I miei genitori non si interessano a me. Ho bisogno di una terapia?

Inviata da F90 · 11 nov 2019 Terapia familiare

Salve, cercherò di raccontare brevemente la mia storia. Ho 29 anni, sono sempre stata una ragazza responsabile, non ho mai creato problemi a casa, avevo un buon rendimento scolastico, mi sono laureata in tempo e con buoni voti. I miei non mi hanno mai ostacolato nelle mie scelte scolastiche e universitarie (e li ringrazio) ma ho sempre avuto l'impressione che per loro fosse un "peso" mantenermi e che in fondo avrebbero preferito che io lavorassi fin da subito, in modo da togliere il disturbo il più presto possibile. Premetto che non siamo una famiglia ricca, ma non ci è mai mancato nulla. Inoltre, io ho sempre fatto dei lavoretti per non chiedere soldi a loro e per essere un minimo indipendente nonostante studiassi. Dopo la laurea sono stata quattro anni all'estero con il mio compagno e lì abbiamo sempre lavorato e quindi messo soldi da parte. Due mesi fa siamo tornati, io ho trovato lavoro in fretta e a breve riprenderemo (finalmente) la convivenza. Il problema sorge qui: io mi sto nuovamente ambientando a casa dopo anni fuori e sto lavorando come insegnante. Questo era proprio il lavoro che cercavo, quindi sono contenta e mi ritengo fortunata. Eppure, mai una volta mi sono sentita chiedere dai miei "come va?" oppure "allora ti piace questo nuovo lavoro?". Mai. Anzi, a differenza di mia sorella di 22 anni che, cito loro, "poverina, lavora part time", io vengo vista come quella che siccome lavora e ha soldi da parte può spendere. Non capiscono che, con il piccolo gruzzoletto messo da parte all'estero, io magari abbia dei progetti. Pensano solo al lato economico ed è brutto da dire, ma è come se provassero invidia nei miei confronti invece di essere felici per me. Dall'altro lato invece, non gli interessa sapere se sono contenta, visto che sono nuova nel mondo dell'insegnamento. E' sempre stato così anche quando ero piccola, ricordo che durante le scuole medie giocavo a pallavolo e ai miei, soprattutto a mio padre, non è mai importato nulla delle partite, non venivano mai a vedermi giocare e io dovevo sempre cercare passaggi dagli altri genitori. Ovviamente anche all'università erano rari i momenti in cui si interessavano davvero, giusto mia mamma si limitava a chiedere com'era andata quando sostenevo un esame ma nulla di più. Al contrario, si sottolineava spesso che gli studi me li mantenevano loro, però. Non vorrei dilungarmi ancora, ma con mia sorella è sempre stato diverso (lei non ha proseguito gli studi dopo la scuola a differenza mia) poiché ha avuto qualche attenzione in più in generale. Io invece sono sempre stata un po' la pecora nera della famiglia e patisco molto questa casa. Durante i miei 4 anni fuori casa ho sentito meno questo disagio ovviamente, ma ora che sto di nuovo vivendo momentaneamente con loro è una tortura, pensano solo a cose futili ma non si interessano mai a me, al mio riadattarmi in Italia o anche solo a come sto. A volte ciò mi rende anche insicura nella vita di tutti i giorni. Dopo questo lungo racconto (chiedo scusa per essermi dilungata), la mia domanda è: sarebbe consigliabile un percorso terapeutico o è sufficiente che io vada a vivere per conto mio al più presto in modo da "dimenticarmi" di questo disagio?
Grazie mille a chi risponderà.

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Miglior risposta 12 NOV 2019

Cara,
si è mai domandata il perché abbia cosi tanto bisogno di attenzioni da parte dei suoi genitori? O meglio, si è mai domandata il perché i suoi genitori, nonostante siano stati sempre presenti nella sua vita contribuendo alla sua formazione, non le abbiano mai dato cosi tante attenzioni? Ha mai provato a parlarne direttamente con loro? Sono queste le domande che dovrebbe porsi.
Da quel che si evince dal suo racconto, direi che i suoi l'abbiano sempre vista come una persona molto forte, dinamica, determinata e ciò viene anche confermato da tutta la sua successiva ascesa nel mondo del lavoro. Non ha avuto bisogno del loro interessamento perché forse la sua personalità riusciva a ricoprire qualsiasi "problema" e a superare gli ostacoli anche senza di loro. Invece, sua sorella, sembra essere la persona più bisognosa di "aiuto" ed è qui che loro si sentono più partecipi nella "formazione" della stessa.
Non credo lei abbia bisogno di un percorso terapeutico e nemmeno di dimenticare questo suo disagio, ma credo che lei abbia bisogno di parlare con i suoi genitori, a cuore aperto e a dare loro "calore" come quello che si vuole ricevere. Lei ha un percorso di vita ben delineato: un partner, un lavoro, obiettivi.. li renda partecipi di tutto ciò. Si apra, comunichi che ha bisogno di un loro gesto di affetto, ma inizi lei a darlo. Vedrà che capirà che tutto ciò che si è creata nelle sue convinzioni svanirà e con essa anche il suo disagio.

Cordiali saluti

Dott. Emmanuele Rosito Psicologo a Guglionesi

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