Breve riflessione in merito al Doc da relazione

Inviata da jenny mancini il 4 ago 2016 Terapia di coppia

Salve a tutti voi dottori.
Volevo fare una domanda sola in merito al Doc da relazione. Alla fine di una terapia che sia andata naturalmente a buon fine come si dovrebbe sentire il paziente nei confronti del proprio/a compagno/a? Cioè scopre di amarlo? Lo vede più bello? Vorrei sapere dei dati certi di persone realmente uscite da questo disturbo..come stanno con la loro compagna/o. Grazie mille! Attendo risposta.

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Gentile Jenny,
una risposta diretta ad una domanda diretta. Il "DOC da relazione" non esiste. Esiste il DOC, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, che può essere trattato adeguatamente in terapia. Nel DOC, non è la relazione in sé ad essere problematica, ma la tendenza a dubitare, o a reiterare pensieri e comportamenti, con la sensazione di non avere su di essi alcun controllo (sto semplificando molto). Fatta questa doverosa premessa, dal termine di una terapia ben condotta io mi aspetterei che il paziente non presenti più, o quantomeno veda come grandemente attenuati, i sintomi per cui la terapia è stata intrapresa. Il "vedere più bello" il partner, l'amarlo di più o di meno, non sono tra questi sintomi. Alla fine della terapia potrebbe decidere di continuare la sua storia, perché ama il suo partner e vuole stare con lui, oppure potrebbe tagliare, non ci sono dati certi. Dipenderà da lei, dalla sua vita, dal suo partner, e dal suo rapporto, ma è al di fuori della terapia.
Spero di averla aiutata.
Dott.ssa Valentina Cicalese, psicologa psicoterapeuta, Civitanova Marche

Studio LeggerMente Psicologo a Civitanova Marche

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Gentile Genny,
quello che lei chiama "DOC da relazione" è un disturbo ossessivo-compulsivo i cui sintomi sono indiriizzati prevalentemente (non esclusivamente!) sulle relazioni intime e sentimentali che il/la paziente vorrebbe tenere sotto controllo come del resto vorrebbe tenere sotto controllo tutte le cose della sua vita.
Ovviamente questo non è possibile e da qui deriva tutta la sofferenza nel DOC.
Pertanto, una buona psicoterapia dovrebbe rendere il paziente più tollerante all'incertezza sulla sua relazione sentimentale con scomparsa o notevole riduzione del pensiero ossessivo, dicotomico o paranoico e con riduzione dei dubbi e dei sensi di colpa riguardanti la relazione.
Mi spiace dirle che tutto questo ha poco a che vedere con lo scoprire di amare e/o vedere più bello/a il/la proprio/a compagno/a.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Buonasera Jenny, che intende per "dati certi"? In Psicologia/Psicoterapia? Neanche le Evidence Based (ricerche sui risultati in psicoterapia, soprattutto la Cognitivo-Comportamentale, anche se pure alcune teorie psicoanalitiche stanno cominciando ad adeguarsi a questa moda di oggettivizzare un qualcosa che più soggettivo e relativo non può essere...) offrono dati certi seri in questo ambito...Quindi, le chiedo, perchè ha bisogno di dati certi? Per non avere dubbi sui risultati ottenibili/ottenuti? Inoltre, confesso la mia ignoranza: cos'è un Doc da relazione? Un Disturbo Ossessivo Compulsivo all'interno di un rapporto affettivo? Non sapevo, se fosse questo, si chiamasse così, colpa mia...In ogni caso, il Doc, dopo una terapia andata abbastanza bene, dovrebbe avere un senso di Sè meno manicheo (o buono o cattivo) e meno frammentato. Inoltre, dovrebbe poter aver raggiunto la possibilità di avere una visione generale della propria ed altrui esistenza, piuttosto che troppo specifica e situazionale. Dovrebbe essere meno contesto-dipendente ed avere maggiore confidenza con gli aspetti dubbiosi che permangono nella vita ed essere un pochino meno desideroso di certezze (questo se si tratta di un Doc della certezza, il contrario rispetto al Doc del dubbio). Rispetto alle relazioni, un Doc meno concreto e sintomatico dovrebbe aver raggiunto dei criteri decisionali interni reali (non criteri esterni e internalizzati rigidamente, come la morale, l'etica, la religione, etc., che potrebbero dare un senso di Sè che sa quello che vuole e che ha qualità specifiche non contrattabili, ma è esattamente il contrario) attraverso cui chiarirsi di quale sistema affettivo ha bisogno sentirsi accanto, quali proprietà dovrebbe avere, etc. Rispetto ad un compagno già presente, la relazione dovrebbe essere meno condizionata da eventi situazionali (ad es., il partner alza il sopracciglio ed il Doc si sente giudicato male, quindi cattivo, etc.), essere meno concreto nelle condotte (ad es., meno sintomi o comportamenti rigidi e stereotipati), avere una modulazione affettiva regolata meglio (piuttosto che avere un'emotività eccessiva dovuta all'accumulo di affetti tenuti sotto controllo), avere maggiore confidenza con la possibilità che possono capitare imprevisti e, soprattutto, l'emotività correlata, avendo un senso di Sè con una mastery (padroneggiamento) dei propri affetti più adattiva, etc. etc. Questa, come potrà intuire, è una risposta molto generale, in quanto, nel suo post, mancano alcune informazioni per poter delimitare il campo della risposta (almeno la mia).
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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