24 anni: sesso e depressione

Inviata da Franz · 25 mar 2021

Buongiorno, sono un ragazzo di 24 anni, frequento l'università. Premetto che mi reputo un ragazzo carino, alto nella media, pesoforma ed educato, anche se piuttosto timido.
Riassumo brevemente la storia della mia vita sessuale: ho perso la verginità a 19 anni andando con una donna a pagamento. Ho sempre sentito forti impulsi sessuali ma non sono mai riuscito ad aprirmi con nessuna ragazza ne ad avere successi occasionali alle feste. A dirla tutta, salvo forse un bacio a stampo a lei che era qualcosa come una mia fidanzata alle scuole medie, credo di non aver mai baciato sino ai 20 anni circa. Questo mi ha sempre generato insicurezze, malumori e imbarazzo: non avevo mai niente da dire quando gli amici parlavano di ragazze, ne mai niente da rispondere ai cugini più grandi che mi chiedevano delle relazioni. Credo che persino i miei genitori abbiano creduto fossi gay o asessuato per un periodo.
Trasferitomi in una grande città per l'università, ho pensato che l'unico modo per sbloccarmi e riuscire a vivere una vita sessuale più attiva sarebbe stato quello di pagare una donna più esperta. Una delle ragioni dei miei blocchi è sempre stata la paura di non essere capace, la totale ignoranza e l'incapacità di immaginarmi baciando o facendo sesso. La prima esperienza è stata tremenda: la donna in questione aveva probabilmente capito subito la mia inesperienza, e aveva portato a termine il lavoro in maniera sbrigativa e fredda. Non contento, decisi di perseverare su questa "strategia". In breve, il primo anno e mezzo di università ho vissuto qualcosa come due vite parallele: di giorno frequentavo le lezioni, facevo molta fatica a parlare con le ragazze, facevo pochissime amicizie, ma riuscivo a dare gli esami. Di notte, frequentavo siti di incontri a pagamento, mi informavo sulle tariffe e, spesso, andavo nelle periferie a consumare i rapporti. Andavo maturando un malessere interno di non poco conto: la quasi assenza di vita sociale in università mi aveva rinchiuso in un circolo vizioso di solitudine, sensi di colpa, imbarazzo, e donne a pagamento. Non parlavo con nessuno dei miei stati d'animo; cercavo di soffocarli, di non pensarci. Sapevo che in maniera (neanche troppo) latente quello che stavo facendo stava creando degli scompensi in me: ma, dopo periodi di rispettata astinenza, mi convincevo che non c'era niente di male o che non c'era alternativa, e lo rifacevo.
Dopo una piccola parentesi estiva, quando conobbi una ragazza più grande con cui ebbi qualche bacio, e una pessima esperienza sessuale (ero estremamente impacciato e imbarazzato e, infine, non ebbi l'erezione e praticamente scappai), ripresi quella che era diventata la mia vita usuale a cui si aggiunsero esami molto più impegnativi. Andavo maturando uno stato depressivo che perpetuava la mia solitudine e le mie abitudini. Finchè, nel periodo di stress maggiore da esami, ebbi una specie di crisi: frugando online, iniziai a documentarmi sulle malattie sessualmente trasmissibili, sull'hiv, sui rischi di salute legati ai rapporti occasionali e a pagamento. Passai una notte in bianco; il giorno dopo andai a fare un test anonimo in un ospedale e la sera, preso dal panico, chiamai l'ambulanza e andai in un altro ospedale; dove mi dimisero una volta che lo stato di ansia cessò. Dovevo fare qualcosa: mi aprii a mia sorella, le raccontai tutto, e mi fu di grande aiuto. Parlai con i miei genitori dei miei malesseri, senza mai spiegarne la causa, e decisi di andare da una psichiatra. Mi diagnosticò depressione, mi prescrisse dell'Efexor. Intanto arrivò il risultato del test per l'hiv: negativo.
I successivi mesi furono più sereni: capii l'importanza di aprirmi alle persone e condividere le mie preoccupazioni, consolidai le poche amicizie dell'università e, infine, conobbi una ragazza.
A questo punto arrivano due anni e mezzo di relazione: il mio primo amore, la mia prima vera volta, i miei primi veri baci. E' stato davvero terapeutico: lei ha sempre saputo tutto dall'inizio, non mi ha giudicato, e abbiamo portato avanti una bella relazione di reciproco rispetto.
Si è conclusa circa sei mesi fa. Era da un pò che io sentivo la necessità di altro e lei lo aveva capito. E' finita di comune accordo, e ancora ci sentiamo in amicizia.
Se non che, qualche settimana, forse una settimana, dopo la fine, sono tornato a fare quello che facevo. L'approccio un pò diverso: spendo un pò di più, il che mi dà l'illusione di avere maggiore sicurezza sanitaria; segno in un quadernetto il grado di rischio che perscepisco e una breve descrizione, e il denaro speso, così da avere traccia. Non nascondo che le esperienze sono totalmente diverse da prima: rimangono le pessime esperienze, ma a volte mi capitano delle gran belle esperienze, dal punto di vista prettamente fisico, probabilmente perchè mi sono sciolto io. Comunque, i miei stati d'animo prima, durante e dopo l'esperienza non sono molto positivi e, in genere, il senso di colpa e la bassa stima di me prevalgono sul fascino della scappatella.
Qualche settimana fa sono capitato su uno scritto di un frequentatore abituale: credo fosse un medico. Faceva luce sui rischi legati all'attività, considerando aspetti che io totalmente ignoravo. Anche i rapporti totalmente coperti (la penetrazione è sempre stata coperta per me, l'orale spesso no) possono essere un rischio di non poco conto.
Sono circa un mese che non frequento donne a pagamento. Ho prenotato un altro test HIV e sifilide. Mi sono ripromesso di provare, una volta per tutte, ad avere una vita sessuale, anche occasionale, normale.
Qui sta il problema più attuale: la mia timidezza permane ed ultimamente mi sento sempre meno sicuro di me. Tendo a non fare il primo passo ma sto attento a cogliere le opportunità che mi capitano, ma senza successo. E' demoralizzante. Non nascondo che vorrei tornare a fare quello che facevo. Il benessere fisico che mi lasciava mi permetteva di studiare più serenamente. A periodi, sento un forte bisogno di fare sesso, e i relativi pensieri mi assalgono accompagnati da una credenza che si va consolidando: non sono fatto per conquistare le donne. La masturbazione non è abbastanza, anzi a volte è più demoralizzante. Per me il sesso non è solo una questione fisica, è anche un modo per sentirmi attraente, per sentirmi vivo. Senza, mi sembra di essere ancora depresso.
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Miglior risposta 26 MAR 2021

Buon giorno caro Franz!
Quanta sofferenza e solitudine sento nelle sue righe, nonostante la sua giovane età.
Innanzitutto non si giudichi: spesso anche quando commettiamo errori, o abbiamo comportamenti che sentiamo essere problematici (maldadattivi), stiamo facendo il "meglio" che riusciamo a fare per uscire da una situazione problematica ... se fosse stato capace di fare altro lo avrebbe certamente fatto.
Mi colpisce la sua narrazione sul bacio, la sua esperienza di "difficoltà" ad avvicinare l'altra attraverso questo gesto che è innanzitutto affettivo, prima che erotico, allora condivido con lei una riflessione: anche il sesso (anche quando occasionale), come il bacio, è un "gesto" affettivo, di relazione, e non una prestazione nella quale dimostrare di "essere bravi".
Le consiglierei di intraprende un percorso con uno specialista per riconnettersi alle sue emozioni, alla sua parte affettiva, in modo da trovare la strada emotiva per entrare in contatto profondo e affettivo con le sue possibili partner, abbandonando questa visione prestazionale del rapporto sessuale che causa tanta ansia e stress, e la spinge a comportamenti che aumentano la sua ansia e le provocano sensi di colpa, innescando un circolo vizioso.
Inoltre ha potuto già sperimentare il "vantaggio" di aprirsi e di condividere con sua sorella, la sua fidanzata, i suoi, se lo facesse anche con uno specialista sessuologo ne avrebbe grandi benefici.
Le auguro ogni bene!

Dr.ssa Erika Conti Psicologo a Savona

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26 MAR 2021

Buongiorno Franz, colgo diversi punti su cui si potrebbe lavorare: certamente l'autostima, andando anche a vedere cosa l'ha indebolita rispetto a certi tipi di relazioni ed intimità in particolare. Si può esplorare la relazione avuta e capire cosa l'ha portata alla rottura, ipotizzando che possa esserci un legame con il bisogno che la porta a pagare escort. In ogni caso volevo porre in risalto l'esperienza relazionale avuta, che conferma che può attrarre donne che non siano prostitute, sono certa che è in grado di ritrovare una ragazza che lo ami per quello che è senza passaggio di denaro. Inoltre con un percorso psicoogoco una nuova relazione potrebbe essere affrontata con maggiore consapevolezza onde evitare che si ricrei il vuoto per cui andare a cercare nuovamente le escort. Altra cosa potrebbe essere lavorare un po' sul senso di colpa e di squallore affinché se le piace andare con escort quantomeno che se la viva bene! Se non riesce da solo può farsi aiutare da qualche specialista

Dott.ssa Valeria Blandizzi Psicologo a Roma

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