Violenza domestica: quando casa non è un rifugio ma una trappola

Da bambine ci hanno raccontato che i mostri dormono sotto il letto. Come donne adulte sappiamo invece che il mostro può dormire proprio accanto a noi.

25 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Violenza domestica: quando casa non è un rifugio ma una trappola

L'emergenza Coronavirus coinvolge tutti. Politica, lavoro, salute, economia, commercio, scuola. Il Covid-19 è invisibile agli occhi, ma ha il grande potere di slatentizzare tutte le nostre paure, le nostre fragilità, di portare alla luce traumi del passato, di metterci di fronte alla nostra caducità. Chi è fortunato ora si ritrova a casa coi propri cari, non ha perso il lavoro e lo stipendio continua, comunque, a percepirlo. Non ha alcun parente ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva, non conosce amici che siano risultati positivi al tampone e non ha sperimentato il dolore di non sapere nemmeno dove si trovi la salma di un proprio congiunto.

#iorestoacasa. Questo lo slogan che sta accompagnando le nostre lunghe giornate di isolamento. E' un atteggiamento responsabile che ci rende tutti parte di qualcosa di più grande. Eppure è giusto ricordare che, in questo preciso momento, molti bambini sono chiusi in casa con genitori maltrattanti e/o abusanti. Che molte donne sono costrette a rimanere vicine a uomini violenti che la reclusione forzata può rendere ancora più irosi, ancora più aggressivi.

Cosa sono i maltrattamenti?

Il fenomeno dei maltrattamenti contro familiari e/o conviventi è molto diffuso e trasversale a qualsiasi ceto sociale e culturale, senza distinzioni di razza, sesso o età. I maltrattamenti sono delitti che hanno molte sfaccettature diverse: aggressioni verbali, continui rimproveri, minacce, schiaffi, spintoni, l'uso di oggetti al fine di causare lesioni dolorose, ma anche il disinteresse, il non fornire cure o l'affetto, fino ad arrivare alla deprivazione economica, forma sottile ma efficacissima per tenere una donna succube, impedendole di andarsene. Un'altra tipologia di maltrattamento subdola, che ha conseguenze devastanti a livello emotivo, cognitivo, fisico e relazionale, che colpisce, contemporaneamente, donne e bambini è la violenza assistita. Si tratta di una forma di maltrattamento domestico che consiste nell'obbligare un minore ad assistere a scene di violenza verbale, fisica, sessuale tra persone che siano legate a lui affettivamente e che rappresentino per lui un punto di riferimento.

I bambini esposti a violenza domestica mostrerebbero gli stessi cambiamenti, a livello cerebrale, dei veterani di guerra. - University College di Londra -

Sono tutti esempi diversi di uno stesso fenomeno che ha come risultato il procurare dolore sia fisico che psicologico, rendendo particolarmente difficile la stessa convivenza. Ma perché tutte queste diverse condotte, così differenti tra loro, sconfinino in un reato è necessario che il comportamento del maltrattante sia abituale.

I 4 profili della persona maltrattante

Gli psicologi e i criminologi che lavorano sugli autori di violenze contro le proprie compagne o i figli, hanno individuato 4 macrocategorie:

  1. Io non sono un violento: si tratta di uomini che non ammettono di essere considerati "maltrattanti". Si ritengono innocenti rispetto alle accuse, sostenendo che sia la compagna ad essere una donna problematica, manipolatrice e bugiarda che abbia frainteso un gesto non intenzionale.
  2. Io sono un violento e ci sto male: sono consapevoli di aver avuto un comportamento aggressivo e vogliono essere aiutati a prevenire nuove violenze. Si sentono a rischio, ritengono di non esser in grado di controllarsi, temendo che, prima o poi, possa succedere il peggio. Chiedono di essere fermati.
  3. Va tutto bene: ammettono l'atto violento ma affermano anche di aver superato la crisi con la propria compagna e di essere in grado di controllarsi. Tendono a giustificare l'agito rendendo la donna corresponsabile, in quanto provocatrice o con la tendenza ad ingigantire gli episodi.
  4. Aiutami a capire: non considerandosi uomini violenti si presentano molto confusi, pur ammettendo di aver fatto del male alla loro compagna. Si sentono responsabili, ma non sanno bene di cosa, in quanto non associano la parola "violenza" alla propria persona. Generalmente sono soggetti che hanno subìto una qualche forma di maltrattamento nella propria famiglia di origine, ma non la riconoscono come tale. [Sorgato, S. (2014), Giù le mani dalle donne. Mondadori: Milano]

#iorestoacasa si diceva all'inizio. Sì, le mura domestiche, con la loro chiusura, fungono da protezione per molti, ma possono essere per alcuni una trappola che li allontana dal mondo, confinando un bambino o una donna in balìa di un aguzzino che ha il volto della figura di riferimento a cui affidarsi per crescere con serenità, o dell'uomo di cui ci si è innamorate.

Come difendersi?

È possibile cominciare anche solo con una telefonata:

  • I centri Antiviolenza sono attivi e raggiungibili tramite il numero verde 1522.
  • Per le forme di violenza sui minori è possibile chiamare il 114, numero di emergenza per tutelare bambini ed adolescenti in situazioni di pericolo immediato.

Perché l'emergenza del Coronavirus non ci faccia perdere di vista minacce più sommerse, ma altrettanto pericolose.

Dott.ssa Cristina Modica, psicologa

Venezia

Scritto da

Dott.ssa Cristina Modica

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