Le manifestazioni indirette dell’ansia

L’ansia può trovare vari modi di espressione. Spesso l’individuo che ne soffre cerca di erigere delle difese nei confronti di essa convertendola o tramutandola in varie manifestazioni.

11 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.
Le manifestazioni indirette dell’ansia

Accade che l'ansia si possa organizzare attorno a sintomi diversi, sintomi che spesso hanno la funzione di nascondere la propria tensione emotiva o di difendersi da essa, o ancora di scaricarla in qualche modo. Tuttavia, tali difese o modalità di scarica non si dimostrano adeguate, piuttosto possono portare l'individuo a sviluppare altri quadri patologici.

Lo scopo principale dell'individuo ansioso è, infatti, quello di liberarsi dalla tensione e dall'angoscia che sperimenta; ciò può essere ottenuto in parte dirigendo l'attenzione all'esterno piuttosto che alla propria persona, ad esempio applicandosi in modo estremo al lavoro, all'esercizio fisico o lasciandosi andare a reazioni emotive incontrollate, ad esempio ad un attacco di collera.

L'ansia può essere diretta verso qualche atto ripetitivo, verso qualche timore esagerato o ingiustificato ed è proprio in questo modo che si sviluppano nuovi sintomi e reazioni psicologiche. Il risultato ottenuto, infine, è semplicemente una diminuzione della tensione emotiva ma non la risoluzione delle cause interne che l'hanno generata e che rendono cronico il problema.

Quelle che seguono sono alcune delle più tipiche organizzazioni sintomatiche che hanno origine da uno stato ansioso non risolto:

  • le conversioni organiche: modificazioni del tono dei muscoli involontari, nelle vie digerenti e nei vasi sanguigni, stanchezza psicologica, disturbi organici di origine emotiva e isterica;
  • le conversioni psicologiche: la tensione si manifesta in una serie di comportamenti particolari e sfocia in varie forme morbose. Si sviluppano così le nevrosi propriamente dette. Le fobie, l'ipocondria, le nevrosi ossessivo-compulsive, la depressione, le reazioni isteriche e dissociative.

L'esperienza dell'ansia è in grado, di per sé, di produrre paura in chi ne è colpito; dopo un po' la persona inizia a temere che gli attacchi si ripresentino ed evita tutte le situazioni che, secondo lei, possono provocarli. Ciò implica, tuttavia, una limitazione della propria vita, che in alcuni casi può arrivare fino al completo isolamento o all'impossibilità di uscire di casa.

La qualità della vita del paziente risulta essere fortemente compromessa. A questo punto solitamente si fa ricorso ai farmaci, i quali donano sollievo ma non rimuovono le cause interne ed ambientali che alimentano il quadro ansioso.

Come ottenere un cambiamento risolutivo?

Per ottenere un vero e risolutivo cambiamento è importante analizzare le motivazioni psicologiche che sono alla base dell'ansia, in quanto essa è la manifestazione più visibile, e per così dire ineludibile, di un malessere interno alla persona, che può scaturire da una condizione conflittuale sia interna che relativa al suo ambiente esterno.

L'ansia, allora, può essere il segnale o la conseguenza di uno stato di impotenza ad effettuare un cambiamento nella propria vita o a modificare ciò che è sfavorevole nell'ambiente esterno. La Psicoterapia in tal caso è fondamentale a recuperare un senso di "potere" personale, che si traduca nella capacità di gestire le proprie emozioni e di avere un'influenza sulla realtà che ci circonda.

Scritto da

Monica Di Girolamo Psicologa Psicoterapeuta

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