L’ansia non è un nemico da distruggere

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In questo articolo sarà spiegato il ruolo fondamentale dell’ansia nella vita, anche quando è patologica. L'intento? Capovolgere l’atteggiamento negativo che si ha nei suoi confronti.

11 feb 2019 · Tempo di lettura: min.
L’ansia non è un nemico da distruggere

«Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato», C.G.Jung.

I diversi tipi di ansia

L'ansia è un'emozione comune a tutti gli esseri umani, di qualsiasi cultura. È una modalità di risposta che utilizza l'essere umano per rispondere e prepararsi a gestire lo stress, dunque l'ansia in se stessa è fisiologica, normale e adattiva. Per fare un esempio, quando siamo di fronte a una sfida importante come affrontare un esame, una gara o un colloquio di lavoro, diventiamo più attenti agli stimoli circostanti ed entriamo in uno stato di allerta che ci prepara ad essere più reattivi al fine di rispondere meglio e superare l'ostacolo. In questo caso, l'ansia, ci preparerebbe ad affrontare in modo più funzionale un potenziale pericolo.

Non è sempre così naturalmente, ci sono casi infatti nei quali l'ansia assume caratteristiche negative, quando cioè ostacola l'adattamento dell'individuo alle sfide quotidiane della vita, quando non è possibile condurre una vita normale e quando a causa di queste emozioni conturbanti si resta bloccati e si rinuncia a vivere parti importanti e vitali.

L'ansia diventa disfunzionale quando l'emozione provata di fronte allo stimolo che provoca ansia diventa intollerabile, quando la sua durata persistente limita o blocca la crescita personale, quando la risposta ansiosa è eccessiva rispetto allo stimolo scatenante. In tutti i casi nei quali ostacola, blocca e interferisce con l'adattamento alle attività della vita quotidiana.

Nei disturbi d'ansia rientrano:

  • gli attacchi di panico (con e senza agorafobia), ansia acuta improvvisa nella quale si ha paura di morire o di impazzire;
  • le ossessioni e compulsioni (rituali,ecc.);
  • le fobie (degli insetti, dei mezzi di trasporto, di arrossire in pubblico,ecc.);
  • l'ansia generalizzata (una tensione durevole sganciata da particolari stimoli);
  • il disturbo post-traumatico (conseguente ad eventi traumatici).

I sintomi che accompagnano questi stati ansiosi sono di natura cognitiva, emotiva, somatica.

  1. Sintomi cognitivi: sentirsi nervosi, risposte esagerate di allarme, difficoltà di concentrazione, sensazione di testa vuota, difficoltà di addormentamento.
  2. Sintomi emotivi: irritabilità, paura di morire, paura di perdere il controllo, paura di non riuscire ad affrontare le situazioni.
  3. Sintomi somatici: dispnea, sensazione di soffocamento, palpitazioni, sudorazione, mani fredde e sudate, bocca asciutta, tremori, vertigini, sbandamento, vampate di calore, nodo alla gola, tensioni muscolari.

Perché l'ansia non è una nemica

Ora che è stato chiarito cosa è l'ansia, come si presenta, come agisce e quando diventa disfunzionale, cercheremo di capire perché non è una nemica e perché non va annientata come emozione, anche quando rappresenta un ostacolo alla conduzione normale della vita.

Paradossalmente potremmo dire che più si cerca di sconfiggerla, ignorarla, più sarà presente!

L'ansia rappresenta sempre una componente della nostra psiche che, nei casi in cui diventa disfunzionale, è autonoma nel senso che il soggetto non la può controllare ed essa come una regina si presenta autonomamente senza darci (apparentemente) nessun preavviso e nessuna possibilità di gestirla.

Non siamo noi a controllare lei, ma lei a possedere noi. Ci sentiamo completamente in balìa di quelli che sembrano suoi stucchevoli capricci. Nonostante il suo carattere imprevedibile e capriccioso, essa è comunque importante e fondamentale perché rappresenta l'unico modo con il quale la nostra psiche è riuscita, in quella fase della nostra vita, ad adattarsi e a reagire a una crisi.

Se è una parte della nostra psiche abbiamo il dovere di guardarla. Piuttosto che ignorarla, dovremmo intenderla come un segnale d'allarme che ci invita ad approfondire questa parte psichica che sta urlando, che chiede attenzione, che stiamo trascurando. Per fare un esempio se abbiamo mal di testa siamo portati spesso a prendere un medicinale e ad allontanare così il dolore. Allo stesso modo, se soffriamo di ansia, iniziamo ad evitare le situazioni stimolo che ci procurano ansia, evitiamo di parlare in pubblico per non arrossire, evitiamo di guidare per non stare male, etc. Se prendiamo il medicinale per il mal di testa, abbiamo allontanato il dolore ma non abbiamo curato il mal di testa, non abbiamo approfondito cosa realmente lo scatena. E soprattutto il mal di testa ritornerà. E così ritorna pure l'ansia…

Allora l'ansia più che come un nemico andrebbe vista come un amico che vuole dirci che stiamo agendo in un modo che per noi non va bene o, se era adattivo fino a qualche anno fa non lo è più oggi, vuole dirci che dobbiamo cambiare qualcosa, che manca qualcosa nella nostra vita e che più fuggiamo da lei più ci allontaniamo da noi stessi.

È chiaro che per ognuno l'ansia avrà un senso diverso, una storia diversa e manderà un messaggio diverso. Ma se invece di fuggire impariamo a fidarci dei segnali che ci manda il nostro corpo, le nostre emozioni, allora si apre un grande varco e possiamo imparare tanto da noi stessi.

Nulla avviene per caso, anche i sintomi che ci fanno soffrire hanno lo scopo di farci crescere e se vengono esplorati, compresi ed analizzati sono degli ottimi amici e compagni di viaggio in questo non sempre facile viaggio della vita!

Articolo della  Dott.ssa Manuela Raunisi, iscritta all'Albo degli Psicologi della regione Sicilia

Scritto da

Dott.ssa Manuela Raunisi

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Commenti 1
  • Carmela Bertoletti

    Condivido in toto. Ho avuto attacchi di panico e qualche mese fa anche vertigini, nausee, ho fatto esami dai quali non è emerso nulla. Credevo fosse il cuore, labirintite ma a parte un po' di ipoacusia non era nulla. Ma io stavo veramente male, avevo timore ad uscire di casa, a guidare, a salire una scala. Lavoravo troppo, chiedevo troppo a me stessa. La mia mente chiedeva riposo. Le responsabilità e le preoccupazioni, forse anche da me costruite, mi avevano stressato al limite. Spero di non ricaderci. Ora mi ritaglio dei momenti di leggerezza e ogni tanto dei giorni di relax