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Depressione e lavoro

Inviata da Monica il 2 apr 2012 Depressione

Mi trovo da circa 6 mesi in una situazione di depressione da stress lavorativo con atti di panico, nausea, vomito, sono in cura da uno psichiatra che mi ha prescritto dapprima il Prozac compresse con il Prazene e poi il Wellbutrin con l'ansiolin. Visto che i sintomi non diminuiscono, anzi mi sembra che stanno aumentando e che, purtroppo continua maggiormente la fase di mobbing nei miei confronti da parte della direzione della ditta in cui lavoro, mi chiedevo se è possibile in questi casi richiedere un periodo di malattia sufficientemente lungo per riportare il mio stato psichico a livelli sufficientemente stabili.
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Simone

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Buongiorno,mi chiamo Barbara e sto vivendo anch'io una forte depressione e un esaurimento psico-fisico per colpa dei contrasti che regnano sul poso di lavoro. Il mio problema è dovuto all'impossibilità di comunicare con i datori di lavoro che ogni volta mi urlano addosso senza darmi possibilità di parlare. La psichiatra con la quale sono in cura e il mio medico mi hanno dato un lungo periodo di malattia e dell pastiglie per le crisi d'ansia. Sto un pò meglio dopo 20 gg ,ma il problema è che i rapporti oramai sono compromessi e il solo pensiero di riprendere a lavorare in quel posto mi viene la tachicardia e la nausea. Ora mi farò aiutare dai sindacati per capire cosa fare per non perdere i miei diritti nel caso in cui mi costringessero a licenziarmi. Ho sufficiente documentazione per dimostrare che la mia patologia è dovuta al lavoro ,ma ho comunque paura che dopo la malattia sarò costretta a dare le dimissioni perdendo così sia il lavoro (non a causa mia) sia l'indennità di disoccupazione. Ho una possibilità per non perdere almeno questo ? Grazie per la risposta.

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Dott.ssa Faleo Flavia Psicologo a Foggia

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Gentile Simone,
un periodo di riposo potrebbe essere una buona soluzione. Come suggerito da altri colleghi, accanto al trattamento farmacologico, le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che l'aiuti ad affrontare e superare questo periodo di sofferenza.

Dott.ssa Alice Mazza Psicologo a Sesto San Giovanni

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Buongiorno Monica,

sicuramente un periodo di riposo può esserle d'aiuto.
Al dil là del fenomeno del mobbing che ha ragioni all'interno di dinamiche relazionali particolari,talvolta è possibile che un malessere relazionale con i colleghi sia legato anche ad un ambiente di lavoro non in linea con le proprie attitudini. Si è mai interrogata se il lavoro che sta facendo attualmente sia il lavoro per lei più indicato, se forse in un ambiente di lavoro diverso e con mansioni differenti non potrebbe stare meglio?
Provi a rivolgerti ad un consulente di orientamento professionale o ad uno psicoterapeuta che sia anche formato in materia di psicologia del lavoro.
Rimango a disposizione,
cari saluti
dott.ssa Monica Salvadore

Dott.ssa Monica Salvadore - Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Torino

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Carissimo,
io cercherei di ragionare più sul lungo periodo.
Visto che gli psicofarmaci non funzionano, prenda pure un periodo di riposo ma lo sfrutti per apportare qualcosa di diverso alla sua strategia per stare meglio. Ovvero cerchi di rafforzarsi con una buona psicoterapia possibilmente di tipo analitico.

Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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Quello del Mobbing è un tema estremamente delicato per le condizioni di malessere che può indurre un ambiente lavorativo insano e alla mercè di manager o colleghi, preposti a funzioni direttive, dalla personalità problematica se non addirittura disturbata... Queste situazioni possono essere davvero come un trauma che si ripete ogni giorno.... Detto questo ci sono aspetti della personalità del lavoratore dipendente che possono favorire l'esplosione della miccia del Mobbing per cui l'invito è di lavorare su di se per comprendere cosa del proprio comportamento possa contribuire all'inasprimento della situazione di Mobbing. Certamente un periodo di malattia consentirebbe di mettere una pausa e di rigenerasi ma una più efficace rigenerazione potrebbe derivare da un lavoro di psicoterapia. Tentar non nuoce...

Dr.ssa Loredana Muraca Psicologo a Milano

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Salve Monica,
leggendo la sua lettera si evince un periodo non semplice. L'idea di chiedere un periodo di malattia può essere una buona idea per prendersi una pausa. Iniziare un trattamento psicologico associato alla farmacoterapia è la cosa più giusta da fare in questo momento. Lei necessità di elaborare questo periodo e di trovare sostegno e supporto con uno psicologo capace di "accompagnarla per mano" in questo difficile periodo che sicuramente riuscirà a superare se lo vuole. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott. Giuseppe Romano. Firenze-Napoli-Cosenza

Dott. Giuseppe Romano Psicologo a Cosenza

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Cara Barbara
Ha sicuramente fatto bene a rivolgersi ad uno psichiatra ma sento di dirle che una terapia farmacologia da sola non è una soluzione al problema. È come mettere un tappo, silenziare un po' i sintomi in qualche modo se funziona, ma ciò che vi è di profondo non viene affrontato. Le consiglio di iniziare un percorso terapeutico psicologico per approfondire il suo stato di malessere e trovare serenità.
Un caro saluto

Dott.ssa Maria Vittoria Greco Psicologo a Roma

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Gentile Monica,
come sta adesso? Come le hanno consigliato i miei colleghi, sarebbe bene affrontare queste tematiche con la guida di un professionista per iniziare a trovare un equilibrio e delle nuove consapevolezze.
Per approfondimenti non esiti a contattarmi.
Buona giornata
Dott.ssa Ilaria Albano

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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Gentile sig. Simone,

i problemi di questo tipo legati al mondo del lavoro sono sempre una questione molto delicata da trattare. Il lavoro è una parte importante della nostra vita, intorno alla quale si spende gran parte del tempo quotidiano, e che contribuisce fortemente allo sviluppo dell’identità personale e di possibili percorsi di vita, in termini di realizzazione personale nonché professionale, soddisfazione, relazioni interpersonali e più in generale, qualità della vita.
Ogni problema di tipo psicologico è sempre legato alla sfera delle relazioni e si sviluppa attraverso processi intersoggettivi entro contesti sociali e simbolici. Ed i sintomi in questo caso possono essere un’importante input da cui partire per capirne la genesi ed il significato. Di conseguenza, va bene cercare di riportarne l’espressione a livelli tollerabili, stando attenti a non cancellarli del tutto prima di averne capito il senso, perché essi ci possono aiutare a contestualizzare il problema e capirne il senso, che in questi casi diventa forse più importante che cercarne eventuali cause.
Cosa significa questo problema/situazione in questa specifica fase della sua vita? Quali sono gli elementi in gioco nel determinare questa situazione? Quali sono i suoi vissuti ed emozioni? Come potrebbero essere diversi? Il problema/sintomi cosa le impediscono di fare? E cosa vorrebbe fare in questa fase della sua vita? In cosa si sente bloccato? Cosa le chiedono gli altri a lavoro a cui lei non riesce a far fronte?
Queste alcune domande a cui cercare risposta per provare ad utilizzare questa situazione di crisi come un’occasione di cambiamento positivo e crescita personale.
Va quindi identificato bene quale è il problema e quali strategie e risorse poter mettere in campo o ricercare per farvi fronte, ponendosi in una prospettiva di esplorazione dei possibili campi di alternative possibili che sono presenti rispetto a questa situazione, per uscirne rafforzato e con una maggiore consapevolezza di sé e dei propri contesti di vita.
Quindi sicuramente una prima ipotesi potrebbe essere prendersi del tempo (ma breve) per mettere a fuoco la situazione ed individuare le strategie per farvi fronte, eventualmente con il supporto di uno psicologo e/o anche di un centro antimobbing (li trova tranquillamente con una ricerca via google), stando comunque attento a non aver fretta ad etichettare il problema con qualche nome (depressione, mobbing, etc.) ma prendendosi il tempo necessario – in una situazione protetta come il setting di lavoro psicologico – per capire come mettere in moto un percorso di crescita e sviluppo personale rispetto a questa situazione problematica.
Per ogni ulteriore chiarimento e approfondimento resto a sua disposizione

Mario D’Andreta

Mario D'andreta Psicologo a Ancona

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Buon pomeriggio Marica,
occorre affrontare in maniera serena ed intelligente la situazione.

STEP 1: ha provato a parlare con il Medico Competente dell'azienda?
STEP 2: si rivolga ad uno professionista con un profilo simile al mio specializzato in salute e sicurezza sul lavoro che conosca bene la materia e la legislazione del D.Lgs 81/08.

Queste sono le azioni base da svolgere in casi come il suo.
Veronica Santoro
Psicologa

Psicologa Dott.ssa Veronica Santoro Psicologo a Pedesina

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Buongiorno,
mi trovo anche io in una situazione simile con continue vessazioni, urla e cose varie. Vorrei chiedere un periodo di riposo, ma con quale motivazione? Per la privacy il medico non dovrebbe scrivere la diagnosi ma mi costringerebbero (!) a farla sapere. Che posso fare?
Grazie in anticipo.

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e da un mese che vivo una situazione analoga alla tua anche io in cura al csm e prendo farmaci per dormire ma riposo solo quattro ore a notte; e ho paura di morire non ce la faccio piu

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Salve, io mi trovo più o meno nella tua stessa situazione ma con un certificato così lungo stare a casa non è peggio?

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Buon giorno Monica, un periodo di riposo può aiutare ma per risolvere il problema dovrebbe chiedere aiuto ad un esperto, in modo da acquisire delle strategie per farvi fronte. Altrimenti il problema si ripresenterà. Se desidera approfondire la questione, mi trova su google
Cordiali saluti dott.ssa Silvia Parisi di torino.

Dr.ssa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa Psicologo a Torino

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Gent.mo Simone,
le consiglio di affiancare una psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale, che le permetterà di comprendere e gestire meglio i sintomi, alla terapia farmacologica prescritta dal medico.
Se il suo obiettivo è star meglio queste due soluzioni dovrebbero bastare.
La saluto.

D.ssa Valentina Strippoli Psicologo a Fano

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Buona sera Monica,
il Mobbing è una malattia professionale normata (decreto legislativo 81/08); è legato a parametri quali:
- Frequenza delle azioni lesive (1 volta alla settimana)
- Durata: almeno sei mesi;
- Tipo di azione: le azioni subite devono appartenere ad almeno due delle cinque categorie del “LIPT Ege (Attacchi alla possibilità di comunicare, Attacchi alle relazioni sociali, Attacchi all’immagine sociale, Attacchi alla qualità della condizione professionale e privata, Attacchi alla salute)
- Dislivello psicologico fra gli antagonisti: il dislivello di potere non viene inteso in senso gerarchico, ma nel senso che il mobbizzato non ha le stesse capacità di difendersi dell'aggressore;
- licenziamento, pre-pensionamento, ma che può anche arrivare a condotte auto e eterolesive;
- Intento persecutorio.
Poi il Mobbing ha una decorrenza divisa in fasi
- conflitto mirato;
- inizio del mobbing;
- si individuano i primi sintomi psico-somatici (li trova anche su wikipedia)
- compaiono errori ed abusi da parte dell'amministrazione del personale;
- serio aggravamento della salute psico fisica della vittima;
- si verifica l'esclusione dal mondo del lavoro. E' l'esito ultimo che può prendere la forma di un licenziamento.
Una volta che si individua un'attività mobbizzante, si stabilisce se il Mobbing è l'unica causa scatenante dei disagi del lavoratore oppure se è una con-causa o se è il mobbing stesso è una conseguenza di altri disagi.
Cmq, come già ha riportato un collega può rivolgersi al sindacato, o all'Asl oppure ad uno Psicologo esperto in problematiche legate allo Stress Lavoro Correlato (SLC).

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si signora vi sarebbe necessaria a tal fine una valutazione psicodiagnostica, per qualsiasi cosa non esiti a contattarmi, Cordialmente Dott.ssa Eva Scardone

Dr.ssa Eva Scardone Psicologo a Marcianise

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Buongiorno, dalla situazione che descrive credo vi siano tutti gli elementi per chiedere un periodo di malattia. I giorni di malattia possono esserle dati dal suo medico curante e nel certificato che dovrà consegnare alla ditta non dovrebbe esserci scritta la diagnosi (per questione di privacy non viene mai scritta). se il suo medico le chiede una certificazione di uno specialista può chiedere direttamente allo psichiatra che la sta seguendo per la terapia farmacologica. Questo professionista infatti potrebbe fare una breve relazione per il suo medico di base specificando la diagnosi.
Per affrontare la situazione lavorativa ed il conseguente disagio le consiglio di affiancare alla presa in carico farmacologica con il suo psichiatra un percorso di psicoterapia con uno psicoterapeuta. Questo percorso favorirebbe la remissione dei sintomi e l'aiuterebbe ad uscire da questa situazione. Allo psicoterapeuta inoltre può anche chiedere una breve relazione indicante la diagnosi qualora il suo psichiatra non si renda disponibile a farlo ed il suo medico di base la richieda per darle i giorni di malattia (nel caso deve chiedere allo psicoterapeuta di farle una valutazione psicodiagnostica).
Cordiali saluti.
dott.ssa Roberta Milzoni

Dott.ssa Roberta Milzoni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Milano

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Salve Monica,
oltre la cura farmacologica senz'altro un intervento di sostegno psicologico in questo momento l'aiuterebbe...per ciò che riguarda la sua domanda, lo stesso psichiatra potrebbe dimostrare la sua condizione psichica e le conseguenze che sta vivendo in seguito alla sua situazione lavorativa. Tutto deve essere dimostrabile attraverso una relazione scritta. Ne parli con lui....
Buona giornata

Dott.ssa Roberta De Bellis Psicologo a Gallarate

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Si, è possibile, tuttavia non è configurabile il Mobbing così facilmente, esistono pareri della Corte di Cassazione discordanti in proposito, la depressione come condizione appresa, è foriera di attacchi di panico.
Le chiedo come pretende che cambino le cose senza cambiarle?
Potrà fare richiesta al suo medico di base per un periodo di convalescenza di tre settimane per esaurimento fisico, e poi?
Le suggerisco di fare una bella psicoterapia, forse non ne conosce gli effetti ma sono sicuramente vantaggiosi anche nel suo caso. Le pillole la sostengono ma non cambiano i datori di lavoro le strategie talvolta ne cambiano il comportamento le decisioni e le scelte.
dipende da lei, e se scrive interrogandosi ha ancora stoffa per cucire.
Saluti
Dr Cristian Sardelli

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Ringrazio tutti per i suggerimenti e vi vorrei fare un ulteriore domanda, il mio medico di base mi richiede (per certificarmi la malattia) una certificazione di uno specialista basata su diagnosi e somministrazione test ma non è andato nel dettaglio. Che tipo di test si fdanno?
Grazie
Monica

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Gentile signora, credo che sia possibile richiedere un periodo di riposo per malattia tramite medico di base o psichiatra stesso (ma perchè non ha rivolto a lui la stessa domanda?).Mi sembra più che plausibile e direi necessario interrompere la sua attività lavorativa per un pò, dati i suoi sintomi ed il tempo necessario affinchè la cura farmacologica possa fare effetto, tuttavia essa (e non è detto che quella che sta facendo sia la più adatta per lei) interviene solo sui sintomi appunto, cioè sulle conseguenze che Si rivolga se le è possibile anche ad uno/a psicoterapeuta. Le auguro ogni bene. Dott.ssa Sabina Orlandiniun problema ( prima di tutto di mobbing e in seconda battuta di gestione di esso) ha determinato.

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Cara Monica,
penso proprio di si.
Può chiedere al suo medico di farsi fare un certificato, dove non è specificata la motivazione, in cui chiede di stare a casa.
Sicuramente si trova in una spirale perversa, dove si sente chiusa, incastrata, con un grande rifiuto, al punto che le si ribaltano le budella. Una spirale da cui è difficile uscire e da qualche parte bisogna cominciare.
Stare a casa le può fornire l'occasione per riprendere un pò d'energia, per ritrovare un minimo di serenità, ma questo non basta, dovrebbe anche costituire un luogo di osservazione privilegiato da cui guardare ciò che le sta capitando. Allontanarsi infatti, aiuta a vedere meglio, da lontano si inquadra l'insieme in cui siamo inseriti abitualmente.
Non credo però che basti prendere dei farmaci o assentarsi dal lavoro per risolvere il problema, penso che sia necessario lavorarci su, per comprendere cosa le sta capitando.
Anche se il suo disagio sembra avere un'origine chiara, ovvero lo stress lavorativo, c'è da capire perchè lei reagisce in questo modo, con panico, nausea, vomito, perchè soccombe alle pressioni che le vengono fatte, perchè sente una certa cosa anzichè un'altra, ecc.
Si rende necessario anche un lavoro psicologico che l'aiuti a comprendere tutto questo, ma ancora di più l'aiuti a rafforzarsi e a vivere le cose in modo diverso, a reagire in modo più ottimale, ecc. Altrimenti, una volta ripreso il lavoro, rischia di ritrovarsi nuovamente nella stessa condizione e tutto riparte da capo quasi fosse un incubo. Spesso non basta neanche cambiare lavoro, perchè il problema siamo noi ed il nostro modo di affrontare le difficoltà. All'esterno ci saranno sempre degli intoppi e delle pressioni, se non impariamo ad ottimizzare le nostre risorse, soccomberemo in ogni piccola o grande difficoltà.
Per cui, non si scoraggi e abbia fiducia in sè, vedrà che questo costituisce l'occasione per conoscersi meglio e vivere in modo più ottimale e sereno.
Le porgo i miei migliori auguri.

Sabrina Costantini Psicologa Psicoterapeuta

Sabrina Costantini Psicologo a Pisa

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