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Rapporto con figlio adulto

Inviata da Emanuela · 20 lug 2016 Psicologia sociale e legale

Buongiorno,
sono madre separata di un fliglio di 34 anni sposato a sua volta separato con bimbo di quasi 6 anni. Sono sempre stata il punto di riferimento di mio figlio anche perché il padre è stato praticamente assente. Purtroppo ancora oggi mi sento sempre troppo coinvolta nelle vicende familiari (separazione dolorosa) economiche (precarietà del lavoro) di mio figlio e sempre pronta a cercare di venirgli in "soccorso". Insomma mi rendo conto che il fisiologico distacco tra genitore e figlio non è del tutto avvenuto! Anche se viviiamo in città diverse, lui ha una compagna ed un lavoro io sono sempre coinvolta e ci sto male nelle sue difficoltà quando, invece, a questo punto della mia vita, vorrei riappropriarmi della mia libertà. So che la responsabilità di questo rapporto è principalmente la mia ma vorrei il vostro autorevole parere e magari qualche consiglio. Grazie infinite.
Emanuela

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Miglior risposta 21 LUG 2016

Gentile Emanuela,
la Sua lucidità la aiuterà a "riappropriarsi della Sua libertà".
Intendo dire che Lei per prima si rende conto che il proprio coinvolgimento nella vita del figlio 34enne non è nè fisiologico, nè evolutivo per Voi. Lui rischia rimanere relegato nel ruolo di figlioletto pur avendo una compagna; e Lei in quello di "mamma in funzione" quando ormai potrebbe/dovrebbe essere una "mamma in pensione". Le mamme in pensione "ci sono" sempre per il figlio, certamente, ma SOLO SU RICHIESTA; evitano di occhieggiare nella vita del figlio per spiarne gli ipotetici bisogni a cui venire incontro e aiutare dando consigli spesso non richiesti. Pensano al figlio come ad una persona adulta, che sta cercando la propria vita, che farà certo qualche errore, ma chi non ne fa?
Le "mamme in pensione" sono consapevoli che la forza del cordone ombelicale è sembre in agguato (soprattutto se il figlio ha percorso vicende dolorose), per questo vigilano su di sè.
Per il resto vivono la propria vita, si dedicano al proprio compagno, ai viaggi, alle amicizie...cioè a se stesse (anche quando magari fanno volontariato).
I consigli che Lei chiede sono compresi in quanto scritto sopra...
Buona nuova avventura!
Dott. C.M. Brunialti - Rovereto (TN )

Dr.Brunialti, psicoterapeuta, sessuologa, psicologa europea Psicologo a Rovereto

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28 LUG 2016

Gentile Emanuela,
è probabilmente giusto che lei si senta in difficoltà nel gestire questa relazione con un figlio che anche all'età di 34 anni la lega e la coinvolge consistentemente. Tenga presente che le relazioni familiari sono difficili da cambiare se non interviene un elemento esterno come lo psicologo psicoterapeuta che funzioni da catalizzatore. Infatti esse sono ovviamente tenaci e tendenti a una cristallizzazione o comunque a una stabilità.
Tuttavia possono essere cambiate anche con una notevole facilità con l'aiuto del "catalizzatore".
Nel suo caso ritengo sia sufficiente che lei si rechi allo scopo dal professionista e non credo sia necessaria una terapia familiare; sarà comunque lo psicologo eventualmente a valutarne l'opportunità.
Le tecniche della psicoterapia della Gestalt mi risultano incredibilmente efficaci
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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26 LUG 2016

Gentile signora Emanuela,
da quanto ci scrive si evince che ha in un certo senso compreso il suo problema. Già in tarda adolescenza o in prima età adulta, i figli devono compiere il processo di separazione-individuazione dalle figure di riferimento e imparare a camminare con le proprie gambe. Lei è troppo coinvolta nella vita di suo figlio, il quale a sua volta continua a coinvolgerla, quindi il problema è di entrambi. Una buona psicoterapia potrebbe darle ottimi risultati.

Studio di psicologia ad approccio strategico Psicologo a Perugia

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22 LUG 2016

Cara Emanuela
purtroppo quello che lei descrive deriva anche dall'attuale società che, con i suoi innumerevoli problemi, non permette a persone adulte (a 34 anni un uomo è adulto) di essere completamente autonome, quindi lei fa quello che fanno molti genitori e cioè : aiutare i figli. Poi c'è l'aspetto dell'attaccamento emotivo che la rende coinvolta ancora più profondamente nelle vicende di suo figlio e nel suo stare bene o male.
Lei però è una signora intelligente e certo avrà amicizie e passioni da coltivare.
Quindi le dico: non si neghi la sua vita e anzi pensi a mantenersi ancora giovane interiormente trovando slancio ed interesse in cose sue. Credo che se lei farà quanto sopra anche suo figlio ne trarrà beneficio e motivazione ad andare avanti sempre più in autonomia nella vita.

Cari saluti
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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22 LUG 2016

Gentile Emanuela.
dalla sua lettera traspare una nota di sofferenza per la situazione da lei descritta e che sembra risiedere nella difficoltà da parte sua nel separarsi da suo figlio, e credo che il disagio sia maggiore perchè in lei traspare una consapevolezza di questo cordone ombelicale che in qualche maniera percepisce come un qualcosa di troppo mentre dall'altra parte lei vorrebbe riappropriarsi della sua libertà.
Mi chiedo come a sua volta lei ha vissuto la separazione dai suoi genitori, perchè sembra che in tutta questa difficoltà, ci sia un qualcosa di irrisolto nella relazione con le sue figure di accudimento e che solo attraverso una psicoterapia potrebbe risolvere.
Partendo da questo presupposto si potrebbe sciogliere quel disagio di fondo che le impedisce di appropriarsi della sua libertà e in particolare di acquisire oltre che il ruolo di madre, anche quello di compagna, o donna che desidera realizzarsi e stare bene con sè stessa.
cordiali saluti
Dott.ssa Antonietta di Renzo
Verona

Dott.ssa Antonietta di Renzo Psicologo a Verona

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21 LUG 2016

Cara Emanuela, da quello che dici mi sembra che Tu abbia perfettamente chiara la Tua situazione. Comprendo bene che l'assenza di Tuo marito Ti abbia spinto a caricarTi di ansie e responsabilità pesanti. E che abbia ostacolato il processo di reciproco distacco da Tuo figlio, che non vuol dire abbandono o indifferenza, anzi, tutto il contrario. Vuol dire essere due persone e non una sola. E questo libera la possibilità di un vero affettuoso rapporto.
Considerata la Tua sensibilità e auto consapevolezza l'aiuto di un bravo psicologo può veramente aiutarTi a completare facilmente questo processo, che anche Tu senti necessario. Con i migliori auguri. Dr.Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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21 LUG 2016

Buonasera come già scritto da altri colleghi probabilmente a livello emotivo il distacco fisiologico da suo figlio ormai maturo e con una famiglia e' per lei molto faticoso, possono subentrare Stati d animo diversi tra i quali la paura o il senso di colpa alla luce delle vicissitudini che racconta. La cosa migliore è concentrarsi su di lei in questa fase di vita e vedrà che i rapporti con suo figlio potranno trovare un sano equilibrio in maniera naturale. Cari saluti Dottssa Maria Pizzale

Dott.ssa Maria Pizzale Psicologo a Roma

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21 LUG 2016

Cara Emanuela,
Che lei sia il riferimento di suo figlio e che si senta coinvolta nelle sue vicissitudini direi che non trova nulla di strano, poichè è risaputo che, specie in Italia, gli uomini tendono a vedere la madre sempre come il riferimento appunto.
Anche perchè lui, pur vedendola come tale non si è impedito di avere avuto un'ex moglie, un figlio, un lavoro, un'attuale compagna, vivere in un'altra città, lui la sua vita ce l'ha, non vive in casa con lei come succede ad alcuni. Magari le cose non gli sono andate sempre perfettamente, ma d'altronde la vita cerca di farci crescere, non di essere perfetti.
Io credo che sia piuttosto comune che una madre si preoccupi di suo figlio, anche se è grande e vaccinato, tuttavia lei si dice troppo coinvolta, bisognerebbe comprendere cosa questo significhi per lei e se sia realmente questo coinvolgimento a far si che lei non riacquisisca la sua libertà, o invece che magari non ci sia sottostante un senso di colpa a sentirsi finalmente liberi.
Chiaramente non conosco la sua storia approfonditamente e dò spunti che potrebbero essere sicuramente approfonditi.
Sicuramente le chiedo anche di non giudicarsi così seriamente, può essere che questo la renda più libera!

Cordiali saluti,
Sara Moruzzi.

Dott.ssa Moruzzi Sara Psicologo a Parma

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21 LUG 2016

Dalla sua descrizione sembra che abbia colto il nucleo del suo problema attuale. Ora potrebbe ricorrere all'aiuto di uno psicologo per approfondire emotivamente e relazionalmente cosa nella sua vita nella famiglia d'origine e quindi quando era bambina e adolescente poi ha fatto si che sviluppasse questo tipo di attaccamento a suo figlio. Un sostegno la potrebbe aiutare anche a saper tagliare questi fili emotivi che la legano alle persone a lei care senza sentirsi in colpa.

Dott.ssa Silvia Rotondi Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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