Vale la pena vivere?

Inviata da Federica Russo · 5 dic 2022 Autorealizzazione e orientamento personale

Buonasera, sono Federica e ho 21 anni. Fin da quando sono venuta al mondo sono cresciuta con i miei nonni e mia madre, in quanto mio padre ha abbandonato mia madre , me e i miei fratelli. Sono sempre stata molto legata a mia madre, forse per il fatto di essere l'ultima figlia, invece con i miei fratelli non ho mai avuto un rapporto idilliaco. Io e mio fratello da piccoli andavano d'accordo poi lui ha iniziato a legare con mia sorella ( loro hanno sempre detto per l'età, cosa che io non ho mai compreso perché Mia sorella è del '98, mio fratello del '00 e io del 2001, quindi in teoria siamo più vicini io e mio fratello). Con mia sorella ( ma anche con mio fratello) litigavamo perché avendo la TV in camera mia ( la camera mia prima era la più grande perché dormivamo noi e nostra madre insieme, poi ognuno si è fatto la propria camera, quindi quella grande è rimasta a me) ero molto gelosa e non lasciavo guardare a loro la TV. Ripensandoci so che è stato è atteggiamento molto Infantile e immaturo e non posso fare a meno di pensare che forse quello è stato l'inizio della rovina del nostro rapporto. Da piccola non ho avuto mai avuto amici, mai andata a dormire da qualche amica , insomma cose normali che poi arrivata alla mia età ti rendi conto che ti mancano. A scuola invece ho sempre avuto un rapporto difficoltoso con gli insegnanti, per esempio un'insegnante mi diceva che la natura aveva sbagliato con me e che dovevo nascere maschio; questo era dovuto al fatto che sono sempre stata un po' un maschiaccio, insomma non proprio una femminuccia come la si intende nell'immaginario collettivo. Saltiamo qualche anno e arriviamo al 2017, l'inizio della fine. In questi anni mi trovo al quinto ginnasio del liceo classico. Vengo eletta rappresentante di classe e da lì si scatenano degli eventi che mi porteranno a litigare con tutta la classe, a non parlare per tutte e 5 le ore con nessuno e ovviamente il mio rendimento va a calare ( comunque non sono mai stata una cima a scuola). Tornata a casa il mio inferno continuava perché in quel periodo si era fatto sentire il DOC, mi lavavo sempre le mani e la faccia fino ad arrivare ad avere letteralmente la faccia bianca e con tutte croste, non uscivo da camera MAI ( solo per andare a scuola), mangiavo solo cose fatte fuori casa mia,ovviamente schifezze e questo mi ha portato ad un progressivo aumento di peso. Nell'aprile 2018 mia madre mi porta da uno psichiatria, inizio la cura e piano piano comincio a migliorare. Ma oramai non sopportando più l'ambiente scolastico abbandono la scuola al 4 anno di liceo classico( sono stata bocciata e dovevo ripetere il 4). Ho provato ad andare tipo per 3 giorni nella nuova classe, mi dicevano che quella classe era migliore, ma non riuscivo proprio a sopportare quell'ambiente quindi lascio. Ora nella prima classe non ho subìto per esempio atti di bullismo o altro, erano indifferenti, nessuno è venuto vicino a me a parlare o a chiedere , ma con il senno di poi ho capito che avendo 16 anni, forse non sapevano come fare o cosa dire ( voglio credere così). Sempre in questa classe , il 4 ginnasio andò bene , parlavo con tutti e andavamo d'accordo. In questa classe c'era una ragazza e siamo state compagne di banco per un po', per me era più di un'amica, mi piaceva stare vicino a lei, mi piaceva il suo sorriso, andavo a scuola solo per farla sorridere e stare un po' con lei. Il nostro rapporto è stato un po' strano, non uscivamo mai insieme ( come amiche), mai una foto insieme, mai un abbraccio però ci divertivamo, o almeno io mi divertivo. Purtroppo non è venuta neanche lei vicino o a chiedermi come stessi, quando ho iniziato a star male ed è stato una grandissima delusione. Forse non ho mai significato nulla per lei, anzi sicuramente.
Vorrei farvi una domanda: secondo voi perché nel periodo peggiore ho continuato ad andare a scuola, pur ovviamente non concludendo nulla, e invece quando stavo migliorando ho abbandonato?
Ovviamente abbandonando ho fallito per tutti, avendo mia nonna che era insegnante di matematica e mio nonno ingegnere. Ora crescendo ho capito l'importanza dello studio e in questi anni sto cercando di migliorarmi ,di certo non è vanto per me avere solo la 3 media nel 2022. Durante il 4, 5 ginnasio ho avuto un gruppo di ragazze con cui uscivo, esterne alla scuola, ma il problema è che non le ho mai considerate mie amiche nel vero senso della parola, più delle conoscenti con cui uscire per non stare in casa. Quando ho iniziato a stare male è finito anche il rapporto con loro, perché non volevo vedere nessuno. Passano alcuni anni e arriva il 2019 e nel settembre di quell'anno prenoto la prima visita con una psicologa. Ad agosto 2019 inizio a cadere in un vortice bruttissimo, una piaga dei giorni nostri, cioè l'autolesionismo. Nello stesso anno decido di tagliarmi i capelli corti avendo sempre voluto farlo ma non avrei mai dovuto. Le ossessioni sono sparite a questo punto ma iniziano ad arrivare i problemi seri. Io e miei fratelli litighiamo sempre, anche in modo molte forte, io inizio a covare invidia verso mia sorella . Mia sorella e io siamo agli antipodi, lei la classica ragazzi di oggi, bella,magra, capelli lunghi, vestita femminile e a cui tutti fanno i complimenti. Io d'altro canto sono tutto il contrario, un maschiaccio, capelli corti, in carne, chiusa, insomma un fallimento. Continuo per un sacco di tempo a sentire tutte le sue avventure, i ragazzi che le lasciano fiori sulla macchina, gli amici di mio fratello che le dicono sempre che è "tosta" e questo non fa altro che irritarmi e farmi arrabbiare di più. Poi inizia la faida con mio fratello. Mio fratello ha fatto il cameriere e ovviamente guadagnando e avendo amicizie e facendo esperienze divento anche invidiosa di lui. Intanto l'autolesionismo continua sfociando anche nelle bruciature di sigarette e una volta mi bevo anche l'acido, finendo ovviamente all'ospedale. In questi anni il mio senso di inadeguatezza a questa vita, il senso di fallimento e il mio nome sentirmi abbastanza si vanno ad intensificare. Ovviamente si deteriora anche il rapporto con mia madre, in realtà un po' con tutti. A Giugno di quest'anno mio zio, con cui viviamo, si ammala e a settembre se ne va. Da metà agosto fino al 2 settembre io e mio fratello l'abbiamo aiutato, siamo stati con lui, gli abbiamo tenuto compagnia. Mio zio aveva 52 anni e ha sempre vissuto con noi, ero molto legata a lui e non lo meritava di morire così giovane, dovevo esserci io al suo posto. Comunque mio fratello ovviamente non l'ha resa molto facile, in quanto mi criticava su ogni cosa facessi, come se fosse un medico. Un'altra cosa che mi ha fatto incazzare e ancora oggi lo fa è che di tutte le persone che abbiamo incontrato, che sono venute in chiese, forse al massimo 6, 7 mi hanno fatto le condoglianze. La gente incontrava me e mia madre e diceva " Signora, condoglianze", ma io dico sono invisibile bho. Due anni fa arriva a casa Lara, una magnifica cagnolina che ho sempre desiderato avere . Ma anche nei suoi confronti mi sento in colpa, Perché spesso non ho voglia di portarla ad uscire, insomma penso di non stare facendo il mio dovere e mi dispiace perché Lara conta si qualunque altro essere vivente per me, fortunatamente mia aiuta mia madre. Insomma ora mi trovo ad un punto in cui mi sento una nullità, io vorrei non essere mai nata, non ho amici, non ho mai avuto una relazione e sono costretta a vedere i miei fratelli che hanno relazioni di qua e di là, sono brutta, credo di soffrire di dismorfofobia, sono ignorante, non ho mai trovato un hobby che mi appassioni anzi tutte le cose che ho iniziato le ho abbandonate, non ho niente di cui parlare con le persone, non sono interessante, non ho soldi, non sono intelligente e non valgo niente e non posso neanche uccidermi, primo perché non ne ho il coraggio e perché non abbiamo i soldi per il funerale.
A settembre ho iniziato un corso di Assistente Studio Odontoiatrico, ma non riesco a farlo come si deve perché purtroppo non sono intelligente quindi non combinerò mai nulla nella vita. Al corso non riesco a stringere amicizia perché purtroppo non sono come i miei fratelli e cioè perfetti. C'è una ragazza al corso ma non mi calcolerà mai , primo perché è etero e poi anche se fosse di un altro orientamento a me non penserebbe mai. A questo punto penso di essere innamorata dell'amore , ho una paura fottuta di restare sola, insomma è umiliante non aver mai dato un bacio e o fatto altro a 21 anni. Inoltre non ho un talento, mia sorella sa cucinare , sa vestirsi bene e mio fratello bhe lui è perfetto.
Mia sorella l'altra volta mi ha detto che non sono nei canoni ma che comunque troverò una persona che guarderà altro in me. Questo per me non è rassicurante, primo perché non ho nessuna cosa che possa attrarre qualcuno e poi non essere considerata neanche bella dalla persona che ti sta vicino è umiliante ma lei non potrà mai capirlo perché è bellissima.
Ho smesso di prendere le medicine e di andare dalla psicologa visto che ho litigato anche con lei ma non penso di aver fatto grandi passi avanti , perché non penso di aver affrontato questo percorso con il Giusto approccio mentale. All'inizio sì, ma l'invidia ha distrutto tutto.
Io voglio morire, rimarrò sola per sempre.
La mia domanda è : vale sempre la pena vivere? Non voglio vedere tutte le altre persone innamorarsi e realizzarsi nella vita, avere un lavoro e io rimarrò nella mia stanza sprecando la mia vita. È che davvero non vedo un senso per cui io sia nata.
Tutti noi abbiamo un'anima gemella o è solo una cazzata inventata? Fatemi sapere, grazie e scusate questo papiro.

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Miglior risposta 6 DIC 2022

Buonasera Federica,
La sua storia ha dell’incredibile e la sua vitalità pure d’altra parte. Per tutti esiste la possibilità di amare ed essere amati. Anche per lei ci sarà dunque. Sembra avere avuto, e tuttora sono in corso, grossi problemi di accoglienza in famiglia. Credo non sia opportuno interrompere la terapia sia farmacologica che psicoterapica all’improvviso. È necessario comprendere ciò che si vive momento per momento, e questo deve essere condiviso con un altro diverso da sè. Credo che lei potrebbe chiedere al suo psicologo della possibilità di fare un percorso in comunità terapeutica. Si tratta di percorsi da sei mesi a due anni, ma si rivelano molto importanti perché si esperimenta sè stessi all’interno di un gruppo che vive insieme per un tot di tempo. All’interno sono presenti dei gruppi di lavoro. La psicoterapia potrebbe seguirla all’esterno e all’interno potrebbe partecipare ai gruppi di lavoro riabilitativo terapeutico. Esistono comunità private e pubbliche. Nella mia esperienza il lavoro di comunità può stabilire una svolta terapeutica. Però deve parlarne col suo psichiatra o col suo psicoterapeuta. Buon lavoro.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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6 DIC 2022

Buongiorno
Comprendo il suo dolore e la sua delusione nella vita VALE SEMPRE LA PENA DI VIVERE qualunque cosa ci capita è utile essere delle persone che si rimboccano le mani e ricominciano da capo." E' la vita, "comprendo che non si è riuscita a creare delle relazioni, ma questo non significa che non può averle oggi.
Mi racconta che suo fratello è perfetto , da dove lo evince? nessuno di noi è perfetto , tutti abbiamo i nostri pregi, e difetti e pertanto gli avrà anche lui.
Le consiglio un percorso con uno psicoterapeuta per affrontare le sue problematiche.
Dott.ssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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6 DIC 2022

Buongiorno Federica e grazie che hai avuto questo coraggio di raccontare un pezzo della tua vita. Comprendo dalle tue parole che non hai avuto un ambiente famigliare facilitante dove tu potesse sviluppare migliori esperienze sociali e la realizzazione di competenze che sono necessari. Pertanto, alcuni aspetti di personalità sono un riflesso fedele dell’ambiente in cui si cresce. Prima di tutto Federica tu ne hai un bisogno da soddisfare ed è quello di essere ascoltata e compresa, poi hai bisogno di un professionista che ti aiuti a vedere le cose in maniera diversa da come realmente vanno in modo da poter raggiungere un equilibrio interiore. Può succedere in un determinato momento della nostra vita, oppure per diverso tempo, che facciamo fatica a relazionarci con gli altri.
Questa difficoltà a relazionarsi può presentarsi con una persona nello specifico, con alcune persone oppure con le persone in generale e può capitare a tutte le età: bambini, adolescenti, adulti e anziani. La difficoltà a relazionarsi con gli altri riguarda il provare una serie di disagi quando ci si pensa o ci si trova in presenza dell’altro e/o a dovervi interagire. Se provi almeno 3 dei successivi comportamenti, quando ti devi relazionare con qualcuno, e con una frequenza di più volte, spesso o sempre allora potresti avere difficoltà a relazionarti.
Provare emozione di imbarazzo o vergogna per cui rimani muto: fai fatica a trovare le parole o eviti quell’interazione.
Sentirti inadeguato, come un pesce fuor d’acqua.
Aver paura di sbagliare, di utilizzare parole improprie, di non sapere che cosa dire.
Aver paura di venir criticato, di essere giudicato negativamente su come parli, su ciò che dici, su come sei vestito, su quello che fai o non fai.
Considerare gli altri migliori di te: più bravi, più colti, più “svegli”.
Pensare che l’altro ti voglia mettere in difficoltà, che non abbia una buona opinione di te, che voglia manipolare quanto stai dicendo o voglia farti dire o fare quello che desidera lui, che ce l’abbia con te; avere quindi uno o più pensieri negativi sull’altro senza prove certe che sia così, ma solo per tua interpretazione o intuizione. Resto a disposizione cara Federica nel caso tu desideri fare un percorso. Dott.ssa Claudia Mosneagu

Claudia Mosneagu Psicologo a Piazzola sul Brenta

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