema è che, per quanto confortato dai miei piccoli problemi quotidiani, vivo con una parte di me che mi sussurra, di tanto in tanto:
"Ora non provi quel brivido. Ora vivi al sicuro, distratto dalla tua stupida routine. Ma sai bene che ti basterebbe pensarci qualche minuto e torneresti a immaginare sulla tua pelle che l'infinità del tempo non è solo una parola, ma significa qualcosa: il tempo non finisce veramente, mentre ciò che chiami tua anima morirà ben presto e non tornerà mai più".
Io vorrei un conforto, una risposta che mi dia sollievo. Non un trucco per stare bene.
Scusate se rompo le scatole.

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26 GIU 2015

Salve Daniele, voglio raccontarti una storia. Anche se il personaggio appartiene al cattolicesimo tu leggila laicamente per quello che è!!!
Si racconta che sant’Agostino, uno dei grandi geni dell'umanità, mentre un giorno passeggiava lungo la riva del mare immerso nelle sue profonde meditazioni, incontrò un bambino tutto intento a versare con una conchiglia l’acqua del mare in una piccola buca scavata nella sabbia.
Sant’Agostino lo guardò a lungo con tenerezza, poi gli domandò : “Bambino, cosa fai?”.
Il piccolo, senza interrompere il suo gioco, gli rispose:
“Voglio svuotare il mare e metterlo in questa piccola buca!”
E sant’Agostino: “Ma come puoi pensare di racchiudere il mare, che è così grande, in una buca che è così piccola?” .
Il bambino alzò gli occhi, lo guardò fisso in volto e rispose:
“E tu come puoi pensare di comprendere Dio, che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?!”.
Detto questo, sorrise e scomparve.
In termini della fisica teorica e matematica questo fenomeno prende il nome di I teorema di incompletezza di Godel che asserisce “in un qualsiasi sistema matematico formale, esistono proposizioni indecidibili all’interno del sistema stesso”. Cosa voglio dire con questo? I temi che tu poni sono temi di estrema rilevanza che non si riescono a spiegare restando all'interno del mondo in cui tali temi si sono prodotti. In altri termini per comprenderli è necessario trascenderli ossia accedere a un livello diverso e superiore, proprio quello tu, un po' contraddittoriamente (perdonami) sembri negare. Ti ringrazio del tuo stimolo riflessivo e ti auguro ogni bene Lorenzo Colangelo

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26 GIU 2015

Ciao Daniele, vorrei raccontarti una storia. Anche se il personaggio appartiene alla cultura cristiana tu leggila con gli occhi di un ateo, come dici di essere. Trascuro per questo la tua segnalazione del pensiero intrusivo che sembra esserti di disturbo.
Si racconta che il Vescovo di Ippona, Sant’Agostino, camminasse un giorno sulla riva del mare. Era immerso in profondi pensieri perché stava meditando sulla grandezza di Dio e si sforzava di approfondire il grande mistero. Ad un tratto s’accorse che a breve distanza da lui v’era un bimbo, che con una conchiglia attingeva acqua dal mare e la trasportava in una piccola buca, che aveva scavata nella sabbia.
Che fai bimbo? – domandò incuriosito Sant’Agostino.
Continuando il suo gioco. Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
Vescovo Agostino – replicò il bimbo – e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto? Detto ciò, il piccolo scomparve.
In termini di fisica teorica e matematica tale fenomeno è noto come il I teorema di incompletezza di Gödel che asserisce “in un qualsiasi sistema matematico formale, esistono proposizioni indecidibili all’interno del sistema stesso”.
Cosa voglio dire con questo? Per poter comprendere a pieno i temi universali, importanti ed esistenziali che tu poni è necessario trascendere a un livello diverso e superiore: non ci può essere comprensione piena se si resta ancorati nel livello in cui il problema è nato.
Non porti il problema di spaventarci, siamo anche noi esseri umani e viviamo anche noi le miserie umane, proprio come te.
Ti auguro ogni bene e tieni conto che la tua “curiosità” può alimentarsi leggendo autori, filosofi, epistemologi e quant’altri hanno trattato le tematiche di tuo interesse.

Dott. Lorenzo Colangelo Psicologo a Ancona

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26 GIU 2015

Caro Daniele,
la prima cosa che mi viene in mente dopo aver letto le tue righe è: quanto è fragile il mondo che ti sta intorno? E, di contro, quanto potente è questo tuo pensiero? Lo riconosci, lo razionalizzi, lo sai esporre con dovizia di particolari e con molta lucidità. Chiedi un parere a degli esperti, ma comunque temi che anche noi "esperti" possiamo andare in crisi una volta rivelata l'essenza prima della morte. Che questa essenza ci travolga e ci faccia stare male almeno quanto impensierisce e fa star male te. Che mondo pericoloso se non c'è nessuno in grado di sostenere le tue paure! Ma soprattutto, quanto deve essere stato pesante per un dodicenne avere questa idea, questo pensiero e sentire di non poterne parlare con nessuno?
Se vuoi parlare dell'idea della morte e di quanto l'idea del nulla assoluto possa essere sconcertante, va benissimo, ma ti invito a rifletterci in un modo più profondo: perché questa idea ti fa così paura? Perché temi che nessuno può reggere a questa rivelazione? Quanto è ed è stato difficile tenere per te questa verità senza farne parola con nessuno per tutti questi anni?
Ti lascio con questi interrogativi che, spero, ti possano aiutare a sbloccarti dall'impasse che, credo, tu stia vivendo.
Laura

Dott.ssa Laura Corpaccini Psicologo a Gallarate

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26 GIU 2015

Gentile Daniele,
se ha sentito il bisogno di consultare uno psicologo, evidentemente questi pensieri sulla morte sono fonte sufficiente di disturbo e perciò meritevoli di attenzione da parte di questo professionista.
D'altra parte in natura ciò che permane solitamente ha anche una sua funzione ed è questa che probabilmente attirerà l'attenzione dello psicologo psicoterapeuta. Lo scopo e i limiti di questo professionista infatti non sono quelli di dare una risposta a domande esistenziali d tale spessore, ma di rendere la vita quotidiana il più possibile soddisfacente e fruibile.
cordiali saluti.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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26 GIU 2015

Caro Daniele, non credo affatto che tu sia stato insensibile. Le tue riflessioni sull'infinito non sono, come dire, noccioline, ma non mi hanno spaventato affatto. Le trovo anzi molto interessanti e poetiche. Se hai paura di coinvolgere tuo padre, credo che dovresti cercare uno "spazio" terapeutico in cui esprimere liberamente queste tue riflessioni sulla morte e sulla paura di disgregazione. Si tratterebbe di uno "spazio finito" di cinquanta minuti, in contrapposizione al tema dell'infinito delle tue argomentazioni. Ma credo che se non vogliamo rischiare di perderci nella dicotomia (di perderci nella estrema complessità dell'infinito o in ciò che può apparire come troppo riduttivo e banale), dobbiamo cercare di mantenere una dialettica tra gli opposti e, se necessario, essere pronti a reggere gli aspetti della vita che ci appaiono paradossali, e che in effetti forse lo sono. Resto a disposizione per ulteriori domande. Un sincero in bocca al lupo. Dott. Massimo Perrini - Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista Relazionale a Roma.

Dott. Perrini Massimo Psicologo a Roma

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25 GIU 2015

Ciao Daniele, la tua lettera mostra quanto tu sia sensibile e colga molte occasioni per riflettere sulla nostra vita e ciò che la seguirà. Non importa se si sia atei o credenti, il cervello tante risposte non riesce a trovarle, anche se l'immaginazione, invece, sconfina ovunque.
I tuoi interrogativi sono giusti, ma forse troppo frequenti. I tuoi amici non ne vogliono discutere e ti danno risposte banali per chiudere l'argomento e concentrarsi sulla vita presente; in fondo non hanno tutti i torti, perché angosciarsi su ciò che non conosciamo, quando il presente può dare gratificazioni?

E molto difficile, come puoi ben capire, poterti rispondere in modo esaustivo attraverso qualche frase on line. Se pensi così tanto alla morte qualche motivo ci deve pur essere e non conoscendoti è difficile fare supposizioni.
Posso solo dirti che a 20 anni si tende a dare piena espressione al pensiero astratto e si spazia oltre ogni confine in cerca di un senso a tutto quello che è reale e si sta vivendo; ma se tutto questo ricorre spesso e ti crea disagio, io ne parlerei sia con la persona che ami e stimi di più ( e da quanto ho capito è tuo padre) o con un professionista di cui fidarti. Entrambi sapranno ascoltarti, non preoccuparti di angosciarli.

Se ti va fammi sapere l'evolversi dei tuoi pensieri.
Dott.ssa Annalisa Iovane

Dott.ssa Annalisa Iovane Psicologo a Roma

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25 GIU 2015

Buongiorno Daniele, ho trovato il suo ragionamento molto articolato e razionale, credo che lei sia bravo nel porsi quesiti e nel trovare delle risposte.
Questo però pare non darle soddisfazione in questo momento della sua vita, in cui le domande che lei si pone vanno a toccare una sfera che poco ha a che fare con la razionalità, ma che accede più ad un mondo intimo, interno e legato alle emozioni. Credo che forse per lei il punto di partenza potrebbe essere proprio questo: il suo mondo emotivo e la sfera dei suoi desideri e bisogni.
Le auguro un buon viaggio alla ri-scoperta di questa sua parte.

Dott.ssa Silvia Moretto Psicologo a San Bonifacio

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