Posso aver ricevuto una diagnosi di Asperger sbagliata?

Inviata da Sara · 15 gen 2020 Autismo

Salve, ho 18 anni e da 1 mese mi hanno diagnosticato la sindrome di Asperger.
Il problema è che io non sono sicura di esserlo, a volte non so chi sono, a volte sono due persone.
Vivo all'estero da 4 anni quindi ho fatto la diagnosi in un'altra lingua.
A scuola i professori mi trattano tutti in modo diverso, più gentile.
E a me non sta bene perché vorrei essere trattata come gli altri...non ho nulla di diverso.
La verità é che è stata la psicologa della scuola a consigliarmi di andare in un centro d'autismo per fare la diagnosi.
Dai risultati scritti e dal colloquio avuto con la psicoterapeuta è venuto fuori che ho questa sindrome.
Ora sono molto confusa perché da una parte sento che in qualche modo questa sindrome mi rispecchi,ma dall'altra che prima di sapere cosa avevo ero un'altra persona.
Però in qualche modo mi sentivo sempre triste e insoddisfatta della mia vita senza un motivo particolare,ero triste e non sapevo perché.
So solo che ora con questa tristezza ci convivo, ormai ce l'ho appresso da quando ho 12 anni.
Ma questa sindrome mi confonde perché non mi riconosco più e non so se per tutta la vita sono stata qualcuno che non ero io.
Cosa posso fare per ritrovare me stessa?
Grazie.

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Miglior risposta 16 GEN 2020

Sicuramente questa diagnosi ti ha "condizionata" , ma giusta o sbagliata che sia tu sei la persona di prima. Continua ad essere quella che sei sempre stata. Siamo persone, non etichette. Dott.ssa Masserdotti Giulia

Dott.ssa Giulia Masserdotti Psicologo a Civitavecchia

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20 GEN 2020

Gentile Sara, un'etichetta nosografico-descrittiva è categoria fredda, uguale per tutti coloro che la condividono, che poco dice di Lei come Chi, unico e irripetibile. Sovrapporla tout-court a una identità è pericoloso e riduttivo - e questo indipendentemente dal fatto che quella a Lei assegnata sia corretta o meno. Lei non è una diagnosi, né una categoria problematica: è un essere umano, unico e irripetibile, un Chi, con una storia, un'esperienza e un futuro. Se toglie tutto questo resta "un asperger", "un DOC", "un depresso": modalità impersonali di dire di qualcosa, più che di qualcuno. Pertanto certamente Lei "non si sente" totalmente rispecchiata da tale etichetta. Credo che la difficoltà adesso sia quella di comprendere fino a che punto essa sia definente, non in termini di correttezza o meno, ma a livello identitario: come impatta? in che modo modifica i Suoi modi di essere nel mondo, con sè stessa, con l'Altro? Queste domande sono affrontabili, per esempio, in un percorso di psicoterapia, nel quale potrà "ritrovare sè stessa" nel senso di andare alla scoperta di quel particolare Chi, che non viene in alcun modo descritto da una diagnosi (tanto che, pur sapendola perché Lei stessa ce la dice, non conosciamo assolutamente nulla di Lei!). Le consiglierei di contattare un terapeuta per questi aspetti legati al "Chi sono io", che è la domanda che pone a sè stessa in primis. Rispetto alla diagnosi, invece, se ha piacere di una second opinion non vedo perché non chiederla; che sia però con il supporto di un collega che sappia come orientarLa rispetto ai risultati, qualsiasi essi siano. In bocca al lupo! cordialità, DMP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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16 GEN 2020

Cara Sara, sicuramente sei molto intelligente e sensibile, che tu abbia o no l'Asperger! E' giusto e legittimo che cerchiamo di stare bene, se non la felicità. Per questo ti farebbe bene essere seguita da una psicologa/o esperti; i consigli qui servono a ben poco. Nè possiamo fare una diagnosi, dati i pochi elementi a disposizione.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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15 GEN 2020

Cara Sara, qualsiasi diagnosi possiamo ricevere essa non potrà mai descriverci completamente. Aver chiaro di essere affetti da una determinata patologia deve essere una risorsa per noi, perché in qualche modo definire il "problema" fa sempre un po' luce anche sulle "soluzioni". Non posso sapere se tale diagnosi sia corretta o meno nel tuo caso ma sono convinta che questo non debba mai farci sentire limitati o estranei a noi stessi. Prenditi cura di te, non rifiutare alcuna parte che ti contraddistingue e impara a volerti bene per la persona unica che sei. Questo è il consiglio che sento di darti e che spero possa esserti utile per oggi e per il tuo futuro.

Physis Psicologo a Latina

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