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L'amore violento: perché, come accade, come uscirne

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Sappiamo tutti che vi sono coppie nelle quali la quotidianità è fatta di paura e scoppi d'ira. Esaminiamo le caratteristiche della violenza nella coppia e le possibili vie d'uscita.

12 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.
L'amore violento: perché, come accade, come uscirne

Sappiamo tutti che vi sono coppie nelle quali la quotidianità è fatta di paura e scoppi d'ira. Sappiamo che vi sono donne (perlopiù, ma non solo) che vivono camminando sulle uova per non violare norme di condotta loro imposte, pena l'essere aggredite verbalmente o fisicamente (o in altri modi ancora, ad esempio con un limitato accesso alle risorse economiche familiari).

Vi sono a mio modo di vedere alcuni punti che necessitano di essere esplicitati, visto che spesso generano malintesi. Partiamo dai più semplici.

  • La violenza ha bisogno di incontrare un fermo giudizio di inaccettabilità, e portare a delle conseguenze. Nonostante tutte le campagne contro la violenza, siamo ancora molto lontani da una società nella quale l'aggressione viene biasimata senza attenuanti e porta a certe conseguenze penali.

Di fatto la violenza subita comporta ancora la necessità di dimostrarsi vittime e non colpevoli.

  • La vittima ha bisogno di imparare a provare rispetto incondizionato per se stessa, e ad esigerlo dagli altri. È la vittima la prima a giustificare le prime forme di violenza, non reputandosi degna di rispetto. Le donne che lavorano in casa sono particolarmente a rischio, ma non solo loro. La persona che subisce una violenza deve imparare a rifiutare i primi segnali che denotano l'aver meno valore del partner nella coppia, e questo molte volte richiede un lungo percorso di consapevolezza e lavoro su di sé.
  • La colpevolizzazione eclatante, nonostante la necessità di una condanna sociale, non è la strada più utile. Dire alla persona violenta "sei un mostro" è un'operazione per la quale vediamo tutto il male in una persona, perdendo così di vista gli aspetti relazionali e sociali che stanno alla base della violenza. Chi compie la violenza ha una precisa responsabilità, della quale deve rendersi consapevole (per questo è necessario vi sia un'accusa formale con relative conseguenze): questo è il primo passo da cui ripartire. Altrimenti dovremmo pensare che vi sono persone cattive e persone buone, e come psicologa e psicoterapeuta non credo sia così. Inoltre dobbiamo sempre e comunque biasimare il comportamento ed esigere un cambiamento al riguardo; biasimare la persona etichettandola come "sbagliata" è molto più facile, ma inutile in termini preventivi e riabilitativi.
  • Gli aspetti relazionali sono fondamentali. Le persone che vivono questo genere di situazione, siano vittime o violenti, inscenano dinamiche relazionali altamente disfunzionali. La capacità di considerare se stesso e l'altro come persone autonome, indipendenti, degne di amore e rispetto, che permetterebbe una relazione paritaria tra adulti, è compromessa. Fintantoché non si prende consapevolezza di ciò, e si modificano questi aspetti, qualunque relazione sarà impari e porterà ad una situazione nella quale uno sta "su", cioè ha valore, e l'altro sta "giù", vale di meno. In Analisi Transazionale si utilizza un triangolo (triangolo drammatico di Karpman*), dove ai poli superiori vi sono Salvatore e Persecutore, al vertice inferiore vi è la Vittima.

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Nessuna relazione sana dovrebbe presupporre una disparità di posizione, ma eguale importanza nella diversità.

Ecco perché la violenza si attua, e si combatte, a più livelli. La responsabilità deve essere condivisa da tutte le persone coinvolte, come pure dal contesto sociale nel quale si attua. Responsabilizzare tutte le parti in causa non significa colpevolizzare la vittima, ma mettere tutti nella condizione di poter scegliere una strada diversa per le proprie relazioni future.

Cosa possono fare lo psicologo e lo psicoterapeuta?

In una fase iniziale, chi subisce violenza ha bisogno di un importante supporto psicologico, oltre che consulenza sul piano legale ed aiuto concreto: un lavoro svolto dai centri antiviolenza**, che accolgono le donne vittime di violenza fornendo una rete di protezione e sostegno su tutti i fronti.

Sarà poi importante avviare un percorso di psicoterapia, che aiuti la persona a rendersi consapevole delle modalità relazionali con le quali si è "intrappolata" in questa situazione, e dei motivi profondi per i quali ha accettato un ruolo di vittima.

La violenza tuttavia non è sempre un fenomeno eclatante; alle volte è sottile, striscia nella relazione in un modo tale che facciamo fatica a riconoscerla, attribuendo piccoli episodi, perlopiù verbali (Sei stupida! Perché hai scordato di comprare il latte?! Non sai neanche fare la spesa...) o anche basati sul negare i bisogni dell'altro (Non puoi uscire la sera con le tue amiche senza di me), a motivi pratici, ad errori che si sarebbero compiuti e giustificherebbero questi episodi.

Molte volte le persone arrivano in terapia dopo anni di una relazione frustrante, con problematiche di ansia (paura ad uscire da soli, ad esempio), o stati depressivi poco evidenti all'apparenza, ma molto dolorosi (pensare di non avere valore, di non essere capaci di fare nulla, non avere alcuna attività gratificante, e sentirsi degni di amore solo se si è irreprensibili).

La psicoterapia aiuta a comprendere i modi nei quali manteniamo una relazione, come ci poniamo in essa, e come modificarli; quindi, aiuta la persona a rivedere l'immagine di sé, comprendendo il motivo per il quale si è operata una svalutazione di sé tale da permettere all'altro di trattarla come persona di poco valore, e colmando i bisogni affettivi insoddisfatti. Il percorso va a ricostruire l'autostima e l' assertività.

Per quanto riguarda chi attua la violenza, finalmente si sta diffondendo la consapevolezza della necessità di un aiuto anche a queste persone***, che permetta loro di rendersi consapevoli delle proprie azioni e di fare quel lavoro su di sé che gli permetta di impostare relazioni differenti, basate sul rispetto ed il riconoscimento dell'altro come persona con i suoi bisogni.

La psicoterapia può davvero aiutare chi abbia preso consapevolezza della gravità del proprio modo di porsi ed agire, individuando le ragioni profonde che sottostanno alla modalità relazionale disfunzionale ed andando a modificarla.

* Fairy tales and script drama analysis, S.Karpman, 1968. Una lettura interessante e non troppo complessa per approfondire il tema dei ruoli che assumiamo nelle diverse relazioni, è il testo 'A che gioco giochiamo', di E.Berne.

** Sul territorio di Monza è attivo il Cadom, che fornisce alle donne vittime di violenza assistenza in ogni ambito; per ulteriori informazioni consultate il sito web.

*** Ne "Il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020", stilato dal Dipartimento per le pari opportunità, tra le priorità, al paragrafo 1.4, vi è l'attivazione di programmi di intervento per gli uomini autori o potenziali autori di violenza e di reati relativi alla violenza maschile contro le donne, dove si parla di "programmi intervento di carattere preventivo e di trattamento per uomini già autori di violenza o potenziali tali, anche al fine di prevenire l'eventuale recidiva, per favorire l'adozione di comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali". 

Articolo scritto dalla dottoressa Valentina Cozzutto, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia

Scritto da

Dottoressa Valentina Cozzutto

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