Mi sento delusa dalla vita, come posso fare?

Inviata da LP · 19 dic 2018 Depressione

Sono una ragazza di 26 anni e mi sento profondamente delusa dalla vita da “adulti”. Cerco di spiegare il più brevemente possibile:
La mia vita inizia ad essere un po’ più triste compiuti i 9 anni, in seguito alla separazione dei miei genitori. Una separazione che ha portato parecchi problemi. Problemi però che per i successivi tre anni sembravano non darmi alcuna preoccupazione, data forse la mia giovanissima età. Poi per il mio dodicesimo complenanno, ho avuto il mio primo attacco di ansia. Forse stavo iniziando a crescere e a capire la situazione che stavo vivendo: mia madre depressa, mio padre che non ci dava gli alimenti e che si era allontato, io che venivo spostata di casa in casa dagli assistenti sociali e molte altre cose.
Superato l’attacco d’ansia, che all’epoca non sapevo nemmeno fosse un attacco d’ansia, non mi è più ricapitato fino a qualche mese dopo il mio quindicesimo compleanno. Come il primo, anche il secondo mi prese dal niente e senza un avvenimento in particolare.
Superato anche il secondo, a diciassette anni, poco prima di Natale, cado in depressione, anche se all’epoca non sapevo fosse depressione, credevo di essere diventata pazza. La depressione dura circa 2 mesi, dopodiché inizio a riprendermi un po’ grazie anche alle benzodiazepine, ma mentre mi riprendevo e la mia vita tornava ad essere più o meno normale, avevo quella vaga sensazione che non sarei più tornata quella di prima... come fossi stata diciamo modificata. Gli anni a venire non furono gentili con me, ebbi nuovi problemi da aggiungere a quelli abituali, ma nonostante ciò non ricaddi più in depressione, e questo mi illuse di essere invincibile. Dicevo a me stessa: «ormai sei già stata depressa, il peggio lo hai passato, non ci potrai mai più tornare». Purtroppo non è stato così, e a 23 anni ci sono ricaduta peggio di prima in seguito alla rottura col mio ex ragazzo. Decisi io di lasciarlo, non lo amavo più, mi aveva delusa troppe volte. Ma lasciandolo, persi ogni speranza nella vita perché con lui avevo fatto progetti che mi permettevano di rimanere al mondo per uno scopo. E quindi di nuovo giù di benzodiazepine, che si sa coprono solo il disturbo ma non lo curano.
Passati i fatidici due mesi a letto, inizio a riprendermi anche stavolta ma ancora più consapevole che se la prima depressione avuta a 17 anni mi aveva modificata, questa presa a 23 mi avrebbe cambiata per sempre.
Ricadere una seconda volta in depressione per me fu una sconfitta personale. Credevo di averla battuta una volta per tutte, mi vantavo con me stessa per averla fregata e mi sentivo una vincente. Niente poteva più portarmi nel baratro, e invece...
Nonostante i sintomi depressivi fossero andati via, ho continuato ad assumere benzodiazepine per due anni, come per essere protetta in caso di attacco. Erano diventate una ossessione per me. Non potevo uscire di casa senza e ne compravo almeno due boccette di scorta in caso una mi si rompesse per disgrazia. Mi sentivo pari ad una tossicodipendente di eroina, e la mia autostima si abbassò ancor di più di quanto già non lo fosse prima.
Nel frattempo, come se già non avessi sofferto abbastanza, ho perso il mio cantante preferito, il leader dei Linkin Park, Chester. Morto per suicidio. Lottava anche lui contro la depressione da anni. Ha avuto una vita molto difficile nonostante le gioie che la carriera gli ha dato.
Quella per me fu la botta finale che mi fece perdere ogni speranza di farcela.
Sembrerà assurdo ma lui mi dava la forza di continuare ad andare avanti. Se ce la stava facendo lui nonostante la vita che aveva passato, allora potevo farcela anche io. Era il mio idolo, il mio eroe. Un soldato tornato vincente dalla guerra.
Lo vedevo come un ragazzo di 41 anni che ormai si era fatto amico i propri problemi e che ci conviveva alla grande.
Mi dicevo che anche io arrivata a quella età sarei andata a braccetto coi miei demoni e che li avrei visti non più con gli occhi di una ragazza spaventata, ma con quelli di una donna adulta forte e matura capace di affrontare tutto. Invece compiendo quel gesto, è come se lui mi avesse fatto capire che più cresci e più sei stanco... sei stanco di convivere con i tuoi problemi. Non ti piacciono, non ti sono mai piaciuti, perché sopportarli ancora? Sono anni che te li porti dietro ed iniziano a pesare troppo. Non hai più la forza di quando eri ragazzo.
Un esempio più pratico potrebbe essere: Vado al cinema a vedere un film per il quale ho una grandissima aspettativa, ma a metà mi accorgo che è deludente e non mi piace più. Non mi interessa dei soldi che ho speso per vederlo, esco dalla sala e me ne vado senza avere la pazienza che finisca.
Arrivata ai 25 anni a fatica inizio a progettare il mio futuro suicidio: «Intorno ai 55 anni lo farò, non voglio passare la vecchiaia sola e depressa, meglio farla finita prima» . Ma nel frattempo conosco un ragazzo, e presto mi innamoro di lui. Innamorandomi riacquisto una falsa speranza di vivere, e decido di darmi una ultima possibilità: avrei accantonato il mio progetto suicida fino a che non sarebbe finita la storia con lui.
È passato un anno da quando stiamo insieme, e circa un mese fa ho tentato il suicidio in seguito ad un litigio avuto con lui. Pensavo di averlo perso, che mi volesse lasciare,(cosa che poi non è successa perché stiamo ancora insieme). Mi sono sentita di nuovo in balia dei miei demoni, così una volta tornata a casa ho assunto una intera boccetta di benzodiazepine sperando di non svegliarmi più.

Che devo fare adesso? In ospedale, quando mi sono ripresa mi hanno fissato una visita con uno psichiatra il quale mi ha prescritto degli integratori di serotonina. Proverò a prenderli, ma ho paura che il futuro ormai per me sia già scritto.
A volte penso che forse la felicità non mi è dovuta. Penso che sia inutile rincorrerla se lei non mi vuole.

Grazie in anticipo,
L.

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Miglior risposta 20 DIC 2018

Carissima,
lei non può continuare così. E' evidente che il suo malessere è profondo e dura da parecchio. Gli psicofarmaci sono un aiuto per i sintomi ma non rimuovono le cause.
Per far questo occorre una psicoterapia possibilmente psicoanalitica. Lo faccia per se stessa, si conceda questo regalo. Può rivolgersi ad uno psicologo della sua zona o lontano ma che usi Skype.
In bocca al lupo e mi faccia pure delle domande se lo ritiene necessario!

Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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28 DIC 2018

Cara Laura, la tua lettera mi ha molto commosso. E' banale ma certamente non hai avuto vita facile. Non ho capito perchè ti hanno spostato di casa in casa. Il tuo racconto dimostra che tu hai allo stesso tempo, sia forti e belle capacità personali che una profonda fragilità. Non mi è chiaro se e quanto sei stata in psicoterapia. ma a mio parere sarebbe assolutamente necessario che tu ti rivolgessi subito a un/una terapeuta particolarmente. esperta. Tieni conto che in caso di tendenze suicidarie c'è un professionista particolarmente preparato che ha istituito un servizio di aiuto, il dr. Stefano Callipo.
Inoltre voglio dirti che nel tuo caso le benzodiazepine non mi sembrano la scelta più corretta, tuttavia non posso fare diagnosi. Prima di tutto per abbassare l'ansia esistono rimedi naturali molto più sicuri, che purtroppo vengono usati da pochi medici per ragioni di marketing. Mi sembra nel tuo caso molto più importante lavorare sulla depressione. Di più non posso dirti qui, tuttavia mi puoi contattare gratuitamente.
Un caro saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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27 DIC 2018

Buongiorno L....
Laura... Luisa... Lisa
Buongiorno. Già... sospiro... mi piacerebbe parlarle. Si parlare con lei. E guardarla negli occhi.
Si. Perché qualsiasi cosa io possa scrivere qui... vorrei guardarla negli occhi mentre la dico.
Intanto la ringrazio della sua lettera e di ogni singola parola scritta.
Se ha piacere mi contatti.
Laura Gaido

Dott.ssa Laura Gaido Psicologo a Grugliasco

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24 DIC 2018

Gentile Laura,
anche se il suo malessere è profondo ed ha origini nell'infanzia, lei ha già avuto modo di verificare che il tono dell'umore non è come una linea retta ma ondulata e va incontro a periodi di alti e bassi.
Questo vuol dire che quando si è nel periodo di calo è lecito sperare che poi ci sarà una ripresa e questo dovrebbe allontanare il senso di "hopelessness" (mancanza di speranza) tipico di chi commette il cattivo e stupido gesto del suicidio ritenendo a torto che nulla potrà mai cambiare perchè la vita stessa è continuo cambiamento.
A parte ciò non bisognerebbe mai dimenticare che la vita di ogni essere umano è sacra e merita rispetto.
Perciò lasci perdere il suicidio del suo idolo cantante anche perchè ogni storia è diversa dalle altre.
Peraltro, non è accettabile che l'uomo che le starà vicino si debba sentire sotto continua minaccia di un suo possibile suicidio nè è accettabile che lei pensi al suicidio come unica soluzione per uscire dalle sue frustrazioni.
Pertanto il suggerimento è di intraprendere un adeguato periodo di psicoterapia preferibilmente ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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20 DIC 2018

Gentile Laura,
il suo scritto è denso di una profonda sofferenza, che ha caratterizzato la sua vita, gestita con il farmaco, che lei stessa dice, ha coperto e non risolto. Mi chiedo se ha mai pensato o le è stato consigliato un lavoro psicoterapeutico. Mi sembra che si basti da sola e che programma la fine della sua esistenza. Alla sua età vale la pena di trovare le risorse per affrontare l’ansIa, la depressione. Visto che ha scritto a questo portale di psicologi qualora non avesse mai pensato a un aiuto, le consiglio di farlo.
A disposizione per approfondimenti.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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