Ansia sociale: quando relazionarsi può essere un problema

Il fenomeno dell'ansia sociale colpisce tra l'8 e il 12 % della popolazione adulta. Non è quindi qualcosa di raro e tutti noi possiamo in realtà comprenderne il meccanismo, perché, se anche

24 AGO 2015 · Tempo di lettura: min.
Ansia sociale: quando relazionarsi può essere un problema

Quando ho conosciuto Maria (nome di fantasia), secondogenita figlia di due professori, era una ragazza di 23 anni, carina e intelligente, frequentava l'università di biologia con buoni risultati. Maria è schiva nei modi e nelle relazioni non si mette mai in evidenza; è l'immagine della ragazza per bene, che fa le cose con cura ma senza mai attirare l'attenzione degli altri. Accadeva spesso che quando riceveva dei complimenti o qualcuno le faceva notare qualcosa di lei, arrossiva, le tremavano le gambe e le mani, aveva difficoltà a parlare, si bloccava e cercava rapidamente di evitare sia le conversazioni sia il suo interlocutore. Quando è venuta da me, Maria, aveva difficoltà anche ad entrare in un bar da sola perché anche il solo fatto di prendere un caffè la metteva in imbarazzo e diceva di vergognarsi. Questo la intristiva molto, la faceva stare male. Maria soffriva di fobia sociale.

Cos'è la fobia o ansia sociale?

La fobia sociale è una condizione di sofferenza soggettiva, caratterizzata spesso da paura e irrequietezza, di solito associate a particolari manifestazioni neurovegetative come tremori, rossore, tachicardia, vertigini e fame d'aria.

La paura di chi soffre di questo tipo specifico d'ansia è il timore marcato e persistente di una situazione sociale, prevista o da affrontare, in cui si è esposti al possibile giudizio degli altri. Così anche un gesto, apparentemente banale come prendere un caffè, diventa un ostacolo insormontabile.

Le prestazioni che scatenano ansia sociale sono di varia natura (es: feste, cene, riunioni di lavoro, conoscere nuove persone, mangiare o usare il telefono davanti ad altri ecc…)

Il fenomeno dell'ansia sociale colpisce tra l'8 e il 12 % della popolazione adulta. Non è quindi qualcosa di raro e tutti noi possiamo in realtà comprenderne il meccanismo, perché, se anche in forma lieve, l'abbiamo provata nella vita. Quando quella che è una comprensibile emozione diventa un ostacolo alla normalità, ecco che assume i connotati di una patologia, qualcosa che deve essere affrontato e superato. Le emozioni alla base di questo disturbo sono la paura, l'ansia, la vergogna e in alcuni casi la tristezza.

La paura centrale è quella di essere giudicati ansiosi, deboli, impacciati, stupidi e a questo si aggiungono la convinzione della propria incapacità nel controllare la propria agitazione davanti agli altri, l'idea di essere oggetto di giudizi negativi da parte degli altri e quindi poi un grande senso di inadeguatezza personale, di non sentirsi mai all'altezza.

Succede spesso che le persone che soffrono di un disturbo d'ansia sociale mettano in atto dei comportamenti cosiddetti protettivi, come quello di evitare i contatti sociali, contribuendo così ad aumentare l'idea di debolezza e inadeguatezza che il soggetto ha di se. Per queste ragioni possono emergere anche altri dusturbi psicologici come la depressione e quindi l'isolamento.

Alcuni soggetti, che non riescono a gestire questa situazione così invalidante, mettono in atto delle condotte "non adattive" per superare l'ansia, ovvero degli stratagemmi che infondono una illusoria sicurezza, come l'uso di alcol o droghe.

Le persone che soffrono di ansia sociale tendono ad avere una attenzione anticipatoria sull'evento al quale dovranno partecipare e poi, in un secondo momento, dirigeranno tutta l'attenzione sul proprio corpo e sulle proprie sensazioni, continuando a monitorare in maniera ossessiva come si stanno comportando.

Spesso queste persone creano nella propria testa scenari catastrofici e si vedono come brutti, impresentabili, possono arrivare ad avere una percezione di se mostruosa e pensano che gli altri abbiano la loro stessa visione: questo non fa altro che aumentare la paura di affrontare quelle che per loro sono situazioni terribili.

Anche in questi casi, viene compromessa la qualità della vita di questi soggetti, perchè non sono più in grado di svolgere alcune delle attività sociali quotidiane oppure perchè viene messa in gioco la realizzazione personale. Alcuni giovani adulti, non riescono più a dare esami all'università oppure fanno fatica a recarsi nel proprio posto di lavoro perchè temono il giudizio dei colleghi o del capo.

Non si tratta di qualcosa d'insuperabile, ma di un problema comune che deve essere affrontato, per tornare ad avere una vita normale. Con alcuni pazienti, come nel caso di Maria, si lavora per migliorare l'idea di se stessi e, attraverso un breve percorso di terapia, durante il quale vengono affrontato le proprie difficoltà, si può riuscire a riportare il tutto nell'alveo della normalità. Le persone scoprono di avere grandi potenzialità e possono tornare così a svolgere le attività che amano e che contribuiscono esse stesse ad aumentare l'amore per sé.

Scritto da

Dott.ssa Laura Fratini

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