Sorella borderline e famiglia distrutta

Inviata da Andrea · 8 feb 2016 Disturbi della personalità

Buongiorno a tutti i medici dello staff,

Vorrei chiedervi delucidazioni su quali sono le procedure per applicare un T.S.O. (Trattamento sanitario obbligatorio) a una persona a me cara che purtroppo, perdonatemi la crudezza della frase, ma col cervello non c’è piu.

Si tratta di una mia cara amica di infanzia, per me è come una sorella, che da anni è stata riconosciuta “Borderline”. Disturbo nato e sviluppatosi almeno a partire da 14 anni fa, all’età di 16 anni (ora ne ha quasi 30) con la perdita della mamma, e, conseguentemente, una carenza d’affetto da parte del resto della famiglia (padre e nonna materna che viveva con loro), che ha dato più attenzioni alla sorella pii piccola.

Ora, dalla nonna si sono allontanati, credendo che il problema derivasse dal rapporto conflittuale con lei, ma nel frattempo ha sviluppato rapporti conflittuali anche con la sorella e il padre stesso.

Il suo è un disturbo molto grave, “condito” da crisi violente in cui sembra che perda conoscenza (lo hanno definito “disturbo di conversione”), tentati suicidi con abuso di pasticche, attacchi isterici verso persone o cose…Si fa seguire dal CSM ma come molte persone affette dal suo disturbo ci va quando vuole lei….

Io le voglio bene, non so se è un affetto codificabile come "co-dipendenza" , forse, ma è chiaro che dopo tanti anni a stretto contatto con questa persona, mi sento privo di forze e esaurito come un sacco vuoto....

La cosa che mi lascia perplesso è che tutte le volte che è stata ricoverata per qualche pronto soccorso di natura psichiatrica, e le veniva “proposto” un ricovero, le è stato sempre riconosciuto il potere di firma, fatto sta che lei firmava per uscire e non farsi ricoverare e punto e da capo…

Emblematici i casi di un mese fa… nell’arco di solo dicembre ha avuto 3 pronti soccorsi, uno per tentato suicidio (abuso di tavor mischiato a tachipirine e altri farmaci), due per attacchi isterici violenti, uno dei quali stava tentando di alzare le mani anche verso di me e la sorella, e stava distruggendo casa (ha rotto due specchi, una finestra, e alcuni quadri).. tutte e 3 le volte ha firmato per uscire…

Che bisogna aspettare per aiutare questa persona anche contro la sua volontà? Che si faccia fuori sul serio? O magari che faccia saltare il palazzo col gas (minaccia che prima o poi lo farà)?

Attendo un vs cortese riscontro.

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Miglior risposta 9 FEB 2016

Gentile Andrea,
il T.S.O.è una misura estrema e complicata che si attua in situazioni di reale e grave pericolo per l'incolumità del paziente e degli altri.
Occorre l'autorizzazione del sindaco a seguito di certificazione sia del medico di base che dello psichiatra dell'ASL e questa autorizzazione deve poi avere la convalida del giudice tutelare. Il provvedimento è valido 7 giorni dopo i quali la procedura va ripetuta.
E' chiaro da tutto ciò che il T.S.O. è solo una misura di emergenza provvisoria e non la soluzione vera al problema che può essere tenuto sotto controllo con associazione di psicoterapia e farmacoterapia.
Va detto che anche i familiari di questo tipo di paziente hanno bisogno di aiuto psicologico per il forte stress a cui sono continuamente sottoposti e lei ha avuto modo, come si evince dalle sue parole, di sperimentarlo sulla sua pelle.
Al di là del T.S.O. è facilmente immaginabile che con questo tipo di paziente occorre molta calma ed empatia cercando di creare attorno ad essi un ambiente che non faciliti le crisi pantoclastiche o di aggressività e, come se ciò non bastasse, esiste anche il problema etico del tentativo di somministrare indirettamente attraverso i familiari i farmaci al paziente a sua insaputa.
Come vede quindi il problema della patologia mentale grave è di difficile gestione e richiede molta vigilanza.
Cordiali saluti.
Dr.. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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10 FEB 2016

Andrea
ci parli di una situazione molto difficile e complessa che abbisogna di un approccio complessivo alla situazione più che di un T.S.O. che, in definitiva poco risolverebbe.
Occorrerebbe forse l'aiuto di uno psicoterapeuta famigliare che potesse aiutare i famigliari a gestire e contenere questo disagio anche spiegando loro le dinamiche della malattia della sua amica.
Teniamo anche presente, che, spesso, in una famiglia, la persona malata è diciamo, la "punta dell'icesberg" di scompensi famigliari più ampi e, al contempo "capro espiatorio" per gli errori di tutti.
Questo è il motivo per cui ritengo molto importante che tutti i membri della famiglia debbano essere coinvolti in un percorso di cura adeguatamente e seriamente formulato.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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9 FEB 2016

Gentile Andrea,
intanto voglio dirle che comprendo tutta la sua angoscia e la sua preoccupazione davanti ad un problema, come la malattia mentale, che ha un impatto fortissimo su tutti coloro che circondano la persona che ne è colpita. Detto questo per rispondere alla sua domanda il T.S.O. è un trattamento che viene utilizzato nel caso ci sia un rischio serio e conclamato che la persona possa fare del male a se stessa o ad altri. Poichè va da intaccare la libertà di cura della persona necessita per legge di un'attenta valutazione e presa di posizione da parte di un insieme di persone, tra cui uno psichiatra. Quello che mi sento di consigliarle, visto che la persona in questione è seguita da un C.S.M., è di andare a parlare con gli operatori del servizio, che hanno il compito anche di ascoltare e accogliere i familiari dei pazienti, per capire se e che cosa può fare anche lei.Un caro saluto,
dott.ssa Roberta Monda

Dott.ssa Roberta Monda Psicologo a San Severo

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