Devo badare a mia madre, non posso farmi una vita mia

Inviata da Chiara · 9 lug 2017 Terapia familiare

Buongiorno,

Ho 41 anni e vivo solo con mia madre di 76 dopo che 8 anni fa mio padre se n'è andato per un tumore.
Ho un compagno da 5 anni, e dopo varie vicissitudini, tra cui la mancanza di un lavoro stabile da parte mia e la sua condizione lavorativa che lo portava lontano da casa, ora le cose si sono tranquillizzate. Lui ha trovato finalmente un lavoro più tranquillo e più vicino, e io ho trovato un lavoro stabile, che mi permette anche più serenità economica. Finalmente avevamo deciso di andare a vivere assieme. Crearci una nostra casa e una nostra famiglia e ci eravamo messi in moto in tal senso. Purtroppo 3 settimane fa mia madre non si sentiva tanto bene, e dopo un controllo le hanno diagnosticato quello che pare sia un tumore. La situazione sembra piuttosto seria, anche se non si sa ancora quanto dato che si aspettano tutte le analisi definitive. Non so quanto grave sia o se ce la farà (dato che un medico mi ha prospettato il peggio). Lei è dimagrita molto ed è debole, anche se le stanno facendo delle cure apposite rinforzanti.
È inutile dire che sono caduta nella disperazione più profonda. Per mia madre, naturalmente, ma anche per me. Stavo finalmente per costruirmi la mia vita, e ora tutto è rimandato, forse per sempre. Dopo che siamo rimaste sole io e mia madre, mi sono sempre presa cura di lei. Non era ancora così anziana, ma mia madre non è in grado di vivere da sola. Ha sempre fatto tutto mio padre, e poi ho sempre fatto tutto io. Mi rendo conto ora che ho cercato di sostituirmi a mio padre, e ora lei non va nemmeno più a comperare il pane. Ora poi che si prospetta una malattia e quello che ne consegue avrà sempre bisogno di qualcuno. Ho una sorella più grande, ma lei è sposata con figli. Ora mi aiuta, ma poi torna a casa, dalla sua famiglia. Io sono qui, sola a portare anche il peso psicologico.
Non solo, ma mi sento malissimo e in colpa perché dovrei solo essere preoccupata per mia madre, pensare a che lei stesse bene, e invece scalpito, vorrei scappare domani. Invidio mia sorella e ho rabbia, perché lei la sua vita ce l'ha e io no. E sono arrabbiata, tanto. Sono arrabbiata perché la vita mi ha fatto questo. Sono arrabbiata con mia madre, perché era 8 mesi che sentiva che qualcosa non andava, e non ha mai detto niente. Vorrei arrabbiarmi con lei, e vorrei potere esprimere la mia rabbia normalmente, ma mia sorella cerca sempre di fare quella che appiana le cose, non mi lascia sfogare perché adesso bisogna lasciare tranquilla nostra madre. Se mi mostro arrabbiata mi fa sentire in colpa "perché ora non è il momento".
Non riesco nemmeno a parlarle in privato, perché sennò nostra madre capirebbe. Quando sapremo i risultati vuole dire solo mezze verità, non vuole che spieghiamo la situazione a mia madre. Mentre io credo che lei abbia diritto di sapere.
Sono arrabbiata con mia madre perché lei ha un carattere iperansioso, e non è in grado di trovare la forza. Sta sempre piangendo, si dispera, è sempre seduta tutto il giorno sulla poltrona, non si fa nemmeno più un piatto di pasta.
Sono prigioniera. Come potrò mai andare a vivere da un'altra parte? Non so che mesi mi aspettano, ma potrebbe essere che debba stare a casa anni così. Mia madre tra l'altro non accetterà mai un aiuto esterno da qualcuno che non sia io o mia sorella.
Il mio compagno mi sta vicino, ma allo stesso tempo mi pressa. Dice che ora aspetteremo un po' a vedere ma poi sarà giusto che io mi faccia la mia vita.
Io ho un lavoro che mi occupa molte ore, ed ero già molto stanca in questo periodo. Ora non so come farò. Non posso permettermi di perdere il lavoro, ma mi sento letteralmente affogare. Mi sento sola e disperata, inutile e con la vita ormai segnata.

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Miglior risposta 12 LUG 2017

Buongiorno Chiara
Posso immaginare quanto sia difficile per lei gestire questa situazione al momento.
Ci sono tante emozioni nella sua storia e credo possa aiutarla a comprenderle meglio.
Le due che risaltano sono rabbia e colpa.
Mi sembra di capire che la colpa sia secondaria alla rabbia, poiché lei stessa e le persone intorno a lei criticate questa soluzione di rabbia poiché "non è il momento", è così?
Per comprendere meglio il valore della rabbia e della colpa che prova successivamente potrebbe aiutarla riportarmi un ultimo episodio in cui si è senta come ci ha detto, quindi un momento in cui ha sperimentato rabbia e colpa.
Cosa è accaduto in questo episodio? Che emozioni ha sentito e quali sono stati i suoi pensieri?
Questi aspetti posso chiarire il "perché" le risulta impossibile allontanarsi da casa con il suo compagno.
Resto a disposizione
Dottssa Fabrizia Tudisco

Dott.ssa Fabrizia Tudisco Psicologo a Napoli

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