Dal pensiero all'ossessione

Diverse teorie cognitive hanno cercato di individuare gli elementi e le caratteristiche che predispongono le persone al DOC, cercando di spiegare come mai un pensiero diventa un'ossessione.

18 FEB 2020 · Tempo di lettura: min.

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Dal pensiero all'ossessione

Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini non voluti, intrusivi e ripetitivi. Tali pensieri intrusivi sono difficili da controllare e di solito producono molto disagio anche se la persona ne riconosce l'assurdità.

La verità è che le ossessioni sono un contenuto mentale normale, la differenza tra un pensiero intrusivo e un'ossessione sta nel modo in cui il pensiero è valutato e considerato dal soggetto e come vi si risponde. Di solito, gli individui senza Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) sperimentano lo stesso tipo di pensieri indesiderati dei soggetti con DOC, ma scartano tali pensieri come normali "rumori mentali", non prestando loro molta attenzione. Il soggetto con DOC interpreta normali pensieri intrusivi come pericolosi e presta loro molta attenzione, rendendoli così molto angoscianti.

La base da cui partono tutte le teorie cognitive sul DOC è la valutazione errata ed eccessiva del pensiero.

Tutto parte da uno stimolo che genera un pensiero intrusivo normale, che viene valutato erroneamente come pericoloso, minaccioso o premonitore di qualcosa di spiacevole che accadrà. Tale valutazione genera una crescente ansia che il soggetto non riesce a tollerare. Così il soggetto con DOC metterà in atto una serie di compulsioni che temporaneamente ridurranno l'ansia. Le compulsioni fungono da rinforzo negativo, poiché confermano la credenza della pericolosità del pensiero, aumentando così la salienza e la frequenza del pensiero ossessivo.

Questo innesca un meccanismo di mantenimento del disturbo.

Il Modello di Rachman (1998) dice che un pensiero intrusivo può trasformarsi in un pensiero ossessivo se viene interpretato come personalmente significativo, minaccioso o catastrofico. Quindi il pensiero diventa per il paziente una prova o un segnale di caratteristiche personali che potrebbero avere conseguenze nefaste. Come se il pensiero fosse rivelatore di qualcosa della persona che lo produce ("questo pensiero mi sta dicendo qualcosa di me"). Il soggetto con DOC tende ad avere un'errata percezione del significato del proprio pensiero intrusivo, che viene interpretato come importante (rileva qualcosa di me), personalizzato (l'ho prodotto io quindi significa qualcosa), estraneo all'ego (non mi rappresenta) e con conseguenze serie (portatore di pericolo o un danno). Il soggetto è coinvolto in processi cognitivi definiti come "fusione pensiero-azione" (TAF), ovvero considera il pensiero e l'azione come moralmente equivalenti (TAF morale) oppure crede che il pensiero aumenti la probabilità del verificarsi dell'evento temuto (TAF di probabilità). Le compulsioni sono messe in atto dal soggetto perché non vuole sentirsi responsabile di aumentare le probabilità di un evento o di esserne il diretto colpevole.

Secondo il "Modello dell'eccessiva responsabilità di Salkovskis" (1985) la differenza tra un normale pensiero intrusivo e un'ossessione non risiede né nella sua occorrenza né nel suo contenuto né dalla sua incontrollabilità, ma nel modo in cui è interpretato e valutato dal soggetto.

Salkovskis (2002), vide che gli individui predisposti al DOC avevano delle caratteristiche in comune:

  • vulnerabilità all'eccessiva responsabilità, data da un senso generalizzato di responsabilità incoraggiato o promosso durante l'età dello sviluppo, ad esempio con esposizione a codici rigidi ed estremi di condotta (ad esempio un'educazione religiosa molto rigida) o l'essere sempre sottoposti a critiche sistematiche. Molti pazienti con DOC, inoltre, riportano in genere delle esperienze infantili di iper-indulgenza che hanno impedito l'assunzione di responsabilità, altri invece riportano episodi di incidenti in cui le proprie azioni o non-azioni hanno contribuito a una grave sventura per sé o per gli Altri.
  • credenze specifiche sui temi della responsabilità, ovvero cosa il soggetto crede sia la responsabilità. Ad esempio credere che non impedire un danno a sé o agli Altri equivalga a determinarlo deliberatamente (bias di omissione), oppure credere che avere un pensiero equivale a commettere un'azione (fusione pensiero-azione), o ancora, credere di poter avere il controllo della propria attività mentale (controllo del pensiero).

Quindi per tali soggetti le attività di neutralizzazioni sono il tentativo di ridurre la responsabilità percepita per gli esiti negativi. Il soggetto con DOC si focalizza sul possibile danno e sulla propria responsabilità nel determinarlo. Inoltre, il senso eccessivo di responsabilità determina un aumento della vigilanza verso il pericolo, con conseguenti deficit attentivi, calo dell'umore e aumento della frequenza dei pensieri ossessivi.

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Scritto da

Dott.ssa Francesca Giuliano

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1 Commenti
  • Mario Gervasio

    Ho la mia ragazza che ha tale disturbo Riconosciuto come tale da un vs collega psicologo... Vorrei capire Io da persona estranea a tele disturbo, come potrei esserle di supporto senza recarle danno? Grazie Mario Gervasio

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