Partorire durante la pandemia: la mia storia

La fine dell'estate si porta via anche la prima parte di questa pandemia. Un periodo in cui mi sono ritrovata incinta e lontana dal mio compagno, con una bimba di due anni da gestire.

26 OTT 2021 · Tempo di lettura: min.

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Partorire durante la pandemia: la mia storia

La fine dell'estate si porta via anche la prima parte di questa pandemia. Un periodo in cui mi sono ritrovata incinta e lontana dal mio compagno, con una bimba di due anni da gestire.

Inutile dirvi quanto sia stato difficile e quanto spesso ho dovuto reindirizzare i miei sforzi per non perdermi nelle mie stesse emozioni. Raccogliere i pensieri ed i ricordi sembra essere un buon modo per restituirvi un'esperienza che, come me, molte altre donne hanno vissuto.

I primi di giugno è nata la mia seconda bimba, nel passaggio dalla fase 2 alla fase 3, all'inizio di un'estate che sembrava non arrivare mai, ma che, allo stesso modo, ci ha colto impreparati, ancora storditi dal lockdown.

Mentre ero in ospedale ripensavo alla mia prima esperienza: stesso ospedale, stesso medico, incredibilmente anche stesse ostetriche. La nota più dolce di questa esperienza.

Due anni e mezzo fa è nata la mia prima bimba. Sono stata in ospedale 12 giorni ed ho avuto sempre qualcuno con me! Genitori, familiari, amici. Chi poteva, passava e iniziava a bussare sulla pancia per convincerla a nascere e poter dire di essere presente. Senza contare che c'era sempre qualcuno per aiutarmi ed ero circondata da mille premure.

Era come il giorno prima di Natale, quando l'attesa è così carica di emozione da renderla magica. Inutile dire che questa volta è stato diverso, ma quanto, credo di non averlo ancora compreso appieno. Mi sono ricoverata ed ho passato la convalescenza sola.

Il mio compagno poteva arrivare solo alla porta del reparto e, avendo fatto un cesareo, ha visto la bimba solo nel passaggio dalla sala operatoria al reparto pediatrico. Lo stesso vale per i miei genitori.

Tutti gli altri sono rimasti a casa. Tutti in attesa di un video o di una foto, perché in una stanza d'ospedale, insieme ad altre donne, ognuna con la propria storia, non è sempre possibile fare una videochiamata.

Era come se tutto quell'affetto, che mi aveva avvolto e coccolato la prima volta, ci fosse ancora, lo sentivo distintamente, ma, invece di avvolgermi, si fermasse ad un metro da me e riuscisse solo a sfiorarmi, senza toccarmi veramente.

È pensando a questa sensazione, che fatico anche a descrivere, che riesco a comprendere il terribile e insidioso effetto nocivo del "distanziamento sociale".

Al di là delle futili polemiche, questa sensazione di vuoto, che ci fa sentire come se vivessimo in una bolla, avrà delle conseguenze. Per tutti. E dipenderà dal nostro atteggiamento, da come ci comporteremo gli uni con gli altri, la nostra possibilità di superarlo.

In questo triste quadro che ho tracciato vi avevo parlato di una nota dolce. Nella mia prima esperienza, durante il travaglio, c'è stata un'emergenza e l'ostetrica che mi assisteva ha letteralmente salvato la vita della mia bimba, in maniera così forte e chiara che alla fine le ho dato il suo nome.

Insieme a lei, un'altra collega era venuta in sala operatoria e mi era stata vicina mentre l'altra si occupava della bimba. Incredibilmente erano entrambe presenti anche questa volta, a ruoli invertiti.

L'ostetrica di cui mia figlia porta il nome si occupava di me, mentre l'altra dava le prime cure alla bimba. Durante il ricovero, dopo il parto, sono venute a trovarmi spesso, per vedere come stavo, anche solo per un saluto.

Avere loro due, la loro presenza e il loro affetto, non so come dire, ha cambiato tutto. Ha reso questa esperienza vera, mi ha fatto sentire a casa, mi ha restituito la forza e la percezione di ciò che stavo vivendo. E mi ha fatto capire, una volta di più, che sono le persone la vera forza di questo mondo.

Carl Roger diceva:" quando guardo al mondo sono pessimista, ma quando guardo alla gente sono ottimista". Dopo questa esperienza riesco a comprendere appieno il senso di questo pensiero.

Guardando il mondo, in questo periodo, non si può non sentirsi schiacciati dal periodo buio che sta attraversando, soprattutto visto che sembra sempre più chiaro che tutto questo non finirà molto presto. Ma guardando le persone e le buone azioni che hanno compiuto, non solo verso familiari e amici, ma anche verso persone a loro sconosciute, torna la speranza!

Le due ostetriche hanno fatto il loro lavoro, ma è stato il modo in cui l'hanno fatto, così vero e profondo, a legittimare la mia esperienza, dandole valore e rendendola non solo positiva, ma anche unica e indelebile, a dispetto di tutto ciò che di brutto accadeva intorno a noi.

Il loro esserci ha trasformato le mie paure in coraggio e mi ha permesso non solo di vivere la mia esperienza in maniera serena, ma anche, nel mio piccolo, di aiutare altre mamme con cui ho condiviso i giorni del ricovero. In un flusso positivo che ho la speranza non sia finito con me.

Se tutto questo sembra poco, considera che, se è vero che il valore di un'azione si vede dall'effetto che produce, è ancor più vero che non c'è gesto così piccolo da non poter produrre un effetto prorompente!

Certo sarebbe utopistico pensare che da domani, quasi per magia, tutti si comportino bene, ma è questo il bello delle buone azioni: sono contagiose!

E non sai mai chi puoi contagiare!

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Scritto da

Dott.ssa Rosita Del Medico

Bibliografia

https://it.yestherapyhelps.com/the-theory-of-personality-proposed-by-carl-rogers-11224

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