Difficoltà a prendere decisioni sul proprio futuro

Inviata da Mary. 13 gen 2016 10 Risposte  · Autorealizzazione e orientamiento personale

Buongiorno a tutti,
sono una ragazza di 26 anni, ma è come se ne avessi molti di più, ho avuto un'infanzia abbastanza difficile sono cresciuta con una mamma molto (troppo) giovane e i miei nonni materni. Il fatto di non aver avuto una figura paterna mi ha segnata, sono insicura e ho problemi a relazionare con persone dell'altro sesso anche se per quanto mi sia possibile mi sforzo di non dare peso a questi disagi. Vi ho scritto per un altro motivo, ultimamente ho problemi di ansia dovuti soprattutto all'incapacità di prendere decisioni sul mio futuro. Premetto che non lavoro da circa un anno ma ora ho la possibilità di fare un anno di studio e lavoro all'estero precisamente in America. Da quando ho ottenuto il visto (che scade a Luglio) ho iniziato a stare male, non so se partire o lasciar perdere. La mia famiglia non mi sostiene affatto anzi mi sento dire in continuazione "tanto non parti" "se parti ritorni dopo due giorni". Il fatto di non avere sostegno un po' mi fa male ma è sempre stato così per cui in un certo senso sono abituata. Il punto è che da un lato vorrei provare e buttarmi in questa enorme opportunità che capita una sola volta nella vita, ma dall'altro ho paura di non riuscire a cavarmela da sola in un paese straniero, di non essere all'altezza e queste paure mi paralizzano. Non sono mai stata indipendente, ho sempre vissuto a casa con mia madre perché il lavoro che avevo prima non mi permetteva di pagarmi un affitto e anche perché non ho mai avuto la necessità di andarmene. In alternativa non avrei altro se non quella di smetterla di sognare e trovare lavoro nella mia città o frequentare un corso professionale per aumentare le possibilità di trovare un impiego. A volte mi chiedo se possa essere un bene prenotare senza pensare troppo alle conseguenze e affrontare tutto una volta arrivata a destinazione oppure se questo possa essere un trauma per una persona sensibile come me. Forse l'avere questi dubbi implica il fatto che in fondo non è proprio quello che voglio ma l'idea di non partire mi fa sentire una debole che non ha avuto il coraggio di provare a fare qualcosa nella vita e questo potrebbe pesarmi più avanti negli anni.
Vi chiedo gentilmente un aiuto per comprendere come affrontare le incertezze e le decisioni della vita senza stress e attacchi d'ansia.
Grazie di cuore per il tempo dedicato alla lettura e alle Vostre risposte.

famiglia , difficoltà

Miglior risposta

Buongiorno Mary,
da quello che scrive l'impressione è che la sua famiglia non solo non la sostenga e supporti, ma che cerchi di tenerla in questa sorta di "non autonomia". Il problema per me più importante è capire che per trovare autonomia dovrà buttarsi. Che sia l'America o un affitto di una casa o un nuovo lavoro, fino a quando rimarrà legata alle decisione dei suoi familiari non riuscirà mai a vivere serenamente. Il coraggio lo troviamo in noi e nelle persone che ci stanno vicino e che ci infondono fiducia. L'ansia è proprio l'emozione che la contraddistingue: una profonda preoccupazione per l'esito di un evento che dovrà accadere. Purtroppo però per vivere dobbiamo fare i conti anche con questa emozione.
Consulti uno psicologo se dovessi ritenerlo opportuno, oppure parta e si butti!
Un saluto e se dovesse avere bisogno mi contatti.

dott.ssa Miolì Chiung
Studio di Psicologia Salem
Milano

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Carissima,
non deve essere stato facile vivere in questa situazione.
Le consiglio di richiedere il supporto di uno psicologo di tipo cognitivo comportamentale. Avrà il giusto sostegno e guida per poter ritrovare un equilibrio e iniziare a pensare a se stessa.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Alba

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11 LUG 2017

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Cara Mary,
da quello che scrive emerge una forte preoccupazione dovuta al timore di staccarsi da un contesto familiare a mio avviso invischiante. Il legame di fondo è finalizzato a mantenere uno stato di equilibrio radicato nella dipendenza e per questo la possibilità da parte sua di staccarsi e di trovare un'autonomia viene scoraggiata. Non si aspetti perciò che le giunga un'approvazione da qualcuno ma la cerchi in se stessa e si chieda se veramente vuole vivere come persona a sè o rimanere nel sistema famiglia in cui si trova ora. A mio avviso dovrebbe ascoltare di più i suoi bisogni e non si preoccupi..è normale provare angoscia nei confronti di un possibile cambiamento anche questo è vita!!!!!
Se non dovesse riuscire da sola ad uscire da questa situazione chieda aiuto ad uno psicologo che la possa sostenere.
un caro saluto, Dott.ssa Amelia Avruscio.

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18 GEN 2016

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Cara Mary
la cosa più importante è che lei riesca a prendere questa decisione sulla base di motivazioni solo sue.
Mi spiego meglio deve sapere con certezza che è quello che desidera e allora si vincerà anche la paura; se invece, come d'altronde lei dice: " in fondo non è proprio quello che voglio" la cosa cambia e quindi, se decide per il no, il motivo non dovrà essere la paura ma la certezza che lei non desidera del tutto questa cosa.
Ciò non significherebbe che è stata una paurosa e questo lo dimostrerà cercando di fare tutto quello che le piace (anche non andando in America ci saranno cose che vorrebbe fare) da ora in avanti.
Però, io credo che, essendo una occasione unica questa che si presenta, potrebbe farsi aiutare da un terapeuta a vedere bene dentro di sè se non sia il caso di provare.
Un caro saluto Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

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15 GEN 2016

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Gentile Mary,
riuscire ad affrontare le proprie decisioni senza subire stress e ansia è irrealistico, si può imparare a gestire lo stress e anche l'ansia, ma qui la situazione mi sembra più delicata. In particolare il velato ostracismo di sua madre potrebbe sfinire anche la persona più motivata nel partire alla conquista della prorpia indipendenza, è comprensibile che lei, cosi riflessiva, si trovi in difficoltà. Credo che lei debba ripartire da questo e valutare di iniziare una terapia psicologica quanto prima.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

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15 GEN 2016

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Buongiorno Mary, da quanto scrivi ti senti in conflitto tra restare nel tuo ambiente, non muoverti così come vorrebbero i tuoi cari ed iniziare ad esplorare il nuovo. Il cambiamento ti fa paura perchè non senti il sostegno della tua famiglia e la novità che potrebbe cambiare la tua vita la vivi come un passo, in questo momento, troppo grande. Poiché la data di partenza è ancora lontana, credo che tu possa avere tutto il tempo per affrontare le tue paure attraverso un percorso di psicoterapia che ti potrà aiutare a comprendere se vuoi andare all'estero o se il tuo bisogno è quello di iniziare ad abbandonare il "gioco dell'elastico" familiare per crescere nelle tue risorse e potenzialità o altro. Ti faccio i miei più cari in bocca al lupo e ti invito a tenerci al corrente sulle tue scelte. Un caro saluto, dott.ssa Maria Giulia Mercuri -Ascoli Piceno e Grottammare

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15 GEN 2016

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Gentile Mary,
comprendo il tuo disagio che deriva sostanzialmente da una mancanza di autostima e senso di autoefficacia.
Da un lato ha un peso il fatto che oltre ad essere cresciuta senza una figura paterna hai una madre che non ti incoraggia e anzi conferma le tue paure.
Purtroppo, quando non cresce all'interno di un buon modello educativo l'autostima non si improvvisa da un giorno all'altro e, sinceramente, il tuo progetto di partire a breve da sola per un anno di studio e lavoro all'estero senza poterti appoggiare a parenti o amici, mi sembra eccessivo per il momento.
Trovo siano da preferire gli altri obbiettivi più alla tua portata che hai citato, facendoti contemporaneamente accompagnare in loco dal sostegno di una psicoterapia che ti aiuti a ricostruire un sufficiente livello di autostima con gradualità.
Raggiunto questo obbiettivo potrai sicuramente migliorare anche la relazione con tua madre che non mi sembra ottimale e vivere eventuali relazioni sentimentali con maggiore serenità e competenza emotivo-affettiva.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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14 GEN 2016

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Cara Mary,
posso immaginare la confusione che lei stia sperimentando in questo momento. Innanzitutto lasciare il proprio Paese e partire per un anno in un altro continente è un cambiamento importante ed è assolutamente legittimo avere delle preoccupazioni. Lei stessa si descrive come una persona fortemente dipendente dagli altri ed è forse così che la vede anche la sua famiglia: il modo in cui ci percepiamo e quello in cui ci percepiscono gli altri sono profondamente connessi e si influenzano a vicenda, ma non sono immutabili, anzi. All'inizio del suo racconto accenni agli eventi della sua infanzia che in realtà non sono slegati dal problema che porta qui, dal suo senso di insicurezza e inadeguatezza. A quando è prevista l'eventuale partenza? Se non è imminente potrebbe pensare di richiedere un consulto psicologico che possa aiutarla a chiarire cosa desidera veramente e a prendere la decisione più opportuna.

Per qualsiasi informazione rimango a sua disposizione.

Cari saluti
Dott.ssa Valentina Bua
Psicologa
Roma

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14 GEN 2016

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52 Risposte

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Carissima Mary,
i propri desideri a volte non sono così facili da seguire, se la tua famiglia ti sostenesse, sarebbe più facile per te scegliere ma è davvero così necessario?
Ti consiglio di partire, il dopo lo affronterai. Non è perché non hai mai avuto un'indipendenza economica che determina che tu possa o non possa farcela, la questione sta altrove...
Potresti vedere uno psicologo ed elaborare ciò che ti impedisce di scegliere, il visto scade a luglio, qualche incontro potrebbe esserti utile.

A disposizione (io ricevo anche on-line).
Un caro saluto
Dott.ssa Fornari Daniela

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14 GEN 2016

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371 Risposte

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Buongiorno Mary,
la situazione che descrivi mi sembra ti stia recando grosse difficoltà. Emerge una certa confusione circa cosa vuoi fare, se partire o no. Intanto dovresti far chiarezza su questo punto: se non vuoi partire, non farlo! Non tutte le occasioni che capitano nella vita, anche se interessanti per altri, sono interessanti per noi. Parli anche di una certa dipendenza da tua madre che non ti sostiene e anzi ti carica ancora maggiormente di agitazione (mi riferisco a quello che virgoletti "tanto non parti o torni dopo due giorni"). E nella prima parte accenni alla mancanza di una figura paterna che riconduci alle tue difficoltà con il sesso maschile. Ci sono tanti elementi su cui lavorare per risolvere il conflitto che è sotto la tua incapacità di andare avanti da sola. Ti consiglierei di contattare un professionista della tua zona e iniziare un cammino di conoscenza personale. Resto a disposizione per ogni chiarimento.

Dr.ssa Sonia Rossetti
Lizzano, Taranto.

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14 GEN 2016

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