Il disturbo ossessivo compulsivo: come pensa una mente ossessiva?

Supponiamo che tu abbia un disturbo ossessivo compulsivo (Doc) e sia travolto da un pensiero ricorrente ossia, “Forse, ho un tumore al cervello”, sebbene tu non abbia alcuna malattia.

15 GEN 2020 · Tempo di lettura: min.

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Il disturbo ossessivo compulsivo: come pensa una mente ossessiva?

Supponiamo che tu abbia un disturbo ossessivo compulsivo (Doc) e sia travolto da un pensiero ricorrente ossia, “Forse, ho un tumore al cervello”, sebbene tu non abbia alcuna malattia. Ti rechi dal medico che finisce per confermare che sei in perfetta salute ma il tuo dubbio rimane e pensi: "Forse ha sbagliato la diagnosi, il tumore ce l'ho."

A quel punto ti imbatti in ricerche approfondite sull'argomento che finiscono per convincerti che il fatto che tu stia pensando di avere il cancro è la prova che tu abbia il cancro.

Chi soffre di doc ha pensieri intrusivi, immagini o impulsi percepiti come indesiderati che sono fonte di enorme stress. Si tratta di ossessioni che possono variare nel contenuto in riferimento anche alla storia personale del soggetto. I pensieri intrusivi possono riguardare la paura di fare errori, paura di perdere il controllo e cedere ad impulsi o desideri inaccettabili, paura di recare danni ad altri o te stessa/o, paura di contaminazione, di avere una malattia, o preoccupazione riguardo a qualsiasi cosa considerata spaventosa, o ripugnante.

In risposta alle ossessioni, vengono spesso eseguiti comportamenti o atti mentali (compulsioni) con l'intento di ridurre l'ansia generata dalle ossessioni. Non mettere in atto le compulsioni genera un aumento della tensione ed è causa di stress per chi è affetto da doc. Le compulsioni possono manifestarsi come atti ripetitivi come lavarsi spesso, mettere in ordine o contare oggetti; ricerca di rassicurazioni; o effettuare ripetutamente controlli (verificare se il forno è spento o la porta è chiusa, ad esempio). Esse possono riguardare anche atti mentali non osservabili direttamente.

Ma quali sono i pensieri più frequenti nel doc? Facciamo alcuni esempi:

  • "Ho fatto un errore a lavoro e questo sarà la fine per me".
  • "Ho toccato quella maniglia ed è contaminata".
  • "Se ho pensieri riguardo il sesso troppo spinti, posso perdere il controllo".
  • "Ho fatto qualcosa per cui Dio mi punirà".
  • "Ho lasciato il gas acceso e adesso la casa andrà sicuramente a fuoco per colpa mia".

Tutti potremmo imbatterci in questo tipo di pensieri (non possiamo non pensare), ma una mente ossessiva resta "bloccata" nel processarli, temendo ogni forma di pensiero o intrusione che non corrisponde all'idea di una mente "pura". Una mente "ossessiva" considera certi pensieri inaccettabili e per questo motivo non possono essere in alcun modo prodotti perché cattivi o pericolosi. Chi è affetto da Doc può tentare disperatamente di controllare la propria attività mentale per evitare che si intromettano "pensieri cattivi". In che modo? Ricercando rassicurazioni dagli altri, pregando, bevendo un bicchiere di troppo, rimuginando ossessivamente fino a pensare di stare impazzendo, implorando il proprio cervello di smettere!

Di seguito elencheremo ben 11 caratteristiche della mente ossessiva

1. Trigger/fattori attivanti. Sono eventi o stimoli che attivano i sintomi del doc. Per esempio toccare qualcosa può generare la paura della contaminazione, dover uscire di casa può attivare il pensiero che abbiamo lasciato il gas accesso, pensare al sesso può attivare la paura che Dio ci punirà o che perderemo il controllo.

2. Pensieri o immagini bizzarre. Può capitare di imbattersi in immagini mentali o pensieri bizzarri dal contenuto ripugnante o disgustoso che inducono il soggetto a chiedersi: "Perché sto avendo questi pensieri assurdi, malati, disgustosi, inaccettabili?".

3. Valutare negativamente i propri pensieri. Una mente ossessiva ritiene che ci sia qualcosa che non va con il proprio pensare quando rimane bloccata in pensieri indesiderati. La teoria della mente di una mente ossessiva è la seguente: "Posso soltanto vivere pensieri e sensazioni pure". Chi è affetto da doc ha come un codice preciso di come dovrebbe sentirsi e cosa dovrebbe pensare. Quando qualcosa di inaccettabile "invade" la mente ossessiva, si attiva il dovere di rassicurarsi di avere il controllo su un pensiero o di sbarazzarsi di quel pensiero, come se fosse una missione da compiere.

4. Auto-monitoraggio. L'obiettivo della mente ossessiva è fare in modo che i pensieri non vengano in alcun modo prodotti e per questo utilizza un sistema di auto-vigilanza superattivo che però finisce per beffarla. Se, infatti, penso insistentemente "Devo cercare quel pensiero disgustoso e scacciarlo" finirò inevitabilmente per trovarlo! Un po' come cercare uno specchio mentre siamo di fronte ad uno specchio per intenderci.

5 Richiesta di certezza. La mente ossessiva è in continua ricerca di certezza. Quando è "invasa" dal pensiero intrusivo, necessita di sapere se ci sarà contaminazione, se cederà a quell'impulso, se perderà il controllo etc. Una minima imperfezione o dubbio non sono ben accetti.

6. Fusione pensiero-azione. In questo caso il pensiero si fonde con l'azione : se ho pensato che il mio pesce rosso è morto, questo vuol dire che morirà. Oppure tutto quello che penso, diventa reale: "Se penso di essere malato, allora è vero."

7. Sopprimere il pensiero. La mente prova a sopprimere i pensieri percepiti inaccettabili dicendo a se stessa "Non ci devi pensare" ma l'inevitabile accesso a quei pensieri viene appunto vissuto come un fallimento dei sistemi di controllo, il che porta a pensare che qualcosa non va, che il fatto stesso di pensare a determinate cose è prova di follia.

8. Sensazione di aver perso il controllo. Per la mente ossessiva non riuscire a rimuovere i pensieri indesiderati equivale a perdita di controllo. Più si prova a controllare la propria attività mentale, tentando di censurare i pensieri impuri più aumenta la percezione di perdita di controllo.

9. Compulsioni. A questo punto per neutralizzare l'ansia generata dalle ossessioni vengono eseguiti dei rituali ad esempio lavarsi le mani, pregare o camminare in un certo modo, lavarsi in un certo modo, mettere in ordine le cose secondo specifici criteri, controllare che le cose siano messe in un certo modo. Tutto questo viene fatto fino a che non si raggiunge un abbassamento della tensione provocato dalle ossessioni.

10. Senso di completezza. I rituali vengono compiuti fino a che non si ha la percezione di aver fatto abbastanza, raggiungendo una sorta di senso di completezza. La persona è totalmente vincolata alle sue compulsioni.

11. Evitare i trigger. A questo punto la mente ossessiva si autoconvince che questi pensieri non compariranno semplicemente se vengono evitati i fattori che li hanno attivati. Quindi la strategia principale da adottare è l'evitamento, evitare di toccare cose, evitare posti pubblici, evitare di stringere la mano, evitare film con Satana, evitare persone che possono indurre sentimenti cattivi e disgustosi. Evitare, evitare, evitare !

Questo è il modo in cui ragiona una mente ossessiva. Tutto in nome della necessità di essere responsabili, in un continuo e ricercato bisogno di controllo e di evitamento di tutto ciò che è lasciarsi andare o diventare irresponsabile.

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Scritto da

Dott.ssa Maria Teresa Caputo Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5836

La dott.ssa è Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo Cognitivo-Comportamentale, iscritta all'ordine degli Psicologi della Regione Campania. Svolge la professione privatamente occupandosi di disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, lutto nell’ età evolutiva e nell’età adulta.

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1 Commenti
  • L K

    Sono un ragazzo di 24 anni e mi rispecchio in questa descrizione, mentre leggevo ripetevo sempre ''cavolo, sono io, sono ancora io'', sto cercando di aiutarmi da anni a smettere di avere questi pensieri che penso debbano essere censurati, fallendo miseramente ogni giorno. Penso che debbano essere non dico accettati nella loro totalità, ma accettati come semplici pensieri e non desideri, così da evitare di dargli importanza, smettere di preoccuparsi per essi e infine smettere di pensarli proprio perché non ne abbiamo più paura.

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