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AIUTO URGENTE : ansia sociale e università

Inviata da Paolo. il 8 ott 2019 Ansia

Salve, sono uno studente di 20 anni.
Provengo da una situazione complessa : da due anni ho interrotto la vita sociale,diplomandomi da esterno.
Ho perso i contatti con tutti i miei amici, rinchiudendomi in casa senza uscire per un anno,con forti fenomeni di ansia e depressione (oltre a bipolarismo diagnosticato).
Lo scorso anno ho provato ad iniziare l' università a Roma, prendendo una stanza doppia : non ho resistito neanche per tre lezioni,abbandonando tutto e rinchiudendomi in casa di nuovo.
Successivamente,nel corso di quest'anno le cose sono migliorate,forse per via delle pillole che mi hanno prescritto : ho iniziato a svolgere un lavoretto molto semplice ,ma abbastanza salutartio, che mi ha fatto uscire dalla mia comfrot zone dandomi delle piccole gratificazioni.
Sentendomi meglio avevo deciso di riprendere l' università nella città dei miei sogni,per realizze il mio sogno di studiare alla facoltà di scienze umanistiche.
Ho iniziato a cercare casa a Roma ,trovando una splendida stanza : la ricerca é stata lunghissima ed estenuante,mi hanno sottoposto a dei veri e propri provini con i coinquilini,e questo non ha aiutato la mi ansia.
Ma non ho mollato fino a trovare una stanza meravigliosa : questo ha gravato abbastanza sulle nostre finanze familiari e sui miei risparmi personali.
Adesso l' università é cominciata da due settimane ma non riesco a frequentare : in zona universitaria mi colgono attacchi di panico veri e propri appena mi accingo ad andare ( disorientamento, oppressione al petto,dolore fisico ecc)
Sono tornato nella mia città in Abruzzo in attesa di trovare la forza e ricominciare ( attendo che la mia psicologa possa ricevermi) ma non so se tenere la stanza o no,rimandando tutto al prossimo anno
Ogni volta che mi reco lí soffro costantemente,mi sento "sull spine",mi vergogno a scrivere,parlare,mangiare, di fronte ad altri, mi sento osservato in ogni momento.
Non ho ancora conosciuto amici che potrebbero supportarmi lí e mi manca la mia unica fonte di supporto,la mia famiglia.
Non so cosa fare, perché non voglio passare un altro anno (il terzo di fila) chiuso in casa,e vedere i miei coetanei laureati.
Vi prego,aiutatemi urgentemente.

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Gentile Paolo,
sarebbe interessante conoscere la sua situazione complessa di provenienza a cui ha fatto cenno e che probabilmente l'ha indotta all'ansia sociale e alla depressione curata, come sembra, con farmaci ma in maniera non risolutiva.
Lei dovrebbe continuare a dare spazio (come sta iniziando a fare) alla sua voglia di reagire e misurarsi con le sue difficoltà sapendo che le cose si possono fare anche con la paura e che la scelta di misurarsi con le difficoltà reali o presunte, è ciò che più di tutto fa crescere l'autostima.
E' cosa buona che lei sappia chiedere aiuto ma l'aiuto concreto deve venirle dalla terapeuta che sta per prenderla in carico e con cui si dovrà confrontare progressivamente sulle cose da fare a cominciare dalla decisione di mantenere o meno la stanza a Roma relativamente al programma di lavoro terapeutico che viene impostato allo scopo di superare l'ansia sociale e gli attacchi di panico.
Con la guida della psicoterapia, cerchi di avere più fiducia in se stesso e non faccia prevalere le scelte di evitamento.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Caro Paolo,
mi sembra di capire leggendo la sua storia che il suo sogno è offuscato immerso "nella nebbia dell'ansia" e lei cerca di uscire dal suo posto dove si sente al sicuro e protetto, la sua casa e la sua famiglia. Non perda il coraggio e la voglia di intraprendere un percorso di psicoterapia che come primo obiettivo sarà quello di togliere lo stato d'ansia per poi aprirsi al mondo.
Le auguro una lieta giornata
dr Monica Bertolini
psicologa-psicoterapeuta indirizzo psicodimamico terapeuta EMDR
(Lombardia Lodi e Milano)

Dott.ssa Monica Bertolini psicologa-psicoterapeuta Psicologo a Lodi

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Caro Paolo,
ci sta provando e provare nella vita non è mai abbastanza. È inevitabile fare un percorso, man mano deciderà cosa è meglio per lei, però attui scelte ponderate, non si basi solo sul malessere. Potrebbe essere un punto di partenza, un'opportunità. Insieme al suo terapeuta valutate la situazione, affiancate ad un solido percorso integrato sono sicura che ne uscirà fuori brillantemente. Anche perché, è proprio quando dice di essere "uscito dalla zona di comfort", che ha avuto gratificazioni.

Un caro saluto

Dott.ssa Valeria Alescio Psicologo a Vittoria

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Caro Paolo,
ci sta provando e provare nella vita non è mai abbastanza. È inevitabile fare un percorso, man mano deciderà cosa è meglio per lei, però attui scelte ponderate, non si basi solo sul malessere. Potrebbe essere un punto di partenza, un'opportunità. Insieme al suo terapeuta valutate la situazione, affiancate ad un solido percorso integrato sono sicura che ne uscirà fuori brillantemente. Anche perché, è proprio quando dice di essere "uscito dalla zona di comfort", che ha avuto gratificazioni.

Un caro saluto.
Dott.ssa Valeria Alescio

Dott.ssa Valeria Alescio Psicologo a Vittoria

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Buongiorno Paolo,
dal tuo racconto traspare in modo molto netto il tuo dispiacere nel non riuscire ad uscire da questa situazione. Si percepisce l'urgenza.
Innanzitutto vorrei farti sapere che le ansie che tu vivi (in modo prepotente dato che si manifestano con veri e propri attacchi di panico) sono condivise dalla maggior parte degli studenti che iniziano un percorso nuovo, a maggior ragione se in una nuova città, con nuove persone, nuovi ambienti, e senza più punti di riferimento.
Nel tuo caso il sentimento è ancora più forte perché vieni da una situazione di isolamento che va avanti già da qualche anno. Forse un cambiamento di vita così radicale, che appunto farebbe sentire in ansia chiunque, non è ancora indicato per te. Ma questo non vuol dire che tu debba rinunciare ai tuoi sogni e alla tua vita!
Hai detto che hai provato ad uscire dalla tua comfort zone con un lavoro saltuario e che ti ha fatto bene: benissimo, questa è la strada da seguire. Parlane con la tua psicologa, costruite insieme un progetto fatto di piccoli passi, ad esempio iniziando l'università ma senza trasferirti, frequentando solo un giorno alla settimana, poi due, e così via.
Non rinchiuderti ancora di più cedendo alla tentazione di iscriverti ad un università telematica o altre formule che tolgano del tutto il contatto sociale, sposterebbe solo il problema senza risolverlo e prima o poi si ripresenterà.
Affronta la tua paura ma non tutta in una volta, vedrai che andrà meglio.
In bocca al lupo!

Dottoressa Valentina Sala Psicologo a Monza

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Caro Paolo, mi rendo conto del disagio e dell' incubo che sta vivendo. Ci sono momenti in cui crescere, camminare sulle poroprie gambe è dura e avere a fianco le persone di cui ci fidiamo è una benedizione, un sostegno e quasi l'unico modo per non perdersi nella paura. Dall'altra parte il desiderio di essere forti su se stessi si fa sentire e la spinge a tentare di essere un uomo. La sua sfida adesso è mettere fuori tutta la grinta che ha, cercando di tollerare le sensazioni spiacevoli nei limiti del possibile. Nel fgrattempo spero abbia iniziatop un percorso con la psicoterapeuta in modo da dare spazio alla sua forza personale lì dove c'è la paura. E' la sua avventura personale , la viva con dignità.

Dott. Andrea Caso Psicologo a Piano di Sorrento

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Salve Paolo,
comprendo quanto possa farla sentire a disagio e crearle sofferenza la situazione che vive ormai da due anni.
E’ una condizione questa, che risulta molto invalidante per la persona che la vive, limitando significativamente diverse aree della propria vita.
“Abbandonare tutto” e “rinchiudersi in casa” è una strategia di evitamento, un meccanismo di difesa pericoloso che non fa altro che aumentare il disturbo d’ansia sociale, con conseguente abbassamento dell’autostima e dell’umore.
Leggo che ha intrapreso una cura farmacologica che in un primo momento l’ha fatta “sentire meglio”.
In genere, il solo trattamento farmacologico non risulta efficace, il farmaco riduce l’intensità dei sintomi, ma non le offre strategie efficaci per la risoluzione del problema.
“Non so cosa fare”, scrive, ma in realtà una strada l’ha già trovata ed è quella che anch’io le consiglio. Infatti, ha già contattato una psicologa nella sua città con la quale iniziare un percorso terapeutico.
Non abbia fretta nel decidere ora se tenere la stanza o rimandare al prossimo anno. Inizi questo percorso, la aiuterà ad affrontare gradualmente le sue paure e a recuperare le sue funzioni sociali.

Un saluto
Rimango a sua disposizione

Dott.ssa Giusy Gullo
Psicologa Psicoterapeuta
Cosenza

Dott.ssa Giusy Gullo Psicologo a Cosenza

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Caro Paolo, la fine delle scuole superiori e l'inizio dell'università corrispondono ad un periodo non poco critico in riferimento alla maturazione dell'individuo e rispetto al ciclo di vita familiare. L'uscita di casa corrisponde al periodo dello "svincolo", quando la personalità di una persona dovrebbe essere quasi strutturata, in concomitanza ai processi di differenziazione (differenziarsi come "Individuo"dal proprio nucleo familiare per poter creare poi un proprio e distinto nucleo familiare). Alle volte in questa fase della vita si presenta una sintomatologia alla quale non si sa dare un significato. Lei dice: "Mi manca la mia unica fonte di supporto , la mia famiglia", comprensibile vista probabilmente la sua sofferenza interiore, vista la Diagnosi di Bipolarismo, le consiglio di chiedere supporto alla sua Psicoterapeuta, le racconti della sua richiesta di aiuto su questo portale e della sua Urgenza.
La saluto e spero possa stare melio il prima possibile
Muroni Maria Laura
Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Maria Laura Muroni Psicologo a Olbia

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Gentile Paolo,
lei scrive bene e con proprietà, il suo livello cognitivo mi sembra ottimo. Perché cerca aiuto qui ad un problema molto complesso? E' così deluso dai Colleghi? Le info che ci dà sono appena sufficienti per porre qualche ipotesi diagnostica, ma non certamente per proporre un intervento, che deve essere comunque condotto di persona. Lei ha bisogno di un lungo lavoro per abbassare l'ansia, apprendendo e praticando esercizi ad hoc, e per elevare l'autostima, che mi sembra molto bassa. Tutto ciò non si realizza in un mese. I consigli banali che le posso dare sono: frequenti regolarmente un gruppo di auto-aiuto, ci sono in tutte le città, e/o di volontariato, e/o un'attività sportiva (il movimento abbassa l'ansia) non disdegni anche di ricorrere a prodotti erboristici sempre per l'ansia. In una parola: si prenda cura di sé, piuttosto che rimanere lì a piangere!
Cordialmente
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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