Riprendere il controllo

L'articolo espone strategie concrete per riprendere padronanza ed agire nei momenti di sovraccarico lavorativo e senso di impotenza

21 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
Riprendere il controllo

Ci sono situazioni nelle quali le richieste del mondo esterno superano la nostra capacità di risposta efficiente: eccessivi carichi di lavoro, compiti che percepiamo troppo difficili, ritmi frenetici, scadenze ravvicinate. Le sensazioni di impotenza, rabbia, frustrazione e tristezza prosciugano il nostro serbatoio di energie e ci allontano maggiormente dal raggiungere ogni risultato.A metterci al tappeto è soprattutto la percezione di non avere controllo, che tutto ciò che potremmo fare è inutile o comunque non sarebbe sufficiente.

Uno dei maggiori detonatori del successo è ritenere che il nostro comportamento sortisca degli effetti: che abbiamo una certa padronanza del nostro futuro grazie alle azioni che compiamo.

La soluzione per ampliare la nostra sensazione di padronanza è limitare il focus ad obiettivi minori e gestibili. Obiettivi minori sono più facilmente raggiungibili, questo ci dà carica, motivazione e sicurezza per andare avanti e cominciare ad ampliarli.

Il nostro cervello è costituito da diversi sistemi che possono prendere il sopravvento e guidare il comportamento. Potremmo chiamarli sistema "istintivo" e sistema "pensante": il primo, costituito dal tronco encefalico e dal sistema limbico, è deputato alle funzioni di base (come la respirazione), di reazioni e impulsi innati e delle emozioni intense. Prende il comando nel momento in cui percepiamo un pericolo e siamo stressati, consente una tipologia di risposte molto limitate. Il sistema "pensante" corrisponde alla corteccia cerebrale e le sue diverse parti. Esso è in grado di darci una visione più ampia del nostro mondo e ci consente inoltre importanti funzioni di pensiero, come la pianificazione e l'immaginazione. Il funzionamento ottimale deriva da una sintesi di ciò che entrambe le parti del cervello ci "dicono": riunificare sensazioni, emozioni e razionalità.

Il primo passo per attivare il cervello "pensante" e realizzare integrazione tra le parti, è riprendere consapevolezza di ciò che sta accadendo nella propria mente e nel proprio corpo: quando sperimentiamo livelli elevati di stress, angoscia e sofferenza, possiamo trovare sollievo chiedendoci ciò che proviamo e traducendo le sensazioni in parole.

Quando il turbinio che proviamo viene espresso con parole , diminuisce la sua forza destabilizzante, proviamo benessere e si potenziano le nostre capacità decisionali. Può pertanto essere utile scrivere ciò che proviamo su un diario (che potrebbe diventare un rituale per portare luce sul nostro paesaggio interiore) o parlare con un amico empatico.

Sarebbe inoltre utile modificare il nostro stato fisico con del movimento o del rilassamento, in quanto ciò che succede nel nostro corpo influisce direttamente sulla chimica cerebrale: respirare lentamente e profondamente può infondere calma, fare una passeggiata e sorridere può farci sentire più felici.

Una volta dominata la consapevolezza di sé, il passo successivo è focalizzarci su quali aspetti della situazione possono essere controllati e quali sfuggono alla nostra influenza. L'ideale sarebbe fare questo esercizio su un foglio diviso in due colonne: ciò che posso controllare, nella prima, ciò su cui non ho controllo nella seconda colonna. Lo scopo consiste nel separare le angosce che dobbiamo lasciare perdere (perché riguardanti aspetti che non possiamo padroneggiare) dalle aree su cui i nostri sforzi possono avere un impatto concreto. Con questo foglio dinanzi ci dovremo soffermare sulla prima colonna e stabilire un piccolo risultato in direzione dell'obiettivo più grande ,certi di potere raggiungere. Questo è il momento di agire!

Nel momento in cui gestiamo un piccolo obiettivo alla volta apprendiamo che le nostre azioni hanno un impatto e ciò ci darà la motivazione e l'energia per proseguire.

Scritto da

Dott.ssa Nunzia Antonella Calabrese

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