Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

I disturbi d'ansia spiegati in una prospettiva psicologica-famigliare

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Quando l'ansia è da considerarsi disadattiva? Quali compiti evolutivi la persona ansiosa non è riuscita a realizzare? In che tipo di famiglia è vissuta?

18 SET 2019 · Tempo di lettura: min.
I disturbi d'ansia spiegati in una prospettiva psicologica-famigliare

Ansia fisiologica e ansia patologica

L'ansia, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, può avere anche una funzione adattiva. Di fatto, rappresenta una reazione di attacco-fuga, che spinge l'organismo ad agire e quindi a difendersi in condizioni di pericolo (reale o percepito). Se non la provassimo non potremmo vivere, poiché essa costituisce da un lato una spinta vitale, mentre dall'altro lato la nostra difesa fondamentale (basti pensare ai nostri antenati che si difendevano dagli animali pericolosi grazie a questo sistema che permetteva la fuga!).

È altrettanto vero, però, che nel momento in cui lo stato d'ansia fisiologico dura troppo a lungo, può produrre disordini psicologici, fisici e comportamentali di vario genere. In questo secondo caso siamo più propensi a parlare di ansia patologica con una funzione disadattiva (più che adattiva) in quanto diventa difficile gestirla, essendo eccessiva.

Tra le varie ansie patologiche possiamo distinguere:

  • ansia da prestazione;
  • ansia da giudizio, come l'ansia sociale;
  • ansia specifica, come le fobie-

Ciò che accomuna le tre tipologie è la perdita del controllo.

Per quanto riguarda i fattori cognitivi, è possibile rintracciare la presenza di pattern specifici: ideazioni e modalità di pensiero che portano la persona a sovrastimare il pericolo e modalità di ansia anticipatorie. Spesso si perde poi la capacità di identificare ciò che ha scatenato l'ansia, manifestandola in modo indifferenziato senza comprenderne le cause. Altre volte, l'ansia fa riferimento ad un vero e proprio oggetto specifico o ad una situazione ben definita (come nel caso delle fobie).

Il disturbo d'ansia generalizzato

Negli ultimi anni sta aumentando molto il cosiddetto disturbo d'ansia generalizzato (DAG). Questo ci porta a pensare che la società sia cambiata: la vita è precaria, non si possono fare grandi progetti perché si ha paura di quello che può accadere (ad esempio, molti si domandando se in un domani riusciranno a percepire una buona pensione, oppure i più giovani si chiedono se potranno avere dei figli). Nel DAG non c'è una causa specifica, potremmo dire che questo disturbo nasce perché ora la vita è un po' così, fondata sulla precarietà che non permette di progettare il futuro. Spesso si trovano persone bloccate nel presente o ancorate al passato, che non riescono ad avere più una progettualità futura.

Pur essendoci differenti tipologie di disturbi d'ansia (disturbi ossessivi e compulsivi, fobie, ansia sociale e così via), possiamo rintracciare la loro origine, soprattutto negli attacchi di panico, nell'impossibilità di raggiungere una reale autonomia. In questi casi, una persona pensa di essere autonoma ma in realtà non lo è, e ciò lo si vede soprattutto in situazioni difficili in cui "va in ansia" perché non si sente capace. Forse avrebbe bisogno di qualcuno che gli dia sicurezza, che lo rassicuri sulle proprie capacità, di qualcuno che gli dica "così vai bene", "forza"... ed è qui che possono sorgere spontaneamente domande sul tipo di famiglia che questa persona ha avuto. Viene spontaneo domandarsi come la persona ha vissuto in famiglia quando era piccolo, se i genitori le davano sicurezza (evidentemente non abbastanza), come le parlavano e soprattutto come questa, in età infantile e adolescenziale, si è sentita. Potrebbero aver sperimentato genitori molto presenti, addirittura asfissianti, che implicitamente comunicavano non fiducia nelle possibilità del figlio di emanciparsi oppure genitori emotivamente distanti e trascuranti, dove il figlio si è sentito solo nel difficile processo di individuazione-separazione.

"Guardare una persona da sola, ha poco senso perché noi viviamo in relazione".

L'attacco di panico

Spostandoci sul versante dell'attacco di panico si può notare, invece, come nell'età adolescenziale gli attacchi di panico siano molto più diffusi di un tempo (prima dei 17 anni sono tre volte più frequenti della depressione). Anche in questo caso, potremmo dire che nel mondo di oggi il pre o l'adolescente detiene troppa libertà. Le famiglie sono poco contenitive e poco presenti, molto assorbite dai propri impegni lavorativi o comunque in generale più permissive, e gli adolescenti si trovano sempre di più in situazioni "da grandi" che non riescono ancora a gestire. Le reazioni di questi adolescenti potranno essere contro-reattive (di spavalderia) o al contrario, di ansia e paura, fino ad arrivare alla manifestazione del panico. Al contrario, si potrebbero trovare adolescenti "troppo bravi", che escono poco e stanno molto in famiglia, che a lungo andare potrebbero incontrare delle difficoltà nel superare quelle prove di autonomia necessarie per la costruzione di una solida identità adulta.

In riferimento alle cause, non ci sono dati certi che spieghino le origini scatenanti dell'attacco di panico. Ciò che si può fare, è interrogarsi sugli aspetti psicologici che portano alla sua manifestazione (i cosiddetti "stressor") e, in questo senso, è stato scoperto che gli stressors sono tutti riconducibili all'ansia da separazione.

"L'ansia di separazione porta all'attacco di panico e l'attacco di panico è dovuto all'ansia da separazione".

Ovviamente questa frase non è da intendersi nell'ottica di una relazione causa-effetto, bensì come fattore psicologico rilevante sull'insorgenza dell'attacco di panico. Solitamente in una condizione di vulnerabilità di partenza della persona (fattori specifici di personalità, storia famigliare passata, esperienze negative di vita...), si aggiunge la presenza recente di un evento stressante significativo connesso alla perdita di autonomia della persona (una perdita importante, una morte di una persona cara, un allontanamento, una separazione dei genitori o dal proprio partner...).

Come avviene? L'attacco di panico solitamente avviene in piedi, quando si ha la sensazione di allontanarsi (ansia da separazione) o quando ci si sta per allontanare (ad esempio in autostrada, in aereo...). Quando la persona inizia ad averne alcuni a distanza di tempo, è possibile poi che subentri il cosiddetto "meccanismo di evitamento" della situazione temuta, per la paura che l'attacco di panico si ripresenti.

La famiglia dell'ansioso

Analizziamo di seguito le 2 tipologie prevalenti.

  • Solitamente le persone ansiose, hanno vissuto in un ambiente famigliare "invischiato" e iperprotettivo, che ha comunicato implicitamente il seguente messaggio: "ti devo proteggere io perché da solo non ce la fai". Evidente è la svalutazione implicita del genitore che porta, a sua volta, il figlio ad autosvalutarsi. In questa prima tipologia di famiglia, gli attacchi di panico possono insorgere quando avviene una separazione e manifestarsi anche in età tardive (in età adulta)
  • La seconda tipologia di famiglia è stata invece poco protettiva ed ha lasciato i figli da soli nel difficile processo di separazione-individuazione. Avremo così ragazzi che si sono sperimentati da soli, quando in realtà non erano ancora pronti. Ecco che l'attacco d'ansia, in questo secondo caso, può essere inteso come una vera e propria richiesta di aiuto che non riesce ad essere esplicitata a parole e quindi finisce per essere espressa con il corpo e con il sintomo. È come se la persona dicesse mediante l'attacco che vuole essere aiutato.

Articolo della Dott.ssa Elisa Simeoni, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.  

Scritto da

Dott.ssa Elisa Simeoni

Lascia un commento
2 Commenti
  • Dott.ssa Elisa Simeoni

    Si è possibile, sembrano essere proprio dei sintomi legati all’ansia. Ovviamente per dirlo con certezza bisognerebbe approfondire. Buona giornata

  • Fabio Bardelli

    Buona sera, mi sono letto tutto, perché sono uno molto ansioso, e quando nn sto bene, me ne accorgo perché mi manca il fiato e mi sento chiudere la gola, è possibile questa cosa,? Grazie

ultimi articoli su ansia