Introduzione alla Psicoterapia delle Parti 2. Il Sistema di Sicurezza.

Nonostante le nostre prime esperienze di vita possano influenzare il nostro modo di percepire il mondo, esse non determinano il nostro destino

12 OTT 2018 · Tempo di lettura: min.

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Introduzione alla Psicoterapia delle Parti 2. Il Sistema di Sicurezza.

La Psicoterapia delle Parti 2. Il Sistema di Sicurezza.

Stiamo per entrare in uno degli argomenti fondamentali per comprendere come funziona la psicoterapia.

Abbiamo accennato alle subpersonalità o parti. Abbiamo visto che per Kendrik (e per tanti altri) ce ne sono di predefinite dal nostro retaggio evolutivo ed abbiamo incontrato il Night Watchman (o Guardiano Notturno).

Come funziona? Abbiamo una buona teoria che attraverso la ricerca neuroscientifica giustifichi questa figura metaforica e ne evidenzi i meccanismi?

Secondo me la risposta è affermativa e ci rimanda al lavoro di Porges: la Teoria Polivagale.

La Teoria Polivagale costituisce, a mio avviso, un salto paradigmatico.

Prima della sua formulazione, il Sistema Nervoso Autonomo era descritto come composto da:

  • Il Sistema Nervoso Simpatico
  • Il Sistema Nervoso Parasimpatico

Ogni teorizzazione in merito alla omeostasi del sistema parlava di bilanciamento di queste due componenti, la prima attivante e la seconda inibitoria.

Porges scopre che le vie del parasimpatico sono in realtà due, dipendenti da due diverse strutture del nervo vago (da qui il termine polivagale).

Questa la nuova classificazione in ordine di comprsa nel nostro percorso evoulutivo:

  1. Parasimpatico (attivazione della porzione Dorso Vagale del nervo vago). 500 milioni di anni fa. Risponde alla percezione di una minaccia mortale. Protegge il sistema attraverso l'immobilizzazione e la conservazione dell'energia. Se attivato, porta al collasso.
  2. Simpatico. 400 milioni di anni fa. Risponde alla percezione del pericolo. Permette la possibilità di sopravvivere attraverso il movimento e l'abilità di agire attivamente per cercare una via di fuga o di rimozione del pericolo. Se attivato produce una risposta di fuga o di combattimento (flight/fight response).
  3. Parasimpatico (attivazione della porzione ventro vagale del nervo vago). 200 milioni di anni fa. Segnala l'assenza di pericolo (safety). Presente solo nei mammiferi.Permette la co-regolazione del nostro stato attraverso la connessione con gli altri (social exchange). Potenzia le capacità cognitive. Se attivato inibisce i precedenti.

Cosa fa allora il nostro Night Watchman? Scansiona perennemente il nostro ambiente ponendosi sempre un'unica domanda: "sono al sicuro o no"?

In relazione alla valutazione conseguente, attiva le strategie di risposta descritte sopra nei punti 1. e 2.

Questo tipo di valutazione è subliminale e veloce. Richiede pochi millesimi di secondo e non è mediata da alcun meccanismo cognitivo!

Come scrive Deb Dana:

"Noi veniamo al mondo cablati per connetterci. Fin dal nostro primo respiro ci imbarchiamo in una sempiterna impresa per sentirci al sicuro nei nostri corpi, nei nostri ambienti e nelle nostre relazioni con gli altri. Il Sistema Nervoso Autonomo è il nostro personale sistema di sorveglianza, sempre intento a chiedersi "questa cosa è inoffensiva ? (safe)". Il suo obiettivo è quello di proteggerci sentendo se una cosa è innocua o comporta dei rischi, ascoltando momento dopo momento ciò che sta accadendo dentro e intorno ai nostri corpi e nelle connessioni che abbiamo con gli altri. Questo ascolto avviene ben al di sotto della nostra consapevolezza e ben al di là del nostro controllo conscio"

In questa citazione incontriamo le tre dimensioni del pericolo:

  1. La prima dimensione è quella enterocettiva e sensoriale che risponderebbe alla domanda: "Come sta il mio corpo?". La dimensione in questione è quella della omeostasi biologica, quella dei bisogni di sopravvivenza primari: fame, sete, riposo, temperatura, salute, ecc. (D. Kenrick metterebbe a questo livello il compulsive, piuttosto che il Night Watchman. Si veda la parte 1. dell'Articolo).
  2. La seconda dimensione riguarda il rapporto fra risorse personali e ambiente fisico. La domanda in questione è: "Come sto in questo luogo? Corro qualche rischio per la mia incolumità fisica. Sono incolume? (safe, non ci sono pericoli), sono al sicuro? (secure, il pericolo c'è, ma non può danneggiarmi), il rischio è troppo?, il gioco vale la candela (rapporto rischi/benefici)
  3. La terza dimensione riguarda quella sociale/interpersonale. La domanda cruciale è: "Posso fidarmi di costui?, O è un pericolo per me?"

Ogni livello, ovviamente prevede strategie comportamentali differenti, da parte dell'infante/bambino.

Il livello della sicurezza primaria (si veda la Piramide di Maslow), se messo a repentaglio, attiva quello che i clinici chiamano Sistema dell'Attaccamento, caratterizzato da tutti quei comportamenti che segnalano disagio e/o sofferenza. Questo è il livello che, se stimolato, innesca quello che Jaap Panksepp chiama il circuito del PANICO.

Nel consesso umano, l'attivazione di questo circuito da parte del piccolo della nostra specie, produce l'attivazione del sistema dell'accudimento (circuito del CARE, per Panksepp), in primis da parte delle figure genitoriali.

In realtà nella situazione in cui questo circuito si sviluppa, ovvero all'interno di un gruppo di cacciatori-raccoglitori, qualsiasi adulto si occuperà di un bambino che manda segnali di sofferenza (si veda Hrdy 2009). Quando al gruppo-villaggio si sostituirà la famiglia allargata e poi quella mononucleare, assisteremo all'intervento quasi esclusivo dei genitori (principalmente della madre).

Il secondo livello, quello della sicurezza fisica, prevede una richiesta di aiuto da parte del bambino. Anche qui assisteremo ad una risposta da parte dell'adulto di riferimento. In questo caso non sarà di tipo accudente, bensì, in prima istanza, di tipo protettivo, volta alla eliminazione della minaccia.

Quanto sopra descritto si può riassumere in un'affermazione fin troppo scontata: senza uno o più adulti che si occupino del piccolo, quel piccolo è morto!

Ne consegue che l'assenza di un adulto, quando il bambino si percepisce nelle condizioni di bisogno sopra descritte, equivale ad una percezione di morte.

Il terzo livello comporta delle complicazioni cliniche non indifferenti. Questo è il livello in cui il nostro caro Night Watchman si chiede: "posso fidarmi di costui/costei?".

Ipotizzate che la risposta sia NO! E che si riferisca proprio a quell'Adulto che si dovrebbe occupare dei nostri bisogni. Cosa accadrebbe? E' questa l'area dell'Abuso (fisico, psicologico, sessuale). La dimensione clinica in cui al dolore si accompagna il tradimento della fiducia. L'area in cui la sofferenza è agghiacciante, fuor di metafora.

Non è un caso, probabilmente, che Dante Alighieri ponga nell'ultimo girone dell'Inferno coloro che hanno tradito la fiducia e che li immagini nel Cocito: un lago ghiacciato in cui costoro sono incastrati. D'altronde le migliori metafore nascono dal corpo!

La Teoria dell'Attaccamento.

Il fatto che per completare lo sviluppo cerebrale nella nostra specie ci vogliano più di 20 anni ha le sue conseguenze.

Se, nasciamo cablati per connetterci, le "istruzioni" definiscono l'obiettivo, non il come possiamo raggiungerlo.

L'assunto fondamentale della Teoria dell'Attaccamento afferma che:

"For infants and toddlers, the 'set-goal' of the attachment behavioral system is to maintain or achieve proximity to attachment figures, usually the parents". Per i neonati e per i bambini, l'obiettivo del sistema comportamentale dell'attaccamento è quello di mantenere o raggiungere la prossimità con le figure d'attaccamento, di solito i genitori (wikipedia.en 2015: "Atthachment Theory").

In condizioni di prossimità fisica il sistema dell'attaccamento non è attivo ed il bambino può dirigere la propria attenzione verso l'ambiente circostante.

La Teoria dell'Attaccamento analizza solo una specifica condizione delle relazioni umane: come gli esseri umani rispondono, all'interno delle relazioni, quando sono feriti, quando sono separati da coloro che amano o quando percepiscono un pericolo (wikipedia.en 2015).

Più che di teoria, potremmo parlare di scoperta in quanto gli assunti fondamentali che andremo fra poco a descrivere, sono stati comprovati nei più disparati contesti socio-culturali. Ciò significa che ci troviamo di fronte a qualcosa di universale, quindi, di biologico.

Il termine Teoria dell'Attaccamento lo si deve a John Bowlby, il capostipite degli studiosi di questo specifico circuito bio-psico-comportamentale.

Per meglio addentrarci nell'argomento, occorre familiarizzare con gli assunti base:

  1. La Teoria dell'Attaccamento studia la relazione fra il bambino e la sua Figura d'Attaccamento (FdA).
  2. La suddetta relazione produce, nel bambino, prevedibili modalità comportamentali che definiamo Stili di Attaccamento.
  3. Un determinato Stile di Attaccamento trova un suo corrispettivo nella FdA che chiameremo Stile di Accudimento.
  4. Lo Stile di Attaccamento si acquisisce nei primi mesi di vita per via implicita, ovvero, inconscia, non mediata dalle categorie cognitive.
  5. Lo Stile di Attaccamento persiste nel tempo e determina, in particolari circostanze, il nostro comportamento.

Come siamo giunti a queste scoperte? Fino a che punto il nostro passato ci può determinare? L'acquisito che proviene dalla nostra più remota storia personale è il nostro Destino o il nostro Fato?

Piccola digressione semantica: il Fato è qualcosa che non possiamo evitare. Dal momento che siamo nati, la prospettiva del vivere, crescere e morire costituisce il nostro Fato.

Come vivere, come crescere e (si spera) come affrontare la Morte è il nostro Destino, ne consegue che esso è nelle nostre mani.

Sebbene ci siano potenti servomeccanismi che ci servono per adattarci (vedi John Barg, 2018) ed andare avanti nella vita e sebbene lo Stile di Attaccamento sia uno di questi, essi non sono immutabili.

Pochi anni fa una affermazione del genere era considerata una eresia. Ma le più recenti scoperte in termini di Neuroplasticità e Memoria affermano il contrario. Tratteremo approfonditamente questo argomento quando parleremo dei meccanismi di cambiamento in psicoterapia.

Nel prossimo articolo analizzeremo più da vicino gli Stili di Attaccamento/Accudimento.

Bibliografia

Bargh, J.: "A tua insaputa. La mente inconscia che guida le nostre azioni". Bollati Boringhieri. 2018.

Bowlby, J: "Attachment and Loss, Vol. 1. Attachment (Pelican ed.), London: Penguin Books [Traduzione it.: "Attaccamento e perdita." Vol.1. Bollati Boringhieri. 1999.

Dana, D.: "The Polyvagal Theory in Therapy. Engaging the Rythm of Regulation". W. W. Norton Co. 2018.

Dante Alighieri: "La Divina Commedia".

Hrdy, S.B: "Mothers and Others. The Evolutionary Origins of Mutual Understanding." Harvard University Press. 2009.

Panksepp J.: "Archeologia della mente. Origini neuroevolutive delle emozioni umane". Raffaello Cortina. 2014

Porges, S.W.: "Orienting in a Defensive World: Mammalian modification of our evolutionary heritage. A Polivagal Theory". Psychophysiology. 1995' 301-318.

Wikipedia.en. (2015) voce: "Attachment Theory"

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Scritto da

Dott. Ivano Ancora

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