Una possibile relazione tra il farmaco e la cura della persona

Come coniugare l'utilizzo dei farmaci con la cura della persona? Il farmaco è uno degli elementi della cura, è importante creare un substrato nell'individuo che ne favorisca l'azione.

17 GEN 2022 · Tempo di lettura: min.

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Una possibile relazione tra il farmaco e la cura della persona

Una possibile relazione tra il farmaco e la cura della persona.

In primo luogo vorrei partire da una definizione di farmaco che riporta l'enciclopedia Treccani:

fàrmaco s. m. [dal gr. ϕάρμακον] (pl. -ci, meno com. -chi), letter. – 1. Qualsiasi sostanza, inorganica o organica, naturale o sintetica, capace di produrre in un organismo vivente modificazioni funzionali, utili o dannose, mediante un'azione chimica, fisico-chimica o fisica.

Ho deciso di soffermarmi sulla natura del farmaco perché mai come in questo periodo storico si è così alla ricerca di un rimedio, un "vaccino" che ci salverà dal virus, che ci aiuterà a sconfiggerlo. Spesso i termini che i media utilizzano sono: "caccia", "sconfiggere" a mio avviso rimandano ad un'idea di uomo primitivo occupato nella lotta alla sopravvivenza contro le belve feroci, pericolo immanente nella sua vita.

Nel passato l'uomo era infinitamente debole rispetto alla forza della belva che doveva affrontare, oggi il nemico è estremamente piccolo, ma decisamente forte se si insedia nell'organismo umano, capace di sviluppare trombosi fatali per la vita, se non prese in tempo.

Il termine "salvezza" rimanda a qualcosa di magico, anche se la scoperta di questi farmaci rientra nel progresso scientifico, le modalità con cui viene proposto dai media sono davvero più simili alla magia piuttosto che alla scienza in quanto un rimedio risolutivo in maniera assoluta.

Questi termini personalmente vorrei sostituirli ragionando in un'ottica evolutiva piuttosto che involutiva dell'uomo con parole più adeguate che potrebbero suonare come ricerca di equilibrio dell'uomo con sé stesso, dell'uomo con la natura, dell'uomo con il cosmo.

Mi piacerebbe si parlasse di una ricerca piuttosto che di una caccia appunto, perché la caccia presuppone un vincitore ed uno sconfitto, mentre la ricerca implica equilibrio e quindi non una prevaricazione dell'uno sull'altro, ma un rapporto di rispetto reciproco più che di imposizione.

In realtà nella ricerca del rimedio alla malattia la storia ci riporta esempi di scoperte importanti che hanno salvato milioni di vite umane, ma fin dagli albori i rimedi hanno mostrato un potenziale nocivo per l'uomo.

Premetto che essendo una psicologa-psicoterapeuta che nella sua deontologia professionale non utilizza quindi i farmaci, non ho mai riposto un particolare interesse per la cura farmacologica, ma piuttosto per le capacità di reazione insite nella natura umana, come la capacità di sostenere l'altro, di fornire visioni e soluzioni al problema attraverso l'attenzione, l'empatia l'ascolto e il confronto.

Questo chiaramente non esclude l'utilizzo di farmaci in particolare nel mio ambito d'intervento (la salute mentale) gli psico-farmaci, ma in concomitanza con una terapia clinica che porti l'individuo a sviluppare nuove forme di adattamento, questo per aderire ad una nuova definizione di benessere che superi quella adottata dall' OMS nel 1948.

È del 1948 la definizione di salute proposta dall' Organizzazione Mondiale della Sanità: "uno stato di completo benessere fisico mentale e sociale, non semplicemente assenza di malattia o d'infermità".

Nonostante questa definizione abbia avuto un'importante ruolo nel formulare una visione della salute e, in alcuni casi, anche delle politiche sanitarie che tenessero conto di fattori sociali, relazionali e psicologici, oggi è oggetto di crescente critica.

Tra le nuove proposte di definizione, una particolarmente promettente sembra essere quella del Comitato sulla Salute olandese: l'idea innovativa è quella di definire la salute in termini dinamici, come "l'abilità di adattarsi e di autogestire la propria salute"

Entrambe le definizioni sembrerebbero cozzare però con le proposte degli attuali governi nazionali in termini di indicazioni atte a favorire la salvaguardia della nostra salute soprattutto in riferimento all'emergenza Covid.

Se nella prima definizione infatti si fa riferimento all' importanza della sfera sociale e mentale, per non contrarre il virus agli individui è stato imposto l'isolamento sociale fonte di malessere per l'uomo, in quanto in netto contrasto con la natura umana, già Aristotele nel IV secolo a.c. definiva l'uomo un "animale sociale". Inoltre il benessere psico-fisico sappiamo passa anche attraverso la produzione di endorfine che si sviluppano nel momento in cui facciamo movimento, quindi la chiusura in casa delle persone produce isolamento, depressione e abbassa il tono dell'umore tutte condizioni che ci predispongono a contrarre le malattie piuttosto che a rafforzare il nostro sistema immunitario.

Quindi il paradosso è evidente: la cura proposta presuppone delle condotte che se da un lato salvaguardano l'individuo, dall'altro nuocciono profondamente alla sua natura.

Altro paradosso a cui abbiamo assistito nella cura dei malati affetti dalla Sars Cov2 in contrasto con quello che affermava già Paracelso medico del rinascimento che considerava il medico come la prima medicina, sottolineando la presenza umana a fondamento della cura.

I malati di Covid inizialmente sono stati abbandonati nelle loro abitazioni e non hanno ricevuto cure ed attenzione né dai medici, né dai familiari, condizioni che non sviluppano nell'individuo una reazione, ma piuttosto una rinuncia a vivere.

Tanto è vero che le misure adottate hanno fatto registrare inseguito un notevole incremento delle patologie psichiche in varie fasce d'età tra i giovani adulti depressioni che sfociano in suicidi, isolamento dei più giovani che si chiudono in sé stessi sviluppando la sindrome di Hikikomori, per citarne solo alcune.

Nella seconda definizione troviamo l'adattamento dell'uomo e l'autogestione della propria salute, questo implica che l'uomo deve essere libero di gestire la propria salute e di sapersi prendere cura di sé.

Allora vediamo che cosa intendiamo con il prendersi cura.

  • La cura della propria salute non è solo andare dal medico ogni tanto e farsi qualche analisi o inocularsi un vaccino. E molto di più: è la ricerca di uno stile di vita che produca benessere, è essere in sintonia con il proprio corpo e la propria mente, sviluppare una sensibilità interna.
  • E importante conoscere la salute e prendersi cura di sé stessi anzitutto autonomamente nel proprio quotidiano.
  • Il mantenimento di uno stile di vita che sia al massimo salutare sia per il fisico che per la mente è fondamentale ed è da ricercare ed attuare.
  • Bisognerebbe anzitutto indirizzare la propria vita verso la conoscenza della salute e del raggiungimento del benessere attraverso una corretta informazione.
  • Evitare attaccamenti morbosi a deleterie cattive abitudini (alcol, fumo ) fare dello sport, avere cura della propria pelle, alimentarsi bene evitando eccessi di cibo e capire l'importanza dell'integrazione alimentare, capire l'importanza di avere un sistema immunitario in perfetta salute, gratificare il proprio cervello, mantenendo viva la propria curiosità attraverso una sana lettura o progettando un nuovo viaggio o nel curare una forma di arte quali ad esempio la scrittura, la musica o il cinema.

Questi possono essere esempi di rimedi da adottare nel quotidiano, non è il vaccino che da solo ci salverà così come ci viene continuamente ripetuto in una fastidiosa e martellante cantilena, le cantilene fanno addormentare, mentre è importante essere vigili ed attenti nel prendersi cura di sé.

E importante non delegare la propria salute mentale e fisica all'altro, ma essere parte attiva di un processo di crescita che ha come obiettivo la propria salute e come motore la ricerca costante del proprio benessere, porsi degli obiettivi non significa raggiungere delle mete, ma piuttosto porsi delle mete continue da inseguire, perché il nostro è un viaggio che conduce alla morte e questa è l'unica certezza che abbiamo in vita.

Questa consapevolezza però non deve impedirci di vivere bene la nostra vita, mentre ultimamente per evitare la morte stiamo azzerando la vita, allora in gioco c'è la nostra qualità di vita sulla quale possiamo incidere, con un'attenzione maggiore alla nostra salute appunto.

Concludo questa mia riflessione sottolineando che il farmaco presenta sempre degli effetti collaterali, nocivi per l'individuo, mentre la ricerca del benessere così come delineata non presenta alcun effetto collaterale, ma solo una coazione a ripetere perché se ci si abitua a sentirsi bene si riesce a prendere le distanze dal mal-essere.

Non è efficace l'assunzione di farmaci se a questa non si accompagna una presa di coscienza dei problemi che sottendono il nostro malessere, da solo il farmaco non risolve i problemi anzi può esserne portatore di altri questo è insito nella sua natura.

Così come non dobbiamo snaturare l'uomo impedendogli la soddisfazione di bisogni più profondi e in lui insiti, altrettanto non dobbiamo fare con il farmaco snaturando la sua natura e non riconoscendone i limiti con il rischio di eleggerlo a re della cura, quando invece è solo un possibile elemento della cura.

Bibliografia:

 

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Scritto da

Dott.ssa Paola Villa

Bibliografia

  • Wikipedia: definizione di salute
  • Enciclopedia Treccani: definizione di farmaco
  • Sociosfera academy (speciale settembre 2020)
  • Il gusto del pensare Ferraris volume 1., Paravia (2019)

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