Le trappole delle relazioni tossiche

Cosa si intende con relazioni tossiche? Relazioni che ci rendono infelici ma da cui non si riesce ad uscire. Vediamo insieme quali sono le trappole in cui si cade nelle relazioni tossiche.

6 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
Le trappole delle relazioni tossiche

Molto spesso mi capita di incontrare persone che mi portano la difficoltà di uscire da relazioni tossiche. Cosa si intende con relazioni tossiche? La risposta è più semplice di quanto ci si possa immaginare: quelle che ci rendono infelici ma da cui non si riesce ad uscire.

Spesso la relazione tossica viene associata alla dipendenza affettiva nel rapporto di coppia e in un certo senso è vero; tuttavia non è solo nella coppia che si manifestano relazioni tossiche ma possono manifestarsi anche nel lavoro, nelle amicizie, nei rapporti con le famiglie di origine.

Per questo motivo ho pensato che fosse riduttivo scrivere un articolo limitato alla relazione di coppia o al contesto lavorativo o a quello familiare; le persone non sono a compartimenti stagni e le relazioni tossiche sono molto democratiche nel pervadere la vita. In questo articolo affronteremo le principali trappole in cui si rischia di cadere quando ci si trova in una relazione tossica.

Sembrava tutto bello ma…

Di solito le relazioni tossiche non iniziano subito male; spesso c'è una fase iniziale caratterizzata da entusiasmo e positività. Nel caso delle relazioni di coppia si ha la sensazione che l'altra persona sia capace di darci esattamente ciò di cui abbiamo bisogno e questo capita spesso anche nelle relazioni amicali. In campo professionale le cose possono andare diversamente perché si può avere da subito la sensazione che il/la responsabile di turno sia una persona irritabile o imprevedibile o facile all'alzata di voce. In questi casi la relazione tossica è possibile che si manifesti con i tentativi di compiacere o di non far irritare l'altra persona.

A un certo punto però la situazione inizia a degenerare. Chi sembrava un principe azzurro inizia a diventare freddo e disinteressato; colei che sembrava gentile e sensibile inizia a diventare richiestiva e cinica; il/la responsabile irritabile non è effettivamente prevedibile ed è impossibile evitare le sue urla o il suo sarcasmo.

Qui scatta la prima trappola: si sceglie di restare nel tentativo di far tornare la situazione come era all'inizio. Questo meccanismo lo vedo spesso nelle coppie: se lui è stato attento e dolce prima può tornare ad esserlo anche ora. Se lei è stata l'amica che era sempre dalla mia parte, posso riaverla ancora.

Nel caso in cui si abbia a che fare con una relazione già "partita male", allora inizieranno a scattare le strategie di fronteggiamento. Ad esempio, nel caso del/la responsabile imprevedibile è possibile che si inizi a subire in silenzio per poi "sbottare" a casa. Spesso la motivazione che sta dietro a questo comportamento è da ricercarsi in: "se non mi adatto al suo modo di trattare i dipendenti, me ne dovrei andare ma non posso permettermelo". Nella mia esperienza, sono davvero poche le situazioni in cui questo pensiero corrisponde effettivamente alla realtà; le persone hanno più risorse di quello che pensano per cambiare la loro condizione professionale senza necessariamente dover lasciare l'azienda.

Non reggo più ma...

L'insofferenza è una delle sensazioni tipiche di chi sta vivendo una relazione tossica. La tensione costante, la paura che da un momento all'altro, senza un motivo preciso, l'altra persona (che sia un partner, un'amica, il/la responsabile o collega) smetta di parlare o si arrabbi sono campanelli di allarme sul fatto che c'è qualcosa che non va nella relazione che stai vivendo.

Qui scatta la seconda trappola; quella che io chiamo del "devo resistere". In questa fase la persona perde completamente di vista i propri bisogni e si concentra esclusivamente sull'altro e su come fare per non far sì che si arrabbi, ridurre al minimo le situazioni di scontro, i motivi di litigio ecc. In questi momenti le persone accettano troppo; spesso chiedono scusa anche quando la colpa non è la loro ma lo fanno con l'obiettivo di ridurre la tensione. In realtà ciò che accade è che l'altra persona impara che può fare ciò che vuole tanto non ci sono conseguenze sulla relazione per i suoi comportamenti.

La paura della perdita

Chi si trova invischiato/a in una relazione tossica, spesso accetta cose che difficilmente possono essere considerate accettabili. Ad esempio, si accetta di non vedere i propri amici o la propria famiglia se il partner non vuole, si escludono alcuni amici perché la nostra amica è gelosa di loro, si accetta di lavorare fino a tarda sera o si accettano le battute sarcastiche senza reagire ecc.

Questo perché avviene? Spesso c'è dietro la paura della perdita: perdere il lavoro, perdere la relazione, rimanere senza amicizie ecc. Vediamo il nostro carnefice come un "ponte" indispensabile per la nostra vita relazionale o professionale. Questa è la terza trappola: ritenere che senza quella persona o quel lavoro la nostra vita non potrà che peggiorare. In questi momenti è come se le persone avessero addosso dei paraocchi che non consentono di vedere altre alternative se non quella; e ci si sente incompresi se qualcuno prova solo a far notare che potrebbero esserci modi diversi di affrontare la situazione. Così si smette di parlare della propria frustrazione con amici e amiche isolandosi sempre di più.

La paura del fallimento

Anche questo tipo di paura serpeggia spesso nelle relazioni tossiche. Per lo più si manifesta sotto mentite spoglie con frasi del tipo: "stiamo insieme da dieci anni, non voglio buttare via tutto di questi anni insieme". Lasciare la persona che genera sofferenza può essere visto in alcuni casi come la prova tangibile dell'aver "buttato anni", e quindi aver in un certo senso fallito. Stessa cosa per le relazioni amicali. Lo stesso accade per il lavoro. Tante volte mi sono sentita dire frasi come: "ho sempre lavorato lì, come faccio ad andarmene?"; "in qualche modo considero quell'azienda in po' la mia casa" (un modo per dire a sè stessi che nonostante la sofferenza non è poi così male stare lì); "ormai cosa vado a fare?". Questa è una bella trappola perché è il modo in cui diciamo a noi stessi che non abbiamo alternative perché le alternative sono in qualche modo dei fallimenti.

La colpa

L'emozione di colpa è spesso presente in una relazione tossica, specie quando percepiamo l'altra persona come vulnerabile. Spesso mi è capitato di sentire frasi come: "poveretto, mi fa stare male ma ha solo me" oppure: "con la vita che ha avuto ci credo che ha questa aggressività ma non posso abbandonarlo per questo". Parlo al maschile perché spesso questo meccanismo riguarda per lo più donne verso uomini. Ci si sente cattive a lasciare una persona che ci fa soffrire ma che in qualche modo si considera sofferente. Così per preservare l'immagine di noi come buone, si è disposte ad accettare più dell'inaccettabile se commesso da una persona che ha sofferto. Questa è una trappola pericolosissima perché è quella che porta a giustificare comportamenti che sono fonte di dolore e sofferenza.

Cosa c'è di sbagliato in me?

Altra domanda che spesso si fa chi si trova invischiato/a in una relazione tossica. Specialmente quando la relazione è iniziata bene e prosegue tra distrazioni, indifferenza e mancanza di attenzioni questa è la domanda-trappola in cui si rischia di cadere. Perché parlo di trappola? Perché la persona vede la causa del cambio di atteggiamento dell'altro o del peggioramento della relazione in se stessa. Spesso capita di sentire o leggere richieste del tipo: "come posso farlo/a cambiare?", come se modificando il proprio comportamento si avesse il potere di far cambiare radicalmente una persona. Frasi come "se capissi meglio i suoi bisogni…se capissi meglio la sua mente…se capissi come fare a farlo smettere di bere…." Sono spesso indicatori della trappola del "dove sbaglio" o "cosa c'è di sbagliato in me".

Spunti di riflessione

Come usciamo da una relazione tossica? Non è facile perché abbiamo visto quante trappole e distorsioni ci trattengano nel mantenimento della relazione.

Sarebbe bello se un articolo potesse avere la capacità di dare soluzioni magiche per uscire da queste situazioni ma sappiamo tutti che non è possibile. Vediamo però di darci degli spunti di riflessione.

  • Come sono le mie emozioni presenti? In altre parole: quali sono le emozioni che sperimento nella relazione? Sono per lo più positive o negative? Spesso per rincorrere l'illusione che tutto possa migliorare in futuro si perde di vista quanto si stia male nel presente. I rari momenti di benessere non fanno che aggiungere terreno all'illusione che si possa stare bene. Pensiamo alla nostra vita come a una bilancia don due piatti: nel presente pesa più quello della serenità o della pesantezza?
  • Da quanto va avanti questa situazione? Se va avanti da molto tempo, quanto riteniamo possibile (non probabile…possibile) che migliori? spesso la speranza per il futuro fa perdere di vista da quanto tempo la situazione sia pesante.
  • Come potrebbe essere la mia vita senza questa persona? Quali alternative potrei considerare? Se questa persona da un giorno all'altro sparisse, cosa farei per organizzare la mia vita? pensare in modo alternativo è importante. Sforziamoci di vedere alternative diverse e modi diversi di vivere la propria vita al di là della relazione tossica
  • Chi considero un punto di riferimento? fondamentale non rimanere soli e avere persone che ci siano di supporto

Ci vuole tempo e non sempre ci si riesce a liberarsi di una relazione tossica. Quello che mi sento di dire però è che nella mia esperienza non è mai successo che le persone uscite da una relazione tossica abbiano peggiorato la loro qualità di vita.

Ci vuole tempo, occorre rafforzare la fiducia in sé ma è possibile essere felici.

Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

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5 Commenti
  • Manu

    Complimenti vivissimi per l’articolo , solo chi ne è coinvolto o è stato coinvolto può capire di che si parla

  • LUISA Fossati

    Cara Antonella, Sicuramente la terapia aiuta a individuare con chiarezza le trappole che fanno cadere nelle relazioni tossiche. Una volta messi e fuoco e compresi i meccanismi sta alla persona scegliere di fare il salto per lasciarsi alle spalle certi meccanismi. Un caro saluto e buon viaggio terapeutico

  • Antonella Vinci

    Grazie per questo articolo, mi ci ritrovo in molti punti. Volevo sapere se pensa che si possa guarire da questo circolo? Io tengo a cadere in relazioni tossiche ma di breve durata che però cmq minano la mia autostima. Ora sto iniziando terapia cognitivo comportamentale qui in Inghilterra, dove vivo. Grazie mille

  • Alessandro Catalano

    Bellissimo articolo, penso che tutti dovrebbero leggerlo. Grazie!

  • Patrizia Rossi

    Grazie. Con questo articolo è riuscita a farmi entrare in un pensiero alternativo , ma è molto doloroso il pensiero di staccarmi da una persona che conosco da 35 anni e che solo ora conosco sotto un altro aspetto, forse in tutti questi anni ho rincorso un' illusione? Che dura trovarmi a fare i conti con me stessa....non riesco a staccarmi pur sentendo freddezza da parte sua.

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