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Sentirsi assenti in mezzo alle situazioni sociali, sensazione di torpore

Inviata da Morpheus il 16 mar 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Vi scrivo gentili psicologi perché ho paura di star sviluppando qualche disturbo/problema mentale.. Sono sempre stato un ragazzo abbastanza timido ma da qualche tempo la situazione è molto peggiorata... credo a causa anche di alcuni episodi spiacevoli che ho vissuto sulla mia pelle. Ho praticamente smesso di uscire da molto tempo perché non riesco più a stare con gli altri... vi spiego.. è da tempo che avverto un forte senso di intorpidimento mentale e di apatia.. se dovessi trovare una parola per descrivere come mi sento mentalmente è: uggioso. Tutto quello che sto vivendo sento che probabilmente è dovuto a una solitudine di sottofondo costante che non va via neanche quando sto con gli altri, perché raramente mi sento capito e accettato per come sono davvero... sono sempre stato ipersensibile a tutto ma da un po' di anni mi sento come una statua di marmo.. non ce la faccio più, non riesco a suscitare più interesse per nessuno e se c'è qualcuno che mi si avvicina incuriosito dura pochissimo perché capisce il mio stato d'animo e fugge a gambe elevate... non so cosa fare! Vorrei solo tornare mentalmente un po' più lucido. Aggiungo che in passato ho abusato un po' di alcol e cannabinoidi.. ho paura di essermi compromesso con questi comportamenti sregolati durante la mia adolescenza.. adesso sono grande, ho quasi 25 anni ma la situazione sembra peggiorare anziché migliorare... anche a lavoro sto avendo difficoltà con i colleghi perché spesso mi assento mentalmente e do' l'impressione del tipo strano e stralunato.. aggiungo che non ho mai avuto storie d'amore e che mi sento molto solo.. passo ora mai le giornate al computer e non colgo stimoli esterni..

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Gentile utente,
dalla descrizione del tuo stato d'animo e dei sintomi che esprimi, si direbbe che vivi un disturbo dell'umore di tipo depressivo che si riflette ovviamente sulle tue relazioni sia in ambito lavorativo che in altri contesti sociali.
Vi è già nel tuo passato una storia di timidezza e di insicurezza "auto-curata" ( si fa per dire! ) con alcool e cannabis in periodo adolescenziale ma questa non poteva ovviamente essere una buona soluzione al problema.
Ora, a 25 anni, pensi di essere grande di età ma non è così!...In realtà comincia solo a pesarti di più la solitudine e la consapevolezza di un malessere profondo.
La vera cura che ti consiglio è quella psicoterapeutica da intraprendere con umiltà e perseveranza per almeno un anno.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo,psicologo clinico,psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Caro Morpheus
io penso che tu ti trovi in una fase di passaggio molto importante della tua vita e che il tuo problema sia una sorta di "disturbo evolutivo".
Dico questo perché per esperienza lavorativa sò che i 25 anni sono, in genere, un momento critico; si sente di "essere grandi" (questo tu pure dici) di conoscere molte cose , e, nello stesso tempo, si hanno molte epserienza già passate, non metabolizzate e non comprese del tutto, e questo, rallenta il ritmo vitale e porta un senso di stanchezza.
Poi davanti c'è il futuro che reclama la nostra presenza alla vita, con tante cose da realizzare...scoraggia.
All'interno di questo panorama vedo collocati i tuoi sintomi e li interpreto come un momento di grande stanchezza, un bisogno di riposo e di ricarica.
Hai bisogno di trovare chiare motivazioni che ti spingano ad agire e stare con gli altri, a conoscere e condividere.
Hai bisogno di darti obiettivi e di tronare a credere in te stesso ritrovando entusiasmo e voglia di fare.
Mi sto sbagliando?
Cosa pensi del mio "punto di vista" su di te?
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta.,

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Buonasera morpheus, a me sembra di intravvedere una sensibilità estrema al giudizio esterno dovuta ad una propensione esternalizzata elevata. Mi sembra di poter ipotizzare che lei ricavi il proprio senso di Sé attraverso un confronto con l'esterno. Naturalmente, se tale confronto risulta negativo, ha difficoltà a stabilizzare una immagine e percezione di un Sé stabile, coerente e continuo nel tempo. Sarebbe molto facile "consigliarle" di badare di meno ai giudizi delle persone con cui interagisce; tuttavia sono convinto che tale strategia relazionale (perché di questo si tratta, seppure ad un livello implicito), se è stata mantenuta negli anni (continua la mia ipotesi), vuol dire che porta, o lo ha fatto finora, un qualche vantaggio evolutivo. Per capire questo, però, ed altre tematiche per lei importanti, non credo si possa prescindere da un consulto psicologico ed, eventualmente, anche psicoterapeutico.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta,
Costruttivista/Postazionalista

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Salve Morpheus,
al giorno d'oggi non essere popolare o gradito a tutti non è di per sé qualcosa di preoccupante.
È da tenere d'occhio che tu ti senta escluso, non desiderato e che questo ti faccia stare male.
Senz'altro parlarne con uno specialista potrebbe farti un gran bene.
Se fossi interessato, sarò felice di poterti aiutare. Cordialmente, dottor Savasta.

Dottor Antonino Savasta Psicologo Clinico Psicologo a Pistoia

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Gentile Morpheus,

da qui è difficile dire se tu stia sviluppando qualche problema, certo dalle tue parole si evince una certa difficoltà nelle relazioni sociali e tutto il dolore che questo comporta.
Certo non è piacevole non sentirsi capiti ed accettati per quello che si è e forse la reazione più spontanea e naturale è quella di "rinchiudersi" nel proprio mondo, pian piano allontanarsi, come forse stai facendo tu ora. In questo modo però anche chi vorrebbe conoscerti ed avvicinarti non trova una "sponda" a cui aggrapparsi, è come se con il tuo atteggiamento lo allontanassi e questo ti conferma di non essere forse gradevole e interessante agli occhi degli altri.

Sarebbe importante con l'aiuto di un professionista capire perché ti capita questo, cosa ti succede nell'incontro con l'altro. Temi qualcosa? Hai paura di non essere all'altezza della situazione? Di essere rifiutato?

Parli di un uso passato di alcol e cannabinoidi, sostanze spesso usate per allentare i freni inibitori soprattutto da parte di persone timide che in questo modo cercano di sembrare più "sciolte" e apparire più socievoli, ma come vedi (se questo è il tuo caso) sono dei palliativi, che comunque non vanno ad incidere su quella tua solitudine di fondo di cui scrivi.

Credo che la consapevolezza di questa tua situazione e della sofferenza che hai possa essere il motore perché tu possa farti aiutare per riscoprire la gioia e la serenità di instaurare relazioni significative con gli altri.

Un cordiale saluto

Dott.ssa Ilaria La Manna Psicologo a Padova

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