I disturbi della personalità: cosa sono e come individuarli

I disturbi della personalità sono dei fenomeni difficili da diagnosticare e in stretta relazione con i valori delle società nei quali si manifestano.

26 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.

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I disturbi della personalità sono classificabili in base alla loro manifestazione sociale. Foto: Filckr
 I tratti della personalità si definiscono disturbi della personalità quando, piuttosto che differenziarci e renderci unici, sono particolarmente estremi e creano delle difficoltà oggettive nelle relazioni umane.

I tratti della personalità sia nella loro versione patologica che benevola, sono il frutto di un mix di cause biologico-genetiche e ambientali. I disturbi della personalità si manifestano come amplificazioni di comportamenti e di stati d’animo che tutti gli individui hanno, la differenza risiede nella mancanza di freni inibitori, dalla frequenza, durata e portata di queste manifestazioni.

Questi elementi rendono difficile la diagnosi, in quanto, si ha bisogno di una corretta osservazione sin dall’età infantile che porterà all’accertamento definitivo della patologia nella maggiore età. Ed inoltre, spesso li si associa a personalità particolari e bizzarre e non a disturbi patologici.

I disturbi della personalità vengono definiti dall’American Psychiatric Association come: ”un insieme stabile e duraturo di attitudini mentali o comportamenti (pattern) che discostano marcatamente dalle aspettative della cultura cui l’individuo appartiene”.

Quindi, queste tipologie di disturbi sono identificabili solo in relazione ai canoni sociali di comportamento della cultura nella quale si vive. La stessa associazione americana, attraverso la quarta edizione del testo “Diagnostic and Statistical manual of mental disorders” (DSV) divenuto imprescindibile nello studio della materia, ha stabilito che queste tipologie di disturbi, per poter essere classificati come tali, devono necessariamente manifestarsi seguendo almeno alcune delle seguenti caratteristiche:

• manifestazione dall’età infantile,

• conseguenze dal punto di vista sociale ed affettivo

• stabilità e durabilità della sintomatologia

• mancanza del senso di colpa

• non derivazione da altre patologie psichiche o dall’uso di farmaci

Inoltre, i ricercatori americani studiando questo fenomeno, hanno creato una tassonomia che divide tutte le possibili manifestazioni in tre macro categorie che si caratterizzano per un evidente espressione di disagio sociale e distacco dalla realtà.

Gruppo A: Disturbi Bizzarro-Eccentrici

Disturbo paranoide: si manifesta attraverso un eccessivo senso di sfiducia e minaccia da parte dei contesti in cui si vive;

Disturbo schizoide: si caratterizza da un patologico senso di disinteresse nei confronti degli affetti e di qualsiasi manifestazione emotiva;

Disturbo schizotipico: i disagi si manifestano attraverso un’eccessiva credenza alle tematiche paranormali e della magia.

Gruppo B: Disturbi Drammatici –Emotivi

Disturbo Borderline: provoca la creazione di relazioni personali cronicamente instabili unite ad una visione personale distorta ed impulsi incontrollabili;

Disturbo Istrionico: si caratterizza attraverso la continua ricerca di attenzioni da parte degli altri anche con manifestazioni di esibizionismo sessuale;

Disturbo Narcisistico: la visione eccessivamente mitizzata del sé si unisce a rapporti sociali utilitaristici finalizzati alla sola ammirazione e alla crescita della propria visione idolatrica;

Disturbo Antisociale: le bugie e le fughe continue caratterizzano questa manifestazione del disturbo.

Gruppo C: Disturbi Ansiosi-Evitanti

Disturbo Evitante: il soggetto manifesta una timidezza esasperata che diviene vera e propria paura di qualsiasi relazione sociale;

Disturbo Dipendente: si manifesta attraverso la mancanza assoluta di autostima che spinge i soggetti a dipendere totalmente della volontà altrui;

Disturbo Ossessivo-Compulsivo: la stabilità del soggetto risiede nel controllo maniacale e nella ricerca esasperata di ordine e precisione in ogni aspetto ed oggetto circostante.

In realtà, gli stessi studiosi americani, sottolineano che non esistono categorie oggettive relative ai disturbi della personalità perché non sono sintomi assoluti, ma variabili e connessi con le variazioni sociali. 

Infatti, ciò è spiegato dal fatto che l’incidenza del fenomeno è differenziata da Paese a Paese. Risulta superiore nelle civiltà occidentali rispetto a quelle tradizionali e orientali. In Europa e negli Stati Uniti si manifesta con una percentuale che va dal 5 al 10% tra gli individui con un’età tra i 18 ed i 45 anni.

La portata del fenomeno in Italia non è stata ancora individuata con precisione, si crede che si aggiri tra il 10-15% della popolazione adulta. Solo recentemente alcuni gruppi di ricerca si stanno occupando di studiare il fenomeno e la sua incidenza reale nel nostro paese.

Chiara Bardari

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