Quando fare una scelta blocca e getta nell’angoscia

Come mai a volte fare una scelta ci getta nel tormento? Cosa ci blocca? Come possiamo sbloccarci per compiere scelte serene?

19 NOV 2020 · Tempo di lettura: min.

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Quando fare una scelta blocca e getta nell’angoscia

"Quando mi sono trovata a dover scegliere la mia strada professionale, mi sono paralizzata per l'ansia. Non sapevo se puntare su qualcosa che forse poteva piacermi ma non so se mi sarebbe effettivamente riuscito o su qualcosa che mi riusciva bene ma non mi piaceva troppo. I giorni passavano e io mi sentivo sempre più nella morsa dell'ansia".

"Ho scelto il percorso universitario all'ultimo momento quando i termini per le iscrizioni stavano per scadere. Ora faccio una facoltà che mi piace il giusto, non so se sia la mia strada ma temo di cambiarla".

"Il mio compagno mi aveva stancata con quella sua fredda praticità mentre il nuovo collega sempre allegro e comprensivo mi riempiva il cuore di gioia. Poi però quando ho scelto di iniziare a frequentare il collega dopo un periodo di grande gioia sentivo la mancanza del mio ex compagno…ma non sempre. E annegavo nella confusione"

Penso che l'ansia da scelta sia un blocco personale (e spesso realizzativo) molto sottovalutato. Può riguardare un'area di vita o anche più aree e quando si verifica, per la persona può assumere un peso davvero schiacciante perché blocca, fa sentire in un loop senza uscita carico di angoscia.

Una sorta di limbo da cui non si riesce ad uscire.

Come mai ci si blocca nelle scelte?

Prima di tutto iniziamo con il capire quando una scelta è efficace.

Una scelta è efficace quando è in linea con i nostri bisogni, i nostri valori, interessi, le nostre motivazioni e le nostre inclinazioni. Chiaramente non sempre è possibile soddisfare tutti questi aspetti ma una scelta è tanto più efficace quanto più in linea con essi.

Inoltre, una scelta è efficace quando c'è la consapevolezza che può basarsi prevalentemente sul presente. Certo, posso fare scelte che coinvolgono il mio futuro (es. la scelta di un percorso universitario), tuttavia è necessario mettere in conto che i bisogni e le motivazioni possono cambiare nel tempo e quindi è possibile che una scelta fatta in passato non si riveli più in linea con il nostro presente.

Da cosa nasce il blocco nella scelta? Possono esserci innumerevoli motivazioni ma nella mia esperienza, individuo tre costanti che caratterizzano le persone con questo blocco.

1) Non fidarsi del proprio sentire

Dietro al blocco nella scelta si può nascondere un passato caratterizzato dalla sfiducia verso di sé. Persone che nella loro storia di vita hanno visti screditati, derisi o poco considerati i propri vissuti e i propri modi di interpretare le cose, possono aver imparato che ciò che sentono non è affidabile, è qualcosa di cui non ci si può fidare. Così basta poco per vacillare. Mi viene in mente Elena, brillante biologa che ogni volta che faceva una scelta professionale era capace di metterla completamente in discussione se solo qualcuno la metteva in discussione.

2) Paura di sbagliare e perfezionismo

Spesso dietro la paura dell'errore si nasconde una immensa paura di sbagliare e quindi avere la prova di non valere abbastanza, di non essere capaci, di non essere in grado, di aver buttato via tempo ecc.

Il perfezionismo ha un doppio problema: ci porta a organizzare le nostre scelte (spesso senza che ce ne accorgiamo) più sulla base delle aspettative di altri che sulla base dei nostri interessi, bisogni, motivazioni, desideri ecc. Inoltre, ci induce a credere che se commettiamo errori valiamo un po' meno (come professionisti, come mogli, mariti, amici ecc..). Se siete perfezionisti provate a immaginare una bilancia con due piatti: quello degli errori e quello dei successi. Quale pesa di più? Spesso per i perfezionisti vale molto la regola del "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce". Il perfezionismo ha il grande vantaggio di contribuire molto a dare risultati positivi; se da un lato questo lenisce il senso di inadeguatezza dall'altro, induce a continuare a perpetrare nel perfezionismo con conseguenze spesso negative.

3) Giudizio degli altri

Piuttosto legato al punto precedente. Non ci rendiamo conto di quanto valore diamo al modo in cui gli altri ci guardano. Certe volte il bisogno di approvazione e riconoscimento è talmente forte da farci completamente perdere di vista noi stesse. La dinamica del "io valgo se tu mi approvi" rischia di essere alla base di grandi blocchi. Vero è che siamo animali sociali e che il modo in cui veniamo guardate dalle persone care ha sicuramente un valore.

Tuttavia, questo diventa invalidante quando ci impedisce di comprendere ciò che è importante per noi. A volte a questo si aggiunge il ricatto economico: "non posso scegliere un percorso universitario che non piace ai miei genitori, del resto sono loro che pagano".

Quindi come ne usciamo?

Per poter condurre una scelta efficace è prima di tutto importante avere chiare alcune premesse:

1) Mettere in conto che la nostra decisione può essere disapprovata da qualcun altro

Le persone hanno prospettive diverse, valori diversi, esperienze diverse e guardano il mondo secondo le proprie "lenti". Non è detto che una scelta in linea con noi venga vista come altrettanto adeguata da qualcun altro. Scegliere può voler dire anche non ricevere approvazione.

2) Mettere in conto la possibilità di sbagliare

Non esiste una scelta che può garantirsi completamente adeguata anche nel futuro; i nostri interessi possono cambiare così come le nostre motivazioni, le condizioni di vita, i bisogni, i desideri ecc… Molto spesso le persone non hanno tanto l'esigenza di fare una scelta ma di fare una scelta che si rivelerà giusta, priva di rischi e dai risultati garantiti. Questo grado di sicurezza non è possibile averlo; occorre mettere in conto una certa probabilità di rischio.

Ciò che dipende da noi è però quanto siamo disposti a correre un rischio più o meno grande nel fare una scelta. "Io odio il mio lavoro ma se lo cambio voglio essere certa di trovarmi bene con i colleghi". In questo caso possiamo, eventualmente, chiedere informazioni a chi già lavora in quell'azienda ma nessuno potrà darci la certezza su come noi ci troveremo in quel contesto. A volte abbiamo paura di sbagliare perché temiamo di non essere in grado di riparare all'errore, temiamo di trovarci male, venire derisi ecc. Siamo sicuri però che un errore sarebbe davvero così catastrofico? Spesso l'errore lo teme chi ha avuto molti successi.

Una volta accettate queste premesse, ci sono altri passi che possiamo provare a fare.

  • Fidarsi del proprio sentire

Una scelta efficace, dicevamo, dipende da quanto la sentiamo in linea con bisogni, valori, motivazioni, interessi e attitudini. Occorre partire da qui per scegliere. Quali sono i miei desideri? Cosa mi fa stare bene? Cosa mi rappresenta di più come persona? A cosa non sarei mai disposta a rinunciare? Cosa mi riesce? Cosa mi dà soddisfazione? Etc. Questo lavoro di lettura interiore richiede una buona consapevolezza emotiva perché sono le emozioni a orientarci sui nostri bisogni.

  • Considerare la confusione come un segnale e non come un problema

La confusione interiore spesso viene guardata con accezione negativa. Essere confusi, per qualcuno, vuol dire essere inadeguati, essere incapaci di scegliere, essere dei perditempo etc. La confusione non è altro che qualcosa che ci stiamo dicendo. Ci parla dei nostri bisogni che non sempre sono coerenti. Ascoltare i messaggi che ci sono nella confusione è decisamente più produttivo del fermarci a condannare e giudicare la confusione. A volte vedo che una strategia usata per gestire la confusione è ignorare alcuni messaggi emotivi. Es. sono fidanzata da cinque anni, arriva un collega nuovo mi sento attratta, ignoro quell'attrazione e ripeto a me stessa che non ha senso dare importanza a quel vissuto. Attenzione perché i vissuti che ignoriamo il più delle volte trovano un sacco di modi per farsi ascoltare.

  • Smettere di ricercare la coerenza emotiva a tutti i costi

Io potrei benissimo sentire contemporaneamente il bisogno di stabilità (soddisfatto da un lavoro fisso) e il bisogno di libertà (soddisfatto più da un lavoro libero professionale); potrei sentire il bisogno di sicurezza (soddisfatto dal mio attuale compagno) e il bisogno di leggerezza (che veniva soddisfatto più dal mio ex). Non c'è niente di male; se in alcuni momenti ci manca il nostro ex fidanzato non vuol dire automaticamente che abbiamo sbagliato a lasciarlo (magari ci sono momenti in cui non ci manca affatto!), se un certo tipo di percorso professionale ci mette ansia non vuol dire automaticamente che sia sbagliato per noi. Prendiamo le emozioni per quello che sono; una sorta di "campanelli" che ci informano su quanto i nostri bisogni siano soddisfatti o meno. Fare una scelta non vuol dire mantenere una coerenza emotiva a tutti i costi con quella scelta; a volte potrò sentirmi insoddisfatta, affaticata, arrabbiata ma non necessariamente vuol dire che ho sbagliato tutto! Chiaramente se la scelta fatta mi fa sentire spesso a disagio o fuori posto è necessario comprendere meglio cosa quei vissuti ci stanno dicendo.

"A volte è necessario scegliere tra una cosa a cui si è abituati e un'altra che ci piacerebbe conoscere."

Paulo Coelho

 

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Appagliato M. – Lissandron S. (2010) La Cura delle Emozioni in Terapia Cognitiva – Roma – Alpes Italia
  • Goleman, D. (2009) Intelligenza Emotiva, Roma, Rizzoli
  • Greenberg, L. Paivio, S. (2004) Lavorare con le emozioni in psicoterapia integrata, Milano, Sovera Edizioni

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