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Come uscire da questa impasse?

Inviata da G. il 14 lug 2017 Orientamento professionale

Sono G. e ho quasi 29 anni. Studio all'università ma sto pensando di abbandonare a 8 esami dalla laurea magistrale in Giurisprudenza. Dopo il liceo non avevo idea di cosa fare nella vita, però a scuola mi sono sempre impegnata ed ero tra le più brave. Tutti a pensare che a me studiare piacesse, che fossi molto intelligente. Ho scelto la facoltà facendomi influenzare molto da mio padre. Non mi ha costretto, però io mi sono lasciata convincere, visto che non avevo idea di cosa fare. Ho sottovalutato tantissimo quella scelta che ha segnato i successivi 10 anni della mia vita. Pensavo che impegnandomi, avrei finito in 5/6 anni e poi avrei valutato come poter impiegare la Laurea. Le cose poi sono andate diversamente. All'inizio procedevo spedita, con buoni risultati. Le cose sono iniziate ad andare male nel momento in cui in famiglia abbiamo vissuto periodi difficili. il nonno materno stava male, mia mamma se ne occupava e in casa c'erano continui litigi tra i miei genitori. Mio padre rimproverava mia madre di prendersi un carico eccessivo visto che ha due sorelle che avrebbero dovuto aiutarla. Mia madre è andata in depressione. Io in quel momento stavo preparando un esame, sono andata a sostenerlo ed è andato male. Per la prima volta nella mia vita ho fatto i conti con quello che per me era un piccolo fallimento. Non mi era mai successo. Lì per lì non ho dato troppo peso alla cosa. Era solo un esame andato male in un momento difficile. Da lì a poco mio nonno viene a mancare. Mia mamma passa da una fase depressiva ad una maniacale. Anche da bambina ricordo alcuni episodi di questo genere. Mia madre ha attraversato molte fasi critiche e ha seguito terapie sbagliate perché nessuno dei medici consultati aveva compreso il disturbo. Dopo la morte di mio nonno ho vissuto un vero inferno. Non riconoscevo più mia madre, era aggressiva, le dicevo di abbassare la musica perché dovevo studiare e lei diceva che non le importava. Ci siamo rivolti ad un altro medico che finalmente ha capito il disturbo: sindrome bipolare. Ha iniziato la terapia e nel giro di qualche mese tutto è tornato apparentemente nella normalità. Ma evidentemente qualcosa in me è cambiato per sempre. Da quel momento in poi non sono più riuscita a fare gli esami con tranquillità. Ho iniziato a perdere terreno. Studiavo con molta lentezza, posticipavo sempre di appello in appello, per paura dell'esame. Più l'esame si avvicinava, più cresceva l'ansia e veniva meno la concentrazione. I giorni precedenti all'esame li vivevo male. Crisi di pianto. Pensieri negativi. Senso di inadeguatezza. Attacchi di panico. Mi sentivo sempre allo stremo delle forze. Sono andata a fare esami in condizioni pietose, rendendo la metà di quello che avrei potuto a causa di questo mio stato emotivo. Non sono più andata agli esami da sola, per paura di sentirmi male per strada. Dopo l'esame, rinascevo. Piena di energia, il mondo di nuovo luminoso. Ma durava poco. Ad ogni esame la stessa storia. A maggio di quest'anno entro in crisi totale. Da un po' mi chiedevo se ne valesse la pena continuare a vivere così, per ritrovarsi, se tutto va bene, a 33 anni appena uscita dall'università, con una Laurea presa impiegando più del doppio del tempo previsto, in un mondo del lavoro per cui già sarei da scartare perché vecchia. Ho fatto presente ai miei la situazione, anche perché mi hanno visto stare male. Mi hanno consigliato di riposarmi un po' perché magari ero stanca. Ho preso una pausa dai libri di una settimana, ma ho ripreso a studiare perché sennò come passavo l'esame? A Giugno si ripresenta la situazione vissuta in passato, nonna che sta male, aria pesante in casa, tensione. Quel mese in cui avrei dovuto fare lo sforzo finale per potermi presentare all'esame di procedura civile, ho perso la concentrazione. Non studiavo più serenamente. Mi mettevo davanti ai libri e la mia mente si rifiutava. La settimana prima dell'esame, ogni mattina mi alzavo piangendo, in preda all'angoscia. Ovviamente non combinavo molto. A due giorni dall'esame, la nonna sta più male, decidono di portarla in casa di riposo. Mia mamma dopo l'esperienza vissuta con mio nonno si dice d'accordo, perché senza l'aiuto delle sorelle no c'è altra soluzione. Io continuo a stare sempre più male. Mia mamma dice alla sorella che per due giorni non può essere disponibile perché deve stare con me. Il giorno prima dell'esame, dovevano ricoverare mia nonna. Io stavo già male, ero nel letto, senza forze a piangere. Arriva una telefonata. Un fratello di mia nonna che vuole spiegazioni da mia madre sul perché di questa scelta di ricoverare la nonna in casa di riposo. Le sorelle di mia madre avevano cambiato idea e per fare pressioni su mia madre, si sono rivolte a lui. Loro non vogliono impegnarsi, ma non vogliono nemmeno che la madre vada in casa di riposo. Hanno sempre approfittato della bontà d'animo di mia madre. Tutto comodo per loro. Le difficoltà tutte nostre. Sento mia mamma agitata al telefono con questo suo zio, grida dicendo che lei ha fatto tanto per i genitori e aveva chiesto solo 2 giorni di tranquillità per stare con me. A questo punto io ho un attacco di panico, iperventilazione, tremore, perdo il controllo del mio corpo. mia madre mi fa stendere per terra. Sento di aver toccato il fondo nel vero senso della parola. La crisi passa. Ma io non riesco a smettere di piangere. Non mi calmo. La mia testa continua a macinare pensieri. Non mi sento più in grado di affrontare l'esame, nonostante stessi sulla materia da ben 6 mesi. Fin quando non vedo altra soluzione per porre fine a questa sofferenza: lascio l'università. Non è la vita che avrei scelto di fare, con il sennò di poi. Penso che con questa scelta, sto buttato 10 anni della mia vita, 10 anni di sacrifici, di fatica sui libri. Ma penso che davanti ne ho altri. Se non posso recuperare i 10 passati, forse posso evitare di rovinare quelli avvenire. E poi sono stanca di pesare sui miei. In periodi difficili, mia sorella mi ha dovuto pagare i libri e per me è stato bruttissimo. Mi sento un peso per tutti, anche se loro dicono di no. Io mi sento così. Penso che sarei più utile se lavorassi anche io. Proseguire gli studi, significherebbe pesare ancora sui miei per quanti anni? Altre 3 almeno con questo ritmo. E poi? Esco di lì con una Laurea ma con ancora tutto da fare. Mi chiedo cosa mi aspetta. Pratica non pagata, ancora studio per poter tentare l'esame da avvocato. Professione che nemmeno mi piace più. Forse mai piaciuta. Adesso provo repulsione per l'ambito lavorativo in cui dovrei andare ad operare. Comunico ai miei questa decisione. Confesso a mio padre che da un po' di tempo, se continuavo a studiare, era solo per paura di deluderlo, abbandonando gli studi. Lui sembra aver capito, mi dice va bene, che la scelta è mia. Adesso la scelta è davvero mia e non so cosa fare. Se guardo indietro, penso a tutti questi anni sprecati, che forse dovrei stringere i denti e concludere. Almeno avrei un titolo. Se però penso che dovrei fare questa vita per altri 3 anni, non sento di potercela fare. Mi sento un totale fallimento. Ho quasi 30 anni e non ho combinato niente nella vita. Mi guardo intorno e vedo che la gente della mia età, ha la sua strada. chi è madre, chi lavora ecc...Io mi sento persa ed inutile. A volte mi è capitato di pregare Dio di farmi morire e salvare la vita a qualcuno che magari ne farebbe un uso migliore. Adesso devo scegliere entro settembre cosa fare con l'università. Mi trovo all'impasse. Vorrei solo tornare indietro a 10 anni fa e fare una scelta diversa. Nemmeno all'epoca avevo le idee chiare. Ma a 19 anni ci sta. Avrei piano piano trovato la mia strada. Ma a 30? Sento di aver fallito nella vita. E qualsiasi scelta potrei fare, sarei comunque delusa da me stessa. Vorrei avere una vostra opinione, un consiglio. Grazie

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Cara G, la prima cosa che sento di poterti dire è che aver commesso degli errori non è la stessa cosa che essere un fallimento, l'errore è il motore della crescita, e nessuna persona al mondo è un fallimento. Mi colpisce sentire dal tuo racconto che le tue scelte sono state sempre in qualche modo in funzione della tua famiglia, o di qualcuno all'interno di essa, forse ti sei spaventata nel vedere i tuoi genitori così in difficoltà, forse hai sentiito tua madre troppo schiacciata dal faticoso compito di accudire i suoi genitori, e tuo padre preoccupato per lei? Forse il tuo disagio così dirompente e pervasivo è il tuo grido d'aiuto per chiedergli una maggior presenza, e probabilmente anche un tentativo di distoglierli dai loro problemi. Finora hai sacrificato le tue scelte nel tentativo di ristabilire l'equilibrio in famiglia! Hai comunque trovato il coraggio di interrompere un corso di studi da te intrapreso fin dall'inizio senza convinzione, potresti ripartire da qui per comprendere che cosa vuoi veramente, magari con l'aiuto di un terapeuta nella tua zona. Quanto alla fretta, la vita non è una corsa a cronometro e ognuno ha i suoi tempi. Ti faccio i miei migliori auguri e rimango a disposizione per eventuali domande,
Un cordiale saluto.

Dott. ssa Paola Trombetti
psicologa psicoterapeuta Narni Terni

Dott.ssa Paola Trombetti Psicologo a Narni

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