Adolescenza: «Mio figlio studia ma non rende»

Cosa si nasconde dietro il cattivo profitto scolastico? Ore sui libri senza risultati, anzi, i brutti voti continuano a fioccare. Una dinamica frustrante per il ragazzo e per la famiglia...

18 SET 2020 · Tempo di lettura: min.
Adolescenza: «Mio figlio studia ma non rende»

Ore di studio senza nessun risultato

Molti genitori si rivolgono a uno psicologo quando il figlio non ha voglia di studiare, né di andare a scuola. In adolescenza, del resto, è uno scenario a cui siamo abituati: a (quasi!) nessuno piace studiare.

A quest'età, però, spesso il fenomeno si accentua, anche perché il ragazzo ha delle energie di ribellione maggiori che nel resto della sua vita. Eppure esiste anche un altro caso, di solito più nascosto, ma che altrettanto si caratterizza in adolescenza.

È il caso di quei ragazzi che studiano, provano ad applicarsi…ma non portano risultati a casa. I genitori, inizialmente, tentano d'intervenire ricorrendo a insegnanti privati, o persino cambiando scuola al ragazzo.

Queste azioni, il più delle volte, non portano nessun tipo di profitto.

E non è un problema d'intelligena

Non lo è perché il ragazzo, in molti altri ambiti, dimostra di avere talento, di essere in gamba, di non avere nulla che non va. La sua adolescenza, però, rischia lo stesso di bruciarsi dietro a sessioni di studio interminabili e frustranti.

Si attiva un pericoloso circolo vizioso: uno studio che non porta a niente attiva pensieri ed emozioni negative che rendono la percezione della scuola, delle ore di lezione e di quelle passate a casa, ancora più negativa. Si arriva a un paradosso: più studio, meno riesco.

Come affrontare il problema?

A volte, le azioni parlano al nostro posto: manifestano un disagio che non siamo in grado di comunicare a parole.

In adolescenza, questa dinamica si sviluppa con particolare frequenza, poiché per l'adolescente è particolarmente difficile dar voce ai propri malesseri. Il cattivo rendimento scolastico, con tutto il suo corredo di agitazione, di rabbia (non soltanto dell'adolescente, ma anche dei genitori stessi) diventa allora un campanello d'allarme che ciascuno può sentire, e che dice: abbiamo un problema.

Insomma, c'è un motivo se il ragazzo passa ore e ore sui libri senza trovare la giusta concentrazione, se ci mette impegno, magari rinunciando a passatempi per lui ben più divertenti, senza ottenere risultati.

Questo motivo è psicologico. Non fa parte della sua vita "esteriore", bensì, è l'espressione di qualcosa che gli accade dentro.

Il cattivo profitto scolastico, che desta preoccupazione, è proprio un modo per attirare l'attenzione (nel senso migliore del termine!), ovvero, è un modo per far arrivare in superficie un problema che, altrimenti, rimane sul fondo.

I tentativi provati e naufragati d'intervento fanno intuire che si stanno cercando soluzioni sbagliate. La psicoterapia può aiutare a rendere leggibile il malessere che in adolescenza si esprime attraverso un blocco dello studio.

Distogliendo l'attenzione dal tema scolastico in senso stretto, si spiana la strada verso una comprensione profonda del disagio che è alla base delle sue difficoltà.

Rimettere in equilibrio la vita emotiva del ragazzo significa restituirgli forze, energie mentali da riapplicare nello studio… e significa anche ridargli slancio e ottimismo nei confronti del suo futuro.

Francesco Rizzo

Psicologo Psicoterapeuta Padova

Scritto da

Dott. Francesco Rizzo

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