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Depressione e Alcolismo: come aiutare mio marito?

Inviata da Nadia il 28 feb 2014 Depressione

Partiamo dal fatto che un esaurimento nervoso provocato da motivi scatenanti come il suicidio di un collega e la morte della madre, hanno portato mio marito all'alcolismo e ad uno stato depressivo latente. Una persona buonissima e proiettata verso gli altri si è trasformata in pochi anni in un essere senza voglia di vivere con istinti suicidi in alcuni momenti. La persona meravigliosa ha cambiato il carattere e si è chiuso verso l'esterno e gli altri, mantenendo un'apparenza "normale" solo sul posto di lavoro. Il fatto che lui abbia una situazione famigliare inesistente alle spalle, con un padre che lo ha distrutto psicologicamente per una serie di cose molto pesanti, in passato, non aiuta certo la situazione. La settimana lavorativa è faticosa ma all'apparenza normale ma dal venerdì sera fino alla domenica sera si lascia andare e beve fino a non reggersi in piedi; ho provato in tutti i modi possibili ad aiutarlo ma quando manca la volontà di vivere e non si vede nessuna motivazione per andare avanti è molto difficile. Il mio ruolo è diventato quello di una badante che cerca di aiutarlo in questo inferno, dove volano parole senza ritorno e non solo...il mio terrore delle sue sfuriate e delle parole piene di cattiveria e odio nei miei confronti (perché cerco di impedirgli di bere) è una costante di ogni fine settimana. Se esco di casa per un cinema lo trovo buttato per terra che non riesce a rialzarsi o ferito. Ho il terrore di lasciarlo solo ma se rimango devo subire i suoi sfoghi assolutamente deliranti. Questa situazione terribile sta andando avanti da troppo tempo ormai ed io mi sto spegnendo di fianco a lui; la mia voglia di vivere, i miei sogni, la voglia di un abbraccio sono ormai dimenticati e mi rifugio nel lavoro per sopportare tutto questo. Il bene che gli voglio è tanto ma in certi momenti mi scatena una violenza che non ho mai avuto e gli ho alzato le mani per cercare di scuoterlo...ma non serve a niente e tutto precipita. Ho bisogno che qualcuno mi dica come devo comportarmi con lui e in che modo farlo vedere da qualcuno senza che lui se ne accorga perché si rifiuta in modo categorico sia di curarsi che di ammettere un problema come l'alcolismo.

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Cara Nadia,
il dolore, la pesantezza e il senso di impotenza di cui questa storia è piena arrivano pienamente attraverso la sua lettera. Il quadro che ha fatto della situazione personale di suo marito, dai pregressi familiari al presente, e della situazione in casa sono abbastanza chiari e dimostrano la gravità della situazione e, a mio avviso, il suo carattere di urgenza.
Trovare un modo per aiutare suo marito senza che lui se ne accorga è impossibile, oltre che non etico: non si può e non si riesce ad aiutare qualcuno senza che lui voglia espressamente cambiare, o almeno provarci; inoltre i primi e più importanti protagonisti della nostra vita e delle nostre decisioni siamo noi stessi, quindi nel bene o nel male la nostra vita è prima di tutto nelle sue mani.
Questo vale per suo marito ma vale anche e soprattutto per lei, che porta la richiesta di aiuto: il dolore di suo marito e vero e reale, ma non faccia in modo che passi in secondo piano anche il SUO dolore, la sua fatica, le sue emozioni, paure..in una parola si prenda cura di se in questo momento, credo che sia l'unica cosa che possa davvero fare per aiutare non solo se stessa ma forse anche suo marito.
Le suggerisco di rivolgersi ad un Ser.D. (Servizio Tossicodipendenze) per ricevere consigli e aiuti riguardo l'alcolismo di suo marito e una sua eventuale presa in carico (che non sarebbe solo sulla dipendenza dall'alcol ma anche sulle problematiche psicologiche di depressione) e anche per ricevere aiuto per se stessa!

Resto a disposizione in caso lo volesse

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta Psicologo a Padova

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Salve Nadia,
l alcolismo è un problema grande che travolge la persona e tutti i familiari che gli vivono intorno.Sicuramente se lui non vuole curarsi c'è poco da poter fare, perché tutto deve partire da una sua consapevolezza e accettazione della malattia. L'unica cosa che posso dirti è che tu puoi provare ad affrontare una terapia su te stessa che ti aiuti ad affrontare questa situazione e la possibilità che tuo marito si faccia curare. Salve D.ssa Anna Medici

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Gentile Signora Nadia,
L'alcolismo è una vera e propria malattia, riconosciuta come tale anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo motivo il comportamento di suo marito non è provocato intenzionalmente per farla soffrire ma semplicemente perché l'alcol ha il sopravvento su di lui nel momento in cui lo assume e anche prima alla sola voglia (che si chiama craving) di assumerlo. Da anni mi occupo di questa problematica e la cosa migliore da fare è far uscire il problema dalle mura domestiche.
Troppo spesso, considerandolo un problema dovuto alla mancanza di forza di volontà, subentra la vergogna che fa si che le persone non lo dicano a parenti e amici e soprattutto non cerchino l'aiuto professionale necessario.
Il servizio sanitario pubblico che si occupa di questa problematica è il Ser.D o Ser.T (servizio per le dipendenze dell'ASL), può cercare i recapiti sul sito della sua Asl ed eventuale fissare un primo colloquio, se non per suo marito almeno per lei, tale servizio è anonimo e in quasi tutte le ASL è tuttora gratuito.
Quando una persona è alterata (o perché ha bevuto o perché ha un forte desiderio di bere) non ha molto senso parlarle, perché non è in grado di affrontare grandi discorsi, per cui la cosa migliore sarebbe parlare a suo marito in un momento di lucidità e vedere se lui lascia qualche spiraglio per affrontare il problema.
Qualora si trovi nella fase di negazione del problema (cosa molto normale quando si ha questa problematica), la cosa migliore che può fare è quella di fargli presente come si sta riducendo e cosa succede nei weekend, ovviamente sempre nei momenti di lucidità.
Per quanto riguarda lei, invece deve pensare a tutelare se stessa, come sostengono i colleghi le potrebbe essere utile un percorso per essere sostenuta e rafforzare se stessa e aggiungerei io: per evitare di sostenere il comportamento di suo marito. La cosa migliore che lei possa fare è appunto rivolgersi al SerD almeno per segnalare il problema, dopodiché ci sono tre possibilità:
1) può rivolgersi al gruppo degli alanon (familiari degli alcolisti anonimi), questo gruppo è molto diffuso nel territorio e se cerca in internet trova tutte le info necessarie. Si tratta di un gruppo anonimo costituito da mogli, mariti, figli o altri familiari di alcolisti, aiuta le persone a capire la problematica di chi sta loro vicino e sostiene le persone attraverso un forte senso di coesione.
2) può rivolgersi al Club degli alcolisti in trattamento (CAT), in internet trova tutte le info, questo gruppo non è anonimo e in questo caso alcolisti e familiari partecipano insieme allo stesso gruppo a differenza degli Alcolisti anonimi (dove c'è un gruppo per alcolisti e uno per familiari).
3) Può pensare di intraprendere una psicoterapia per affrontare le problematiche cui va incontro giorno per giorno e per capire cosa possa fare di diverso per uscire da questa situazione, oltre che come dicevano i colleghi rafforzare se stessa.
Se ha bisogno di ulteriori informazioni non esiti a contattarmi,
cordiali saluti.

Dott.ssa Elena Lugato Psicologo a Vigonza

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Gentile Nadia,
non ci sono strategie risolutive che possiamo suggerire on line. Senza un'adeguata motivazione suo marito non cambierà modo di affrontare il dolore. Le persone non cambiano solo perché noi lo vogliamo.
Credo che il suo fargli da badante non aiuti, perché suo marito sa che qualsiasi cosa faccia lei sarà là a "leccargli le ferite".
Forse dovrebbe tutelare se stessa, proteggersi.
Con problemi come questi la situazione può degenerare.
Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo di persona, per comprendere meglio la sua situazione e le strategie da mettere in atto.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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Gent.le Nadia,
come Lei descrive, è una situazione parecchio pesante, per entrambi.
Certamente il livello di sofferenza di Suo marito si è fatto evidente e ha assoluto bisogno di essere aiutato in primis presso un Centro Ser.d della vostra zona, in cui operano specialisti in equipe , che prendano in carico sia l aspetto di abuso di alcol, sia l aspetto psicologico ed emotivo. E' chiaro che la motivazione al trattamento è di Suo marito, altrimenti non se ne esce. Capisco anche che, come scrive, lo avrà incitato numerose volte a farsi aiutare, con risposta negativa. Lo metta, in qualche modo, alle strette. Neanche lei Nadia può essere soffocata da una situazione del genere e quindi siete in due a ripiegarvi in voi stessi. Intanto faccia lei il primo passo e chieda aiuto presso un Centro suddetto o uno psicoterapeuta di cui ha fiducia, per essere consigliata sul da farsi, per essere sostenuta e lavorare su di sè.
Le mando un grosso augurio,
cordialmente

Dott.ssa Elisa Fagotto Psicologo a Portogruaro

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Cara Nadia,
l'alcolismo è una malattia vera e pesante, sia per il malatto che per i parenti. Si legge molto dolore tra le righe della sua lettera. Mi dispiace tanto per lei che aveva dedicata una grande parte della propria vita per combatere con un qualcosa che da sola non riuscirebbe sconfiggere.
Nadia, è meglio che si rivolga per poter aiutare suo marito ad un centro di alcolisti annonimi dove lui potrà scaricare le sue colpe , aspettative , incomprensioni ecc., ma Nadia io personalmente le consiglio anche lei di cerace un appogio psicologico per poter sfogarsi e trovare una comprensiaone adeguata.
Io lavoro anche on-line se l'h interessa.
In bocca al lupo

Dott.ssa Stoyanka Georgieva Psicologo a Omegna

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