Strategie d’apprendimento: lo ''scaffolding''

Il tutor non ha solamente il compito di trasmettere informazioni teoriche ma anche di offrire supporto a livello emotivo e cognitivo.

12 MAG 2017 · Tempo di lettura: min.
Photo by Marisa Howenstine

Lo scaffolding è un concetto legato alla psicologia e alla pedagogia che consiste in una strategia di apprendimento.

Nel 1976 tre psicologi, Jerome Bruner, David Wood e Gail Ross utilizzano per la prima volta, in ambito psicologico, il termine "scaffolding" in un articolo pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry. Si tratta di una parola inglese ("scaffold") che, tradotta letteralmente, significa "ponteggio" o "impalcatura". Dal momento in cui viene utilizzato per la prima volta, il termine si diffonde enormemente e inizia a indicare una strategia di apprendimento che parte da una persona più esperta e raggiunge una meno esperta. Il primo individuo, infatti, crea una sorta di "scaffold", impalcatura appunto, per aiutare il secondo nel suo processo di apprendimento.

Questa strategia si applica principalmente per aiutare e per sostenere un bambino durante il suo processo di apprendimento in cui deve svolgere un compito difficile da portare a termine in totale indipendenza. Proprio per questo il termine scaffolding non viene utilizzato solamente in psicologia ma anche in pedagogia. Per poter svolgere il proprio ruolo, il tutor non ha solamente il compito di trasmettere informazioni teoriche ma anche di offrire supporto a livello emotivo e cognitivo. Secondo gli psicologi che hanno creato il concetto dello scaffolding, l'impalcatura che l'adulto crea per aiutare l'apprendista è formata essenzialmente da cinque fasi.

  1. Reclutamento: il primo compito fondamentale del tutor è quello dell'interessamento al compito. Il maestro deve motivare l'alunno e spronarlo, soprattutto nei momenti più complessi dell'apprendimento.
  2. Riduzione dei gradi di libertà: il tutor ha il dovere di semplificare e provare ad alleggerire il processo, cercando di adattare i propri insegnamenti alle capacità e al momento in cui si trova l'allievo. Il compito dev'essere chiarito in semplici passi, senza bisogno di complicare la spiegazione.
  3. Incoraggiamento e sostegno: durante il percorso di apprendimento, il tutor deve mantenere alto non solo il livello di attenzione del bambino ma anche il suo livello di motivazione: l'apprendista deve mantenere un interesse costante per raggiungere la meta, senza però farsi trascinare dall'ansia.
  4. Messa in evidenza dei punti cruciali: il tutor deve far comprendere all'apprendista quali sono gli aspetti cruciali del compito, in modo tale che l'alunno possa comparare i suoi risultati con quelli che sono realmente necessari per il processo di apprendimento.
  5. Dimostrazione (modeling): dopo che l'apprendista ha effettuato i suoi tentativi per risolvere il compito, il tutor mostrerà la sua strategia per arrivare alla soluzione. Il bambino potrà ripetere il modello spiegato dal tutor e migliorarlo attraverso ciò che ha imparato.

Attraverso queste fasi, l'apprendista avrà un appoggio non solo di tipo tecnico. Il tutor lo aiuterà a migliorare la sua autostima, a mantenere le sue motivazioni e a superare gli ostacoli in maniera autonoma. Questa strategia di apprendimento, dunque, deve portare l'apprendista a un livello superiore che gli permetta di sviluppare maggiori e migliori competenze. In seguito, pian piano, il maestro (o il genitore) dovrà "smontare l'impalcatura" costruita per permettere al bambino di essere in grado di affrontare i compiti in totale indipendenza.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in psicologia del bambino.

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