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Ansia eccessiva ed episodi depressivi prima degli esami e solitudine

Inviata da Elena il 18 giu 2019 Ansia

Buongiorno,
ho 26 anni e frequento il 2° anno di una laurea magistrale. Chiedo scusa per la lunghezza del consulto.
Il problema per cui scrivo riguarda l'eccessiva ansia, i sentimenti di disperazione e gli episodi depressivi che accompagnano il periodo prima di un esame. Anche in questo periodo sto male per questo.
Premetto che, a causa dei disturbi d'ansia, ho fatto già un percorso psicoterapeutico in passato (allora il problema che ha scatenato l'ansia e con essa un tremendo calo d'umore non riguardava l'università) e anche ora sono di nuovo in psicoterapia da 9 mesi, in questo caso per problemi d'ansia riguardanti prevalentemente l'università e gli esami, ma anche l'autostima e la mia situazione sociale.
Circa due anni fa, dopo essermi laureata alla triennale, ho provato a cercare lavoro, ma non ho trovato nulla, così ho ripiegato su un lavoro che con i miei studi non c'entrava niente. In quel periodo, a parte la frustrazione, ho maturato la forte volontà di continuare gli studi con una laurea magistrale, anche per avere più possibilità lavorative. Ho iniziato a seguire le lezioni con passione ed entusiasmo e, sebbene il corso fosse impegnativo, mi sono applicata intensamente, tant'è che i primi voti che ho preso sono stati molto alti. Dall'altro lato però dentro di me non stavo davvero bene: a lezione ero sempre sola, nessuno mi rivolgeva la parola e non riuscivo a stringere rapporti con nessuno; questo mi ha portato a chiudermi ancora di più in me stessa e mi sentivo sempre triste e arrabbiata, quindi ciò che facevo era incanalare questi sentimenti nello studio per ottenere buoni risultati all'università. Ho iniziato anche ad essere competitiva e a fare molti confronti con i miei colleghi, segno, questo, della mia insicurezza e della mia scarsa autostima. Mi ero messa in testa che dovevo prendere tutti voti eccellenti, che dovevo essere tra i migliori, che dovevo laurearmi in corso e col massimo dei voti (cosa che alla triennale non ero riuscita a fare). Arrivata la prima sessione d'esami (febbraio dell'anno scorso), ho avuto il primo brutto crollo emotivo. Quel mese è stata la prima volta in cui mi sono trovata a casa da sola per un lungo periodo. Le mie coinquiline tornavano sempre a casa e questa tendenza è durata per tutto lo scorso anno fino ad ora, salvo brevi periodi in cui sono tornate per lezioni o tirocini, ma facendo settimana corta, quindi io non le vedevo mai (una di loro ha anche lasciato casa nel frattempo). Insomma, durante quel mese di febbraio l'ansia per gli esami e la solitudine mi stavano logorando; facevo molta fatica a studiare e a concentrarmi, piangevo spesso e mi sentivo profondamente triste, ho avuto anche pensieri suicidari. Nonostante ciò, sono riuscita, non so come, a dare l'esame che dovevo dare e speravo che una cosa del genere non succedesse più. Arrivata la sessione estiva, invece, la cosa si è ripetuta: mi sono ritrovata a casa sola e con gli esami da dare che mi procuravano ansia; in realtà, la sessione non era andata male, anche se ho avuto comunque dei cali d'umore, ma non come quelli di febbraio. Ad agosto, tornata a casa per le vacanze, mi ero resa conto di avere difficoltà a concentrarmi nello studio e sebbene dovessi preparare 2 esami per settembre per recuperare, non ci sono riuscita. Rientrata nella mia città di studio a settembre, sono stata assalita da un'ansia spropositata. Stavo studiando per un esame abbastanza grosso, che temevo da tempo e mi trovavo di nuovo a casa sola, dopo aver trascorso un mese con la mia famiglia. Mi sentivo paralizzata dalla paura, piangevo spesso e ho avuto l'ennesimo crollo emotivo. Insomma, stavolta non ce l'ho fatta... Stavo davvero troppo male, così ho chiesto aiuto ad una psicoterapeuta. Alcuni mesi dopo ho riprovato a dare questo grosso esame e sono stata malissimo. Un'ansia così non l'avevo mai provata, non dormivo, piangevo ogni giorno, avevo perso l'appetito, insomma non vivevo più. Spronata dal mio ragazzo (con cui ho una relazione a distanza da alcuni anni) e dalla psicoterapeuta, mi sono presentata comunque all'esame, sebbene non avessi preparato tutto il programma (cosa che tendenzialmente non faccio); la mia performance non è stata eccellente, ma l'ho superato, seppur non con un voto altissimo (questo voto, avendo l'esame molti CFU, mi ha abbassato un po' la media e la cosa mi ha ossessionato per diverse settimane, anche se ora l'ho accettato). A febbraio di quest'anno dovevo dare un altro esame grosso, ma trovandomi come sempre a casa sola, avevo deciso di prepararlo nell'aula studio della mia facoltà, non volevo stare di nuovo male. Ogni giorno mi recavo in aula studio, dove mi sentivo più tranquilla e concentrata e riuscivo a studiare serenamente, e a fine giornata tornavo a casa e mi ritagliavo anche un po' di tempo per rilassarmi. Mi sentivo di nuovo motivata ed ero riuscita a dare il meglio di me. E' stato uno dei periodi più proficui e all'esame ho anche preso il massimo. Ero davvero contenta e fiera di me e credevo che quella fosse la fine di quel periodo buio che avevo trascorso l'anno prima. Poi a marzo è iniziato il tirocinio in laboratorio per la tesi, che nel mio caso dura un anno. Mi rimangono 5 esami da dare, rispetto ad alcuni miei colleghi che di esami ne hanno 1 o 2 e questo ha iniziato a demoralizzarmi e tuttora mi fa sentire indietro e meno capace. Il tirocinio si è rivelato immediatamente faticoso e prende tutta la giornata; mi sono resa subito conto di quanto sia difficile studiare con queste tempistiche e anche con la stanchezza delle lunghe giornate in laboratorio, ma pensavo che in qualche modo ce l'avrei fatta. Ho iniziato a studiare per un esame che, pur non essendo semplice, è tra i miei preferiti e l'intenzione era di darlo ad aprile, ma a pochi giorni dall'appello non avevo nemmeno terminato il programma e l'ho rimandato. Ho avuto l'ennesimo crollo emotivo, che in questo caso mi ha buttato talmente giù da farmi stare un'intera giornata a letto senza voglia di fare niente e senza energie. Passata questa fase, mi sono rimessa a studiarlo, ma tra il tirocinio che certe settimane è finito alle 7 e la troppa stanchezza, ho trascorso alcune giornate senza nemmeno toccare libro. Fino alla scorsa settimana sono stata in laboratorio e c'è stato molto lavoro da fare, tant'é che abbiamo finito alle 6 tutti i giorni. Non sono riuscita a studiare. Mi sono presa alcuni giorni per studiare, ma ora, a 3 giorni dall'esame, sono di nuovo impreparata. Sono diversi giorni che mi sento triste e demoralizzata; la mattina faccio fatica a svegliarmi, ho sempre una sorta di cefalea tensiva e alcuni giorni fa ho passato l'ennesimo e logorante crollo emotivo. Ho cercato di risollevarmi dopo un intero pomeriggio a letto, sto andando avanti a ripetere, ma con la consapevolezza che non basterà per recuperare e che probabilmente non andrà nemmeno stavolta (forse nemmeno avrò il coraggio di presentarmi all'appello). Il contesto non aiuta: sono come al solito da sola a casa e questo tende ad ingigantire le mie ansie e ormai questa situazione di isolamento non la sopporto più. Il mio ragazzo pure ha gli esami e in questo periodo di conseguenza ci vediamo meno. Nemmeno l'aula studio mi è più di aiuto: ieri ci sono andata per cambiare ambiente di studio, ma non riuscivo a concentrarmi, leggevo le frasi più volte e non riuscivo a ritenere le informazioni. E' stato tremendo e alla fine della giornata ero così stanca per l'eccessivo sforzo. Non so più cosa fare... Mi sono pure chiesta se quello che sto studiando faccia per me, sebbene abbia sempre avuto grande passione in quello che studio, ma ormai ho dubbi pure su quello, date le mie performance. Domani andrò dalla psicoterapeuta e le parlerò di tutto questo, ma non sono nemmeno più sicura che lei mi sia di aiuto, perché quando le parlo di come mi sento terribilmente giù certe volte, mi dice frasi banali come "Forza e coraggio" o "Dai, che ce la puoi fare", che in realtà mi demoralizzano ancora di più. Vorrei ritrovare l'entusiasmo con cui prima affrontavo i miei studi e la serenità per apprezzare la mia vita, fatta ormai di solitudine, tristezza e insicurezza. Vorrei dei consigli su come affrontare questa situazione, perché non so più cosa fare... Grazie.

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Gentile Elena, la sua lunga lettera mi fa pensare ad un grande bisogno di sfogarsi. Tutto potrebbe essere riassunto in poche parole: depressione, grande ansia, bassa autostima, solitudine, disperazione. Insomma, di tutto e di più, scusi l'ironia. Ora io da qui non posso aiutarla più di tanto, a parte qualche consiglio. Però mi sembra evidente che la sua terapeuta non la stia aiutando più di poco. Dispiace, e cerchiamo di evitare, di criticare i colleghi, ma qui è doveroso farlo. La psicoterapia non consiste nell'esclamare "forza e coraggio",e simili, perché per questo basta un'amica. La psicoterapia avrebbe dovuto invece darle strumenti specialistici per lavorare sui problemi sopra ricordati. Ad esempio per la solitudine è indicato un lavoro sulle proprie reti sociali e sulla vita di relazione; per l'ansia si possono effettuare da soli od in gruppo, delle sedute di mindfulness (meditazione laica), per l'autostima bisogna lavorare molto sulle convinzioni errate, e magari affrontare alcuni esercizi a casa. Come vede gli strumenti non mancano. Se la sua terapista non l'aiuta, potrebbe cercare altro/a professionista, preferibilmente di orientamento cognitivo-comportamentale. Le sarei grato se mi rispondesse per indicarmi se queste poche parole le sono state utili.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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