La paura della scuola: cos'è e come si presenta

La fobia scolastica si presenta sotto due forme: durate la scuola primaria (nell'infanzia) o nel corso della scuola di primo e sopratutto secondo grado (pubertà e adolescenza).

15 DIC 2020 · Tempo di lettura: min.

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La paura della scuola: cos'è e come si presenta

Quando finii la scuola media, davanti a me avevo un'estate diversa: l'estate prima delle scuole superiori. Provai una certa ansia dovuta a quanto ci ripetevano costantemente, in parte, gli insegnati della scuola media e, in parte, i miei genitori. Non solo. Quest'ansia era sostenuta anche dalle mie "fantasie" di preadolescente a cui poi sommavo quelle degli altri miei amici.

Quando poi cominciai la scuola superiore non ricordo esattamente come andò, ma ricordo che a dicembre ero già ambientato e impegnato non solo con le attività scolastiche ma anche quelle extra-scolastiche che mi entusiasmavano tantissimo.

Eppure non sempre un percorso scolastico è così lineare e sereno per lo studente, i suoi genitori e gli insegnanti. Molte volte infatti la scuola può essere vissuta con un generale senso di noia, con una sensazione di ansia paralizzante la persona, con un senso di paura, disistima, vergogna e disprezzo.

A tal fine è tuttavia necessario sottolineare la profonda differenza che corre tra chi non va a scuola e chi teme la scuola. Chi tende a "marinare" la scuola non prova il disagio avvertito dai secondi, non sembra aver investito sulla scuola, sui compagni, sulla rete che gli è attorno. Questi potrebbe girovagare nella città per opposizione ai genitori, per ragioni che non sempre sono dovute a lacune o ritardi nella scolarizzazione. Egli potrebbe sviluppare delle tendenze antisociali in virtù di una mancata, più o meno, disciplina all'interno della famiglia.

Ciò che invece succede ai ragazzi che temono la scuola è ben diverso, facente parte di un fenomeno che solo apparentemente parrebbe "di moda" ma che descrive primariamente il nostro sistema scolastico (guidato sempre più da valori improntati al solo sviluppo delle competenze e della competizione) e la nostra società, le cui famiglie prestano una maggiore attenzione al rendimento scolastico non immaginando che questo è mediato sempre e comunque dalla sfera affettiva: lo stato di benessere/malessere con cui mi appresto ad apprendere.

Per tali ragioni gli esperti parlano di fobia scolastica che rientra tra le tante cause che porterebbero all'abbandono scolastico e che si presenta sotto due forme: durate la scuola primaria (nell'infanzia) o nel corso della scuola di primo e sopratutto secondo grado (nella pubertà e nell'adolescenza).

Fobia scolastica e infanzia

Per quanto riguarda la prima forma di fobia scolastica essa è meno grave della seconda ed interessa sopratutto i bambini.

Si manifesta sotto forma (a) d'ansia e malesseri fisici al momento del distacco da casa e per mezzo di (b) pensieri e fantasie catastrofiche che riguardano loro e i genitori: temono di essere abbandonati, che i genitori muoiano o che non siano presenti al loro ritorno a casa.

Questi bambini sembrano sentirsi tranquilli solo quando sono a casa, facendo così pensare ad alcune difficoltà relazionali e di separazione che appartengono dapprima ai loro genitori: una parte di loro vorrebbe avere vicino il figlio il quale però, avvertendo queste difficoltà e preoccupazioni, risponde assecondandole, vivendole sulla sua pelle.

Fobia scolastica e adolescenza

Molto più complessa è tuttavia la comparsa della fobia scolastica negli adolescenti, la quale non è più studiata e compresa in concordanza alle sole difficoltà di separazione ma come conseguenza di un ventaglio di cause molto più ampio sul cui sfondo vi è anzitutto il cambio da uno stile di scuola più "materno" a un altro che richiede una maggiore autonomia, responsabilità e comporta la capacità di interrompere i legami con l'ambiente per sedersi su una scrivania, aprire il quaderno e svolgere i compiti; scelte e comportamenti che sottendono che l'adolescente sia in grado di dire "no" alle "seduzioni del mondo": alla televisione, allo schermo del pc e del cellulare, agli amici, alle richieste dei corpo, alla famiglia. Come ricorda il pediatra e psicoanalista Winnicott, egli deve essere capace di interessarsi a ciò che non lo riguarda per niente.

A ciò poi s'accompagna l'affermarsi di un corpo sessuato che mette ancor più in difficoltà gli adolescenti poiché le sensazioni che esso genera spingono a nuove scoperte, nuovi interessi, nuovi bisogni che potrebbero spaventare, essere visti come i responsabili di una serie di conflitti che fanno dimenticare la precedente pacifica armonia interna.

Se nell'età infantile la crescita avviene prevalentemente all'interno della famiglia e la scuola esiste come struttura parallela, nell'adolescenza essa diviene centrale, il primo nucleo dei legami e di sviluppo, il luogo in cui l'adolescente:

  • deve affrontare di "sfilare sulla passerella della scuola" ed esporsi allo sguardo e ai giudizi negativi o positivi dei coetanei: dal taglio di capelli alle scarpe, dallo zaino agli occhiali da sole, dal modello di cellulare a quello della band ascoltata ecc.;
  • deve affrontare il giudizio di un team di adulti che di mestiere fa proprio quello di valutare gli adolescenti; stimare se han compreso le "cose strane" che sono successe nel pianeta dall'antichità ai giorni nostri.

Per questi motivi, la mole di lavoro che spetta loro durante questo periodo di vita non permette più di focalizzarsi per imparare solo dai libri ma anche da questa serie di cose, non meno semplici, trasversali e ugualmente importanti: nessun adulto, arrivando in ufficio, è esposto a cosi tanti rischi, novità e insicurezze.

Adolescenza e Web

Per queste stesse ragioni allora essa può spaventare, può diventare sempre più faticosa, frustrante e opprimente, tanto da generare inizialmente la vergogna di sentirsi esposti agli occhi degli altri come fallimentari e disprezzabili e poi la cosiddetta fobia e paura scolastica.

Questa frattura, nei casi più drammatici, porta a diverse conseguenze e diverse tipologie di quadri clinici.Tra questi vi è il ritiro dal mondo reale al quale segue, oramai sempre più spesso, un ritiro nel mondo virtuale in cui c'è:

  • un movimento compensatorio come conseguenza alle tante amarezze per il fallimento scolastico, l'isolamento e la perdita del gruppo di coetanei;
  • la prevedibilità dei gesti, la controllabilità degli oggetti;
  • la mancanza di complessità e contraddittorietà tipica delle relazioni reali;

Ciò che allora si rende necessario è che l'adolescente trovi uno spazio per poter condividere con un esperto cosa gli sta succedendo fisicamente, affettivamente, socialmente e cognitivamente; uno spazio in cui non si pretenda che la guarigione costituisca il ritorno a scuola ma che gli dia delle motivazioni rispetto a ciò che è accaduto, ciò che ha interrotto il suo sviluppo, così da poter decidere più coscientemente come comportarsi.

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Scritto da

Dott. Aldo Monaco

Bibliografia

  • De Masi F. Moriggia M. Scotti G.: Quando la scuola fa paura, Mimes Edizioni, Milano, 2020
  • Galimberti U., (2007) Psicologia, Garzanti, Milano
  • Pietropolli Charmet G., Cirillo L., Adolescienza, Edizioni San Paolo, Milano, 2010

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