Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

La co-dipendenza affettiva: il mio amore ti salverà

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Quante volte siamo caduti e cadute in relazioni sbagliate. Una dinamica che è molto frequente è quella della co-dipendenza (per gli amici: sindrome della Crocerossina).

31 AGO 2017 · Tempo di lettura: min.
La co-dipendenza affettiva: il mio amore ti salverà

Prosegue il nostro percorso nei sentieri della dipendenza affettiva.

In questo articolo il tema è quello della co-dipendenza noto anche come "Sindrome della Crocerossina".

Il termine codipendenza è stato utilizzato per la pima volta all'inizio degli anni ottanta nell'ambito dei gruppi di auto-mutuo-aiuto e in particolare nasce dai comportamenti osservati sulle compagne degli alcolisti in cura. Tali comprtamenti erano cratterizzati da tentativi di controllo sulla dipendenza dei mariti: i tentativi di aiutarli, la frustrazione di vederli ricadere nel tunnel dell'alcol, seguiti da sensi di colpa e il tentativo di porre riparo ai comportamenti distruttivi aumentando i comportamenti di controllo che però altro non facevano che stimolare il comportamento del bere.

La co-dipendente (uso il femminile perchè solitamente si tratta di donne anche se, ovviamente, non sempre) si lega a chi mostra di avere un disperato bisogno di essere aiutato. Con le dovute eccezioni, di solito i partner che hanno un disperato bisogno di essere aiutati difficilmente sono persone affidabili inciampate nella sfortuna; il più delle volte si tratta di persone fragili ma allo stesso tempo profondamente inaffidabili come, ad esempio, persone dipendenti (da sostanze, da gioco, da una relazione, da internet, dall'alcol ecc).

Il caso di Claudia

Voglio presentare il caso di Claudia (il nome è ovviamente inventato) che per me fu davvero molto "tosto" e che fu il caso che mi spinse a interessarmi sempre di più alla dipendenz affettiva e alla psicologia della coppia.

Claudia venne da me in studio in crisi nera per una relazione che durava da anni.

L'infanzia del compagno era stata caratterizzata da abusi e ferite affettive molto profonde; la madre era violenta e al corrente degli abusi sessuali che entrambi i figli subivano fin dall'infanzia da parte dello zio; tuttavia non fece nulla a loro tutela. Il padre era un uomo violento e alcolizzato che morì di diabete per incuria; il fratello di lui morì suicida e nel giro di qulche anno il compagno della mia cliente si ritrovò costretto ad occuparsi dell'anziana madre affetta da morbo di Parkinson che abitava nell'appartamento accanto al suo e di Claudia. Aveva come risorse, il fatto di essere un uomo molto bello, intelligente e con un lavoro nel campo finanziario che gli consentiva di condurre una vita molto agiata...ed avere tutte le donne che voleva...

Conobbe la mia cliente durante un viaggio e lei rimase subito colpita da quest'uomo; non poteva credere che un uomo così interessante stesse scegliendo proprio lei che, per quanto una bella ragazza solare, non sie era mai sentita niente di speciale (questo ragionamento è una trappola molto pericolosa; dice molto dell'iniscurezza di una persona che rischia di lasciarsi "abbindolare" facilmente da persone manipolative).

Si misero insieme. Inizialmente lui le dava moltissime attenzioni e le ripeteva continuamente come, grazie a lei, la sua vita fosse diventata felice nonostante l'infelicità vissuta fino a quel momento a causa del suo passato. Facevano l'amore e adoravano passare insieme del tempo.

Dopo un anno le cose iniziarono a cambiare. Lui spesso appariva arrabbiato e aggressivo, tavolta senza motivo; le faceva capire che il sesso lo viveva come un "dovere coniugale". Spesso se la prendeva con lei per cose di poco conto oppure, semplicemente, era furioso senza un motivo e piombava nel silenzio. Le ripeteva cose del tipo che, sebbene l'amasse, per lui era difficile esserle fedele perchè, con tutto quello che aveva subito nella sua vita, rinunciare a qualunque cosa gli desse piacere era per lui sentito come profondamente limitante e frustrante.

Quando si arrabbiava per cose di poco conto chiedeva a lei di essere comprensiva perchè nella sua vita aveva accumulato così tanta rabbia che "da tutte le perti esce; cerca di capire!". In questi momenti lei si sentiva ferita e umiliata ma se provava a manifestare tale ferita lui le faceva presente che se il dire come si sentiva aveva la conseguenza di vedere tristezza e rabbia negli occhi di lei, facendolo sentire giudicato, allora era meglio stare in sielnzio; spesso le dava dell'egoista in questi momenti. Concludeva spesso che le sue donne erano tutte uguali; prima lo sceglievano e poi erano giudicanti e incapace di accogliere le sue ferite e i suoi bisogni. Lui diceva che era per questo che le tradiva...

Claudia allora, si riempiva di sensi di colpa dicendosi che, sebbene avesse gli strumenti per renderlo felice, i suoi momenti sofferenza potevano essere per lui, già provato da una vita di abusi, ulteriori ferite. E così aveva imparato a incassare e tacere.

Arrivò da me in uno stato di disperazione, intrisa di una rabbia mista a odio, dolore e colpa...una bella matassa da sbrogliare! Per me ma, sopratutto, per lei.

Lavorammo insieme un anno e poi, finalmente, lo lasciò.

Il triangolo no!!!!

Cosa porta ad entrare nel tunnel della co-dipendenza? Abbiamo capito che il co-dipendente si lega a chi ha bisogno di aiuto. La calamita che attira il co-dipendente sta proprio nella condizione di bisogno in cui si trova l'altro, per questo si parla di sindrome della Crocerossina. In queste persone, c'è l'illusione salvifica che grazie al proprio amore l'altra persona guarirà. C'è dunque una vittima che deve essere salvata (il compagno di Claudia del caso precedente) e un salvatore (la stessa Claudia).

Tuttavia, le persone molto sofferenti che chiedono di essere aiutate, spesso si caratterizzano, come dicevamo, per tratti di personalità disfunzionali che è quasi impossibile che possano essere modificati grazie al solo aiuto del partner; anzi, siccome le caratteristiche di personalità e comportamenti disfunzionali come la dipendenza nascono comunque come una risposta, seppure patologica, a un bisogno di qualche tipo (per non sentire il dolore, per illudersi di avere il controllo ecc), è altamente probabile che tali comportamenti continuino a manifestasrsi nonostante gli sforzi del partner. Nel caso clinico riportato, il compagno di Claudia dopo aver vestito il ruolo di vittima (aiutami!) e chiesto a Claudia di essere la sua salvatrice, si sposta sul ruolo di carnefice mettendo in atto quei comportamenti violenti di cui, nonostante tutto, non può fare a meno.

Questa dinamica è nota come triangolo drammatico: Vittima – Persecutore - Salvatore.

uoli nel triangolo non sono fissi ma ruotano: il compagno di Claudia si pone come vittima e vede in lei la sua salvatrice. Lei risponde alla richiesta di aiuto fin quando i tratti psicopatologici di lui non prendono il sopravvento e sfociano (ancora una volta) in aggressività facendo assumere a lui il ruolo di carnefice e a lei quello di vittima. Se Claudia prova a ribellarsi o a resistere lui reagisce con una ferita vittimistica riconoscendo in lei il carnefice; non è raro che quando un tossicodipendente cade di nuovo nella dipendenza dica alla compagna frasi del tipo: "ci sono caduto ancora per colpa tua! Perchè non ti sei fidata di me e mi hai fatto sentire sbagliato".

L'unico modo per interrompere il giochino è romperlo.

Sembra facile....

...e invece facile un cavolo!!! Claudia non è stupida, lo vede che questa relazione la fa soffrire. E allora perchè ci resta? Perchè i co-dipendenti affettivi sono a tutti gli effetti dei dipendenti e temono la separazione e l'abbandono più di qualunque altra cosa. Inoltre, essere abbandonati significa aver fallito nel salvataggio dell'altro.

Il meccanismo della Croerossina è quello di legarsi a persone che hanno bisogno di essere salvate...perchè fichè riconosceranno in lei (o più raramente in lui nel caso dei maschi) la salvatrice non la abbandoneranno. In tutto questo però ci sono almeno due meccanismi perversissimi.

Il primo: i rari momenti di felicità nella coppia vengono visti come una sorta di "trailer" di quanto bella potrebbe essere la storia se non ci fosse quel problema (ad esempio la dipendenza da gioco o da sostanza o i postumi violenti di un trauma) e così l'obiettivo diventa, per la Crocerossina, lottare per eliminae quel problema nell'illusione di un futuro felice. Però la cosa sta ancora peggio di così....infatti, come dicevo prima, la Crocerossina si lega a chi deve essere aiutato perchè ha bisogno di lei...se però avvenisse il miracolo e la persona "guarisse" cosa accadrebbe? Che non avrebbe più bisogno...e questa è una minaccia enorme per il co-dipendente che si ritroverà nel paradosso di desiderare ardentemente che l'altro "guarisca" e allo stesso tempo essere terrorizzata all'idea di salvarlo.

E quindi?

Quindi è un'illusione pensare di salvare una persona con problemi gravi, specie se di mezzo ci sono tratti di personalità patologici che portano fare uso di sostanze, bere, giocare, essere dipendenti affettivi aggressivi ecc...

Ribadisco che l'unico modo per rompere il triangolo drammatico è chiudere la relazione e uscire dalla dinamica. Per quanto l'abbandono sia devastante, sia per il partner dipendente che per quello co-dipendente.

I cinque segnali per riconoscere un Triangolo drammatico

  • La persona in qualche modo ci descrive come la sua salvatrice/il suo salvatore (occhio a frasi tipo "sei la cosa più bella della mia vita" se il resto del mondo viene invece visto come cattivo e viene svalutato)
  • Quando ci sentiamo prevaricati e esprimiamo i nostri bisogni l'altro cerca di farci sentire in colpa ("guarda come reagisci quando provo a dirti come sto")
  • Quando va tutto apparentemente bene state con l'ansia del momento in cui l'altro perderà le staffe o cadrà nel tunnel.
  • Vi sentite in diritto di esercitare comportamenti di controllo (del computer, del cellulare, dell'alito se la persona è alcolista)
  • Vi sentite maltrattate/e e non comprese/i ma allo stesso tempo provate colpa all'idea di lasciare l'altro che, sofferente com'è, non potrebbe mai sopportare l'ennesimo abbandono (invece di solito le persone ce la fanno).
Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Lascia un commento

ultimi articoli su dipendenza affettiva