Non so se sia DOC da relazione, ma mi sta uccidendo

Inviata da Laura il 20 mar 2018 Attacchi di panico

Salve. Ho tanto bisogno di aiuto. Mi chiamo L., ho 32 anni e ho sempre sofferto di ansia e di DOC. Ricordo di mie ossessioni e compulsioni già da quando avevo 6 o 7 anni (ho avuto un'infanzia difficile). Nell'adolescenza poi è esploso il DOC di aggressività, cioè avevo paura di fare del male alle persone a me care. Ho vissuto un vero e proprio incubo per diverso tempo, poi mi sono curata e sono stata meglio. Mi capita ancora ogni tanto di avere quei pensieri, di notte, ma ormai li tengo sotto controllo abbastanza facilmente e comunque capitano di rado. Anche se, per dire, trasmissioni tv che parlano di cronaca o di omicidi mi provocano ancora tanta ansia ed evito di guardarle (a parte che non mi interessano e non mi è mai piaciuto questo rimestare nel torbido di certi programmi).

Diciamo che passato quel periodo di inferno, in cui non passava giorno in cui non volessi morire, tutto sommato sono stata bene. Mi sono rimaste cose abbastanza innocue, del tipo che mi danno fastidio i cassetti aperti, che rileggo varie volte quello che scrivo perché ho paura di fare errori, lungaggini varie mentre leggo un libro o un articolo (torno indietro a leggere più volte per paura di non aver capito bene) e altre cose del genere...piccole manie di precisione e di controllo varie...fastidiose, certo, ma non dolorose. E poi ho conosciuto lui...insomma, tutto sembrava finalmente volgere al meglio.

Fatta questa premessa, torniamo al presente. Adesso mi sembra di essere ricaduta nello stesso tremendo baratro di tanti anni fa.

La mia vita era o sembrava finalmente serena fino a circa un mese fa. Avevo trovato finalmente lavoro, dopo tante peripezie e fregature (potete immaginare, noi giovani purtroppo siamo tutti più o meno sulla stessa disgraziata barca). Ero finalmente felice e io e il mio compagno abbiamo preso casa. Era il mio sogno, lo aspettavo da tanti anni. Abbiamo sempre dovuto rimandare per problemi economici. Lui lavora, ma con il solo suo stipendio - modesto, da impiegato semplice di una piccola ditta - non possiamo farcela. Quando finalmente abbiamo preso casa io ero al settimo cielo, felice come non mai. Volevamo un figlio presto, toccavo il cielo con un dito.
Ma la mia cattiva stella è sempre con me e circa un mese fa arriva la doccia fredda: perdo il lavoro. Sembrava una cosa sicura, finalmente stabile, e invece...come me anche altre ragazze. Nessuno poteva aspettarselo (non mi dilungo sulle motivazioni, per non rischiare di rendermi riconoscibile). All'improvviso ci crolla il mondo addosso. Non sappiamo più cosa fare. Molti mobili già ordinati, tutto pronto, famiglie entusiaste. All'inizio andiamo tutti e due in panne, ma poi cerchiamo di andare avanti lo stesso, consapevoli di dover ridimensionare molte cose e di dover rimandare ancora molti sogni e con la paura di non farcela con tutte le spese neppure per finire casa. Tutto l'entusiasmo si sgonfia, anche se decidiamo di procedere comunque.

Circa due settimane dopo la tremenda notizia, di notte, ho un terribile attacco di panico. È stato uno dei giorni più brutti della mia vita. Ero convinta di avere un infarto in corso e di stare per morire, sono stata più e più volte sul punto di chiamare il 118. Più mi ripetevo che era solo ansia e più il panico aumentava. Tremavo, sudavo, mi sentivo morire. Un incubo durato fino alle prime luci dell'alba, quando vedendo spuntare il giorno mi sono tranquillizzata, ma non sono comunque riuscita ad addormentarmi.

Da quel giorno non sono più la stessa. Ho avuto qualche altro attacco, meno acuto ma sempre spaventoso. Uno, orribile, mentre stavamo andando a scegliere altre cose per casa. Ho iniziato a dire al mio compagno che non ce l'avremmo fatta, che stava andando tutto a rotoli. Ho iniziato ad avere voglia di scappare da lui, dalla casa, da tutto.

Come un fulmine a ciel sereno, qualche giorno fa, ho pensato che non lo amo più. Che sono stanca. Mi sono sentita di colpo soffocare al pensiero di me e lui in casa insieme, dopo tante discussioni sulle ristrettezze e le incertezze a cui saremmo andati incontro, dopo che mi sono data la colpa di tutto. "No, basta, non è questa la vita che voglio", mi è balenato in testa. Il mio sogno, il sogno di una vita, sgretolato di colpo durante una serata insieme in cui l'ho guardato e ho pensato che non ero dove volevo essere. Che non lo amavo più, che non mi piaceva più.

Da quel giorno la mia vita è un inferno. Stiamo insieme da 13 anni e abbiamo condiviso tutto. Un mare di ricordi e momenti irripetibili. Un amore da favola, come quello dei film. Con lui ho conosciuto la vera felicità. Lui mi ama da morire, so per certo che mai più troverò qualcuno che mi ami così e che mai più amerò così. L'idea di farlo soffrire mi ammazza. E poi come facciamo con la casa, i mobili, le famiglie? Davvero non lo amo più o è solo un altro scherzo della mia mente?

Sto malissimo. Tanto male da pensare che vorrei morire. Fino a una settimana fa o poco più lui era tutto per me, era e rimane la persona più importante della mia vita.
Può l'amore finire in pochi giorni? È mai possibile? Sono giorni che non mangio, dormo male, vivo come un vegetale e ho tachicardia e ansia fortissima da quando mi sveglio a quando - forse - riesco a dormire. E' un'ossessione perenne. La notte spesso mi sveglio di soprassalto in preda al panico e all'ansia, nonostante dosi massicce di ansiolitico. Penso che il mio cuore non reggerà a tutto questo e mi verrà davvero un infarto. Ho perso cinque kg. in pochi giorni, l'ansia è tale da non permettermi di mangiare e di staccare il pensiero mai, mai, mai. Sono arrivata a fare brutti pensieri. Penso alla nostra casetta già tutta preparata, con le cose scelte da noi solo poche settimane fa, con una felicità immensa, e mi sento morire. Sto prendendo un ansiolitico, appunto, prescrittomi dal medico curante, e sto pure sforando con le dosi nel tentativo di calmarmi, ma mi fa poco e niente. Ho preso appuntamento con lo psichiatra, perché col medico di base per come sto ci faccio poco. Non è più vita. Cerco continuamente di staccare per un po' il pensiero ma non ce la faccio, mi martella e non mi permette di fare e di pensare più a nulla.

Non sto vivendo più. La cosa che più mi fa male è che mi sembra che stare con lui mi dia ansia e che senza di lui stia meglio. Ma è davvero così o è ancora una volta la mia mente malata che mi inganna? Non lo so. Provo ansia quando mi chiama, quando lo vedo, ho spesso attacchi di panico quando esco con lui e mi sembra di stare meglio senza. Tutto questo nel giro di pochi giorni.
A lui ho esposto tutti i miei dubbi e ha capito e mi sta vicino lo stesso, senza pretendere nulla, avendo capito che forse è finita e che ho dubbi su di noi e sul sentimento che provo. Si è messo da parte e mi sta accanto in punta di piedi, vedendo che soffro come un cane. Proprio lui che avrebbe da soffrire molto più di me, perché mi adora e io lo sto lasciando. Sta mettendo da parte la sua sofferenza, che gli sto provocando io, per abbracciare la mia. È un vero angelo e io non me lo merito. Non mi perdonerò mai per il male che gli sto facendo.

È possibile smettere di amare da un giorno all'altro? Davvero non lo amo più? Mi taglierei una mano per tornare a solo una decina di giorni fa. Perché mi viene l'ansia quando mi chiama e mi parla, quando lo vedo? Perché mi sembra di stare meglio se non lo sento? Poi però gli chiedo di tenere il telefono acceso di notte, nel caso mi venga un infarto, per farmi portare in ospedale. Gli sto facendo del male e mi sento una merda. La mattina mi sveglio e vorrei morire. Siamo nei casini con la casa. Che facciamo adesso? Le famiglie ancora non sanno nulla, non so più cosa voglio, sto impazzendo. Che cosa mi sta succedendo? Che persona sono? Vorrei dormire sempre, sempre, e non pensare più.

Perché la nostra bella casetta che solo a guardarla mi riempiva il cuore di gioia e non vedevo l'ora di iniziarci il cammino con l'uomo della mia vita ora mi dà ansia al solo pensiero? E' capitato pure che quando ci siamo stati per farla vedere ad altri ho avuto attacchi di panico. Poi in alcuni momenti mi sento ancora felice, quando ci penso.

Forse non è DOC. Forse è finita e non lo voglio accettare, sto combattendo contro me stessa per non ammettere che è finita, perché fa tanto male dopo tanti anni e tante cose indelebili vissute insieme. Non so più chi sono e cosa voglio, vivo nel terrore. Mi sembra di essere tornata a tanti anni fa. Devo lasciarlo? Devo insistere? E se non fosse DOC, ma fosse il mio corpo che mi sta urlando di scappare via? Se lo amassi davvero dovrei essere solo felice per questo traguardo, nonostante le difficoltà e la paura del futuro. E non dovrei avere ansia quando lo sento o lo vedo. Non dovrei avere ansia quando ci penso o vedo quella casa.
Non ce la faccio più. Aiutatemi, vi prego. Ho paura che questa non la supereremo e dovremo lasciarci. Ho paura di aver minato per sempre tutto e che non potrò mai più tornare ad essere felice con lui. Sto rovinando tutto.

Grazie per aver letto il mio lungo sfogo e per l'aiuto che potrete darmi.

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Cara Laura,
da questo suo profondo sfogo si capisce che sta attraversando un momento molto doloroso. È difficile riuscire a fare un'inquadramento diagnostico in questa sede, ma comprendo il suo dubbio di essere ritornata al DOC.
La cosa migliore che può fare adesso, per fare ordine e cercare di comprendere quello che sta succedendo, è rivolgersi ad uno psicoterapeuta, meglio se cognitivo-comportamentale.
È importante intervenire per trattare le manifestazioni di panico, la sofferenza emotiva e i sintomi depressivi. Capita che eventi di vita stressanti, dolorosi, possano farci tornare in contatto con i nostri schemi centrali dolorosi, così da creare grande confusione anche rispetto a ciò che ci sembrava certo.
Una psicoterapia cognitiva-comportamentale e il trattamento farmacologico da parte dello psichiatra (che se ho capito bene ha già contattato) quindi sono i passi più corretti da intraprendere adesso.

I miei auguri,
Dott.ssa Bertoli Giuly

Dott.ssa Giuly Bertoli Psicologo a Viareggio

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Gentile Laura,
è plausibile ritenere che la perdita del lavoro (con tutte le conseguenze e i significati associati), ma anche lo stress collegato ai cambiamenti di vita (tutti sono sensibili ai grandi cambiamenti) abbiano giocato un ruolo quale fattore di scompenso nel riacutizzarsi del DOC.
A questo punto vale la regola d'oro: non prendere decisioni importanti che riguardano la propria vita sull'onda di forti emozioni negative come l'ansia.
Le consiglio invece di intraprendere una psicoterapia ad indirizzo cognitivo comportamentale perché è quella più riconosciuta per il trattamento del DOC e la aiuterà ad affrontare i pensieri ossessivi.
Se non può rivolgersi al privato per questioni economiche, può rivolgersi alla sanità pubblica.
I migliori auguri d'incoraggiamento
Dott.ssa Barbara Trevisan
Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Trevisan Barbara Psicologo a Rovigo

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