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L’amore adolescente, di Bruno Marchi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L’innamoramento è un momento di crescita e per un adolescente questo è ancora più vero, ma perché ciò accada è importante una adeguata e corretta educazione affettiva e sessuale.

21 AGO 2017 · Ultima modifica: 25 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
L’amore adolescente, di Bruno Marchi

Non è facile innamorarsi e né, se questo accadesse, mantenere nel tempo la qualità e bontà della relazione instaurata. Secondo Otto Kernberg - psicoanalista contemporaneo, statunitense ma di origini austriache – l'innamoramento è un momento di crescita ed in qualche misura di lutto poiché nell'andare verso l'altro ci si lascia alle spalle quanto di emotivamente significativo è rappresentato dalla propria storia infantile, compreso il legame con i genitori.

Se la relazione interiorizzata con i genitori è stata sufficientemente buona la separazione da essi, afferma Kernberg, verso l'indipendenza e lo strutturarsi di un nuovo legame affettivamente significativo, non sarà problematica e così l'individuo potrà attivare un processo virtuoso di acquisizione della necessaria fiducia nelle proprie capacità di dare e ricevere. Da adulto, pertanto, riuscirà a dare e ricevere, contemporaneamente, amore e gratificazione sessuale. "Quando si raggiunge questo stadio evolutivo, può svilupparsi la possibilità di trasformare l'innamoramento in una stabile relazione d'amore, che implica una capacità di tenerezza, di preoccupazione e di idealizzazione più sofisticata […] nonché una capacità di identificazione e di empatia con l'oggetto d'amore" [Otto F. Kernberg (1995), Relazioni d'amore. Normalità e patologia, t.i. Raffello Cortina Editore, Milano, 1995, p. 67].

A ben guardare, oggi si fa un gran parlare di innamoramento e amore. Un continuo chiacchiericcio che comincia sempre più presto, già nel corso della preadolescenza. Se da un lato la tendenza secolare ha repentinamente abbassato l'età dei primi ardori sentimentali (nonché l'età dei primi rapporti sessuali), complice una sovrastimolazione (che ha ripercussioni anche sullo sviluppo ormonale) dovuta a fattori socio-culturali, dall'altro un preadolescente è un preadolescente, così come un adolescente è un adolescente. Ridondanza a parte, c'è da dire che tra l'inizio della preadolescenza (10/12 anni) e la fine dell'adolescenza (19/20 anni) lo sviluppo della mente non va di pari passo a quello biologico.

È vero che ci sono ragazzi e ragazze che dal punto di vista della sessualità possono considerarsi "biologicamente maturi", cioè in grado di avere rapporti sessuali completi e di generare la vita, ma sappiamo anche molti di questi stessi ragazzi e ragazze non sempre sono "maturi" dal punto di vista psicologico e delle competenze sociali e quindi non sono del tutto in grado di affrontare le innumerevoli problematicità che la vita comporta. Se a questo dato di fatto si aggiunge il fenomeno socioculturale della cosiddetta tarda adolescenza o quello dei giovani adulti (persone, cioè, anche di oltre 25 anni di età che per questioni economiche dipendono ancora dalla famiglia) si comprende come la separazione dai genitori di cui parla Kernberg, che dovrebbe rappresentare un fondamentale stadio di crescita soggettiva, essendo processo ancor più profondo e impegnativo, molto spesso fa la sua comparsa e si compie tardivamente. In alcuni casi non è detto che si realizzi.

Da qui l'ipotesi che genitori "non cresciuti" (cioè, nella prospettiva indicata da Kernberg, non emotivamente separati dai loro genitori) allevino figli che a loro volta avranno difficoltà a diventare emotivamente stabili e coerenti poiché non avrebbero avuto la possibilità di interiorizzare adeguatamente, per il tramite dei loro genitori, modelli sufficientemente stabili ed emotivamente coerenti tali da consentire loro di "muoversi nel mondo" con adeguatezza e competenza. Questa relativa evoluzione emotiva dei genitori è, probabilmente, uno dei motivi del continuo ricercare l'amore da parte dei più giovani che, pertanto, potrebbe anche essere letto - oltre alle svariate e ulteriori visioni indicate negli studi sugli adolescenti - come ricerca di relazioni affettive soddisfacenti in qualche misura sostitutive e compensatorie di quelle con i genitori, sebbene di tale processo sia importante ricordare la "fisiologica" tendenza alla individuazione di ogni ragazzo e ragazza portata avanti con la separazione dai genitori e lo sviluppo del legame al gruppo dei pari e/o ad una (o un) partner.

Tornando a Kernberg, quel "non è facile innamorarsi" per un adolescente è ancora più vero. Ma i flirt di quell'età, se vissuti in un adeguato alveo emotivo ed opportunamente sostenuti da un'educazione affettiva e sessuale nonché sanitaria, che combatta i pregiudizi e le visioni distorte della sessualità soprattutto veicolate dalla pornografia, possono essere la giusta via alla scoperta della bellezza e bontà di un'autentica relazione d'amore. Magari questo potrà avvenire più avanti negli anni, quando l'adolescente sarà diventato un giovane adulto e gli sarà possibile lasciarsi del tutto alle spalle ciò che di emotivamente significativo è rappresentato dalla sua storia infantile, compreso il legame con i suoi genitori.

Scritto da

Studio Psicoterapia Psicoanalitica Dr. Bruno Marchi

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