Ripetizione e parola

"Perché mi ritrovo sempre nella stessa situazione?". Ecco come la cura psicoanalitica risponde alla ripetizione dei sintomi e delle dinamiche personali e relazionali.

4 APR 2022 · Tempo di lettura: min.

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Ripetizione e parola

"A livello di psicopatologia concreta, con coazione a ripetere si intende quel processo incoercibile e di origine inconscia con cui il soggetto si pone attivamente in situazioni penose, ripetendo così vecchie esperienze senza ricordarsi il prototipo e con invece l'impressione di qualcosa che è pienamente motivato dalla situazione attuale" (J.Laplanche e J.B.Pontalis)

Quel che non si accetta di perdere attraverso la parola si paga con il corpo, ovvero con una sofferenza che incatena il soggetto in una fissità a cui ritorna. Ritorna proprio dove il soggetto non percepisce ciò che lo riguarda, poiché attiene a ciò che non è entrato nelle maglie della parola. E allora si possono rilevare sintomi, esperienze di vita che si ripetono seppur arrechino sofferenza, relazioni sentimentali e amicali che si sviluppano su uno stesso canovaccio, esperienze lavorative in cui si ripropongono le medesime questioni e difficoltà, situazioni di criticità che rimandano al soggetto sempre la medesima immagine di sé e dell'altro, come in un continuo ritorno dell'uguale in cui si sente imprigionato e talvolta destinato.

Tuttavia anche nei casi un cui la posizione tenuta dal soggetto appare quella di chi subisce ogni volta passivamente gli eventi, a un'attenta analisi è invece possibile riconoscere la presenza di un potere attivo che, seppur inconsciamente, ciascuno mette in atto come modo di restare ancorato a una qualche traccia essenziale della sua storia che, sebbene gli arrechi dolore, non può fare a meno di ricercare e ritrovare ogni volta.

Spesso, anche qualora vi sia da parte della persona una sorta di riconoscimento razionale del contributo che ella arreca per ricreare uno stesso scenario, questo il più delle volte non funziona da ostacolo alla spinta a ripeterlo, poiché rimane sbarrato l'accesso, la presa di contatto con ciò che muove quella stessa ripetizione, che è il punto fondamentale, la molla inconscia soggettiva e singolare che agisce aldilà della volontà e di ogni ragionevolezza e che un percorso analitico mette al cuore del suo procedere nella cura.

Si tratta di una ripetizione inconscia, cioè non consapevole, di un già accaduto che si ripresenta nel presente. Nell'esperienza psicoanalitica, Freud rispose alla ripetizione delle pazienti con l'operazione del ricordare, cioè rimettere ai loro posti quegli elementi che muovono la ripetizione, ricondurli alla loro prima entrata in gioco.

E poi ancora, rielaborare, cioè dare una lettura, altra, nuova, alla scena a cui è stato attribuito quel significato che incolla il soggetto a un vicolo senza uscita. In un'analisi non si tratta dunque di uno svelamento, scoperchiamento di traumi sotto ipnosi o per movimenti oculari, con il miraggio di una risoluzione catartica che lascia la persona passiva e sprovvista di quella trama d'appoggio che seppur sintomatica è la costruzione su cui si sostiene; ma di un processo in cui la persona è attiva, e mettendo in parola, lavorando su quella stessa trama, apre alla riscrittura delle fila del proprio destino.

L'analisi, in quanto pratica della cura attraverso la parola, conduce il soggetto a cogliere come è implicato in ciò che si ripete, ovvero lo conduce a far proprio il discorso che lo riguarda, a soggettivarlo. L'operazione della cura analitica ha l'effetto di modificare il rapporto che il soggetto intrattiene con il suo discorso e gli consente così di uscire dalla stagnazione.


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Scritto da

Dott.ssa Veronica Rinaldo

Bibliografia

  • Jean Laplanche - Jean-Bertrand Pontalisa cura di L. Mecacci e C. PucaEnciclopedia della psicoanalisi vol. I,Roma, ed. Laterza, 2010.
  • Sigmund Freud, Ricordare, ripetere e rielaborare - 1914, in Opere, vol.7, Boringhieri, Torino 1975.
  • Sigmund Freud, Al di là del principio di piacere- 1920, in opere, Vol 9., Torino, Bollati Boringhieri, 2000.

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