Alleanza terapeutica in un caso di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità con tratti schizotipici

Trattamento di un caso di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità della dottoressa Scorzoni Raffaella

17 DIC 2018 · Tempo di lettura: min.

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Alleanza terapeutica in un caso di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità con tratti schizotipici

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (DOCP) è caratterizzato dalla tendenza al perfezionismo e al raggiungimento di elevati standard di prestazione che si traducono in una attenzione minuziosa per i dettagli e le procedure, tanto che, spesso, viene perso di vista l'obiettivo finale del compito.

Questi pazienti sono convinti che le regole vadano seguite in modo rigido e mostrano grande difficoltà nel tollerare quelle che considerano infrazioni. Ne conseguono mancanza di flessibilità, bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà a sperimentare situazioni nuove o a correre rischi.

Dal punto di vista emotivo sono convinti che le proprie sensazioni e le proprie emozioni debbano essere sempre controllate, fondamentalmente perché considerate "qualcosa di sbagliato" e, di conseguenza, come una potenziale minaccia al desiderio di essere amati e accettati dagli altri.

I soggetti affetti da un disturbo schizotipico appaiono distaccati, freddi, rigidi, impostati e scarsamente espressivi. Difficilmente si lasciano andare, in quanto hanno scarsa capacità ad esprimere sentimenti sia positivi che negativi verso gli altri, faticano a provare piacere nello svolgere qualsiasi attività, sono estremamente riservati e mostrano grande difficoltà a "partecipare alla vita", principalmente nella sfera emotiva e di relazione. Hanno pensieri dal contenuto magico, superstizioso e dubitano frequentemente della lealtà e bontà altrui, fino a provare sentimenti di persecuzione. Le loro vite talvolta appaiono senza una direzione, e possono sembrare "estraniarsi" dai loro obbiettivi, infatti la sensazione del soggetto schizotipico di essere diverso, unitamente agli effetti che le caratteristiche sopra descritte hanno sulle relazioni interpersonali, contribuiscono all'isolamento sociale o comunque alla difficoltà del paziente ad interagire con gli altri (affettività ristretta). Il paziente schizotipico spessoreagisce passivamente alle circostanze avverse, ed hadifficoltà a rispondereappropriatamente ad eventi importanti della vita, affermando di provare raramente forti emozioni come gioia e rabbia, anche in risposata ad una provocazione diretta (compromissione del funzionamento sociale).

Questo dimostra un'affettività ristretta anche se, in circostanze molto insolite, in cui questi individui si trovino almeno temporaneamente a proprio agio nel rivelare se stessi, possono riconoscere di provare sentimenti dolorosi, soprattutto nell'ambito delle relazioni ed interazioni sociali.

I genitori di questa tipologia di pazienti, il più delle volte, risultano ipercontrollanti e poco affettuosi, estremamente responsabilizzanti e rimproveranti. Richiederebbero cioè un senso di responsabilità e una maturità assolutamente sproporzionati rispetto all'età del figlio, vedendo in questi solo un adulto in miniatura, e porrebbero grande enfasi sui valori morali e sui principi etici proibendo contemporaneamente tutte le emozioni che appaiono incompatibili con tali valori (rabbia, sessualità...).

Tali caratteristiche contribuirebbero alla costruzione di una relazione di attaccamento caratterizzata da bassa cura, alto controllo e ambiguità: la figura di riferimento, infatti, invia sistematicamente messaggi contraddittori, comunicando affetto e apprezzamento sul piano verbale, ma freddezza e disapprovazione su quello non verbale.

L'immagine che prevale è di un Sé "inadeguato", "inconsistente", ma che desidera essere "adeguato". L'Altro, invece, viene percepito come "umiliante", "criticante", "non accettante".

L'obiettivo primario del trattamento psicoterapeutico è stato quello di migliorare la qualità di vita della paziente in accordo con le sue esigenze e tenendo conto delle sue difficoltà e priorità. La terapia ha avuto come scopi principali l'apprendimento delle abilità sociali di base (comunicare, scusarsi, controllare l'ansia, essere diplomatici, limitare linguaggio e comportamenti bizzarri, adattarsi alle diverse situazioni lavorative e non) e della capacità di riconoscere i propri sentimenti e verbalizzare il proprio mondo interiore. Un altro obiettivo della terapia è stato quello di accrescere la capacità della paziente di sviluppare e mantenere una capacità relazionale, con conseguente aumento dell'adeguatezza sociale.

Dopo un lungo percorso di consapevolezza, ottenuto mediante una scrupolosa analisi delle emozioni, ha rinforzato il Sé della mia paziente, consentendole di sviluppare capacità che non riteneva di avere: è autonoma negli spostamenti in città e in provincia, non li vive più come esperienze minacciose ma come piccole vittorie personali che io ho prontamente rinforzato positivamente ogni volta. Ho ritenuto importante affrontare il concetto della minaccia cercando di sdrammatizzare le situazioni che mi riportava e che la angosciavano e questo ha sortito l'effetto desiderato: acquisire autonomia e ridurre la frequenza dei pensieri negativi fissi.

Il miglioramento del disturbo di personalità dipendente si è palesato nella capacità della paziente di dichiarare in maniera più assertiva i propri sentimenti e desideri, nel porsi in maniera più attiva e propositiva all'interno dei rapporti interpersonali, nell'assumersi alcune responsabilità in prima persona e nel realizzare attività autonome e senza il costante supporto di altre persone.

Il requisito fondamentale che ho riscontrato per il successo di questa terapia è stata la capacità di instaurare una relazione terapeutica profonda e di fiducia, considerata la difficoltà del paziente schizotipico a stabilire rapporti con gli altri non appartenenti all'entouragefamiliare.

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Scritto da

Dr.ssa Scorzoni Raffaella

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