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Come gestire mia figlia di 7 anni?

Inviata da Francesca · 10 giu 2016 Psicologia infantile

Salve,
sono Francesca e sono stressatissima. Ho una bambina di 7 anni che non riesco più a gestire. A scuola, le maestre e i compagni/e la adorano, dicono che è bravissima, intelligente, educata. Ma quando è a casa diventa il netto contrario. Non da retta, è sempre nervosa, risponde male, piange di continuo per qualunque cosa le venga detta per farle capire che quello che ha fatto è sbagliato, è disordinata (e non riordina). Ha un fratellino di 3 anni che adora, ma sono come cane e gatto, se lui la sfiora incomincia ad urlare dicendo che le ha fatto male. Io faccio un lavoro che mi vede fuori da casa dalle 13 alle 21:30, il babbo dalle 7:30 alle 19 (torna solo un'ora per pranzare), e quindi sono cresciuti con i nonni. Ci adora e lo vedo e lo so perché quando vuole ce lo dimostra. Ma oggi è l'ultimo giorno di scuola, e pensare di dover passare tutta l'estate con discussioni varie mi fa stare male. Sono stressata, non ne posso più, come ci dobbiamo comportare io e il babbo per riuscire a risolvere la situazione? Grazie mille.

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Miglior risposta 11 GIU 2016

Buonasera Francesca, appare evidente che la sua bambina utilizzi due strategie relazionali completamente differenti a seconda del contesto (emotivo) nel quale si trova. Dunque, (ipotesi) per la bambina non ha senso comportarsi male in contesti o con persone di cui non ha (troppo) interesse emotivo. Con voi, invece, i suoi care-givers (ovvero persone deputate, fin dalla nascita, non solo al suo accudimento, ma anche al farle percepire un senso di amabilità, sicurezza ed accoglimento stabile e, quindi, per lei prevedibile), credo stia utilizzando una strategia cosiddetta "controllante-punitiva", ovvero sta cercando di assumere il controllo della relazione (visto che, nel tempo, ha percepito voi come incapaci, in buona fede e con le risorse disponibili, di avere e sostenere tale controllo, situazione fondamentale per tutti i bimbi) attraverso un atteggiamento aggressivo e punitivo (altre volte, si può utilizzare una strategia relazionale "controllante accudente" in cui, sostanzialmente, si verifica un'inversione di ruolo per cui è il bambino che cerca di consolare e far stare bene i propri genitori; spesso capita che queste due strategie vengano usate in modo alternato). Sembra che, per lei, questa sia una strategia utile affinchè, attraverso questo tipo di relazione, possa tenervi uniti e vicini a lei (capisco che possa sembrare un paradosso), che è l'unico e vero obiettivo di tutti i bambini visto che la vicinanza di chi si dovrebbe occupare di loro fornisce soddisfazione biologica ma, soprattutto, psicologica. Spesso, infatti, un bambino "preferisce" mantenere una relazione con un genitore, ad es., "spaventante/spaventato" (non mi sto, chiaramente, riferendo a voi) piuttosto che percepirsi completamente da solo, in balia di tutto e tutti. Dunque, per poter comprendere le reali motivazioni della vostra bambina a questo comportamento (ribadisco, messo in atto in modo "strategico", non nel senso che a tavolino si è messa a decidere come comportarsi, ma si è accorta che è l'unico che le porta dei vantaggi emotivi), consiglio di rivolgervi ad un professionista dell'età evolutiva, con il senso, tuttavia, di non portare la "bambina malata o che si comporta male" dal dottore, ma che la relazione all'interno della famiglia non è più funzionale ad una buona qualità di vita, sia della bambina che vostra. Dunque, sarebbe utile che anche voi vi "metteste in gioco" all'interno di questo eventuale percorso.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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6 SET 2017

Gentile,
il mio consiglio è di provare ad instaurare un dialogo con sua figlia, chiedendole in modo semplice e rassicurante il perché di questo suo comportamento, provando ad ascoltarla e a capirla senza troppe forzature. I bambini imparano osservando: provi a dimostrarle che quello messo in atto non è l'unico modo possibile per esprimersi, ma ne esistono tanti altri molto più efficaci.
Per approfondimenti non esiti a contattarmi.
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Albano - Psicologa a Roma

Dott.ssa Ilaria Albano Psicologa Psicologo a Milano

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13 GIU 2016

Gentilissima sig.ra Francesca, a volte i bambini non sapendo come esprimere un disagio, mettono in atto comportamenti che hanno l'obiettivo di "farsi guardare". Secondo la mia esperienza sarebbe utile osservare quali siano le modalità relazionali che vengono messe in atto all'interno del vostro sistema familiare, per comprendere il motivo per cui l'atteggiamento di sua figlia cambia in base al contesto in cui è inserita.
Le consiglio di rivolgersi ad un collega della sua zona che sappia al meglio illustrarle il percorso da seguire.

Dott.ssa Palma D'alessandro Psicologo a Bitonto

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11 GIU 2016

Gentile Francesca,
Se la bambina ha un comportamento a casa in netto contrasto con quanto avviene fuori di casa bisognerebbe comprendere ciò che la rende tranquilla e ciò che la turba, è il contesto che dà senso al suo comportamento. Un buon aiuto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere le dinamiche disfunzionali all'interno della famiglia, si faccia aiutare per migliorare la relazione con sua figlia, buona fortuna,
Codruta Ileana Terbea, Psicologo clinico

Dott.ssa Codruta Ileana Terbea Psicologo a Lecce

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10 GIU 2016

Cara Francesca,
da quello che lei scrive, la bambina passa la maggior parte del tempo con i nonni. Con loro come si comporta? e da quando ha iniziato con questi comportamenti? Voi genitori state attraversando un periodo faticoso e stressante dal punto di vista lavorativo o altro? Ecco, queste sono le domande basi a cui lei dovrebbe rispondere per cercare di avere la situazione un pò più chiara. Dato il periodo di stress, che si evince benissimo dalle sue parole, le consiglio di rivolgersi ad un professionista della sua zona in modo da comprendere meglio come migliorare la relazione con sua figlia.
Cari saluti
Dott.ssa Carla Francesca Carcione

Dott.ssa Carla Francesca Carcione Psicologo a Capo d'Orlando

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