So che è una relazione tossica ma non riesco a liberarmene. Perché nonostante quello che mi ha fatto continuo a pensarci?

Qual è il meccanismo di una relazione tossica? Come mai a volte non riusciamo a liberarcene anche se vorremmo?

16 LUG 2021 · Tempo di lettura: min.

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So che è una relazione tossica ma non riesco a liberarmene. Perché nonostante quello che mi ha fatto continuo a pensarci?

Negli ultimi anni lavoro sempre di più con persone che mi portano situazioni di dipendenza o di co-dipendenza affettiva. Certo, per uno psicologo non è mica semplice lavorare con questo tipo di disagi perché è facile sentirsi impotenti. Come mai?

Perché quando c'è una dipendenza affettiva è facile sentire persone che passano dal "voglio andare avanti senza di lui, basta, chiudo!" al "ci sono tornata insieme perché in fondo penso che mi ami e che lui sia l'uomo della mia vita". Magari all'interno della stessa settimana.

A volte si fa l'errore di sentirci frustrati e di provare un po' di rabbia quando accade questo. Tuttavia, se come terapeuti usciamo dal delirio narcisistico che i comportamenti dell'altro dipendano solo da quanto siamo bravi noi, possiamo andare oltre e ascoltare ciò che il cliente ci porta, anche quando fa scivoloni inaspettati o controproducenti per sé. Smarcato questo scoglio, il lavoro con le relazioni tossiche è molto intenso e tormentato ma anche di grande valore per chi, come me, ci lavora.

Cosa accade in una relazione tossica?

Ci sono tante modalità con cui una relazione tossica può innescarsi ma il denominatore comune è quello di sentire sofferenza e nonostante tutto restare.

In alcuni casi i momenti di sofferenza e solitudine si alternano a momenti idilliaci che, però, iniziano e finiscono come fuochi di paglia; spesso mancano di progettualità.

Così è facile scambiare gesti eclatanti come mazzi di fiori, sorprese, frasi di grande intensità emotiva, colpi di testa come manifestazioni di amore sincero.

Partiamo da una verità scomoda che è importante chiarire per sgombrare il campo: in una relazione tossica non c'è amore. Sono condizioni relazionali mutualmente esclusive: se c'è una non può automaticamente esserci l'altra. Chi si trova in una relazione tossica questo, in qualche modo lo sa, ma spera che il futuro possa essere diverso e che quei momenti di gioia possano diventare la regola.

Sperare che il futuro cambi è una caratteristica costante di chi si trova in una relazione tossica.

Anche nella co-dipendenza (meglio nota con il termine divulgativo "sindrome della Crocerossina"), si spera che grazie al nostro sacrificio l'altra persona possa riuscire a superare ostacoli e vedere quanto le nostre azioni e i nostri sacrifici gli abbiano cambiato la vita. Andando ancora più giù, in queste relazioni, le persone cercano di solito di soddisfare i bisogni di sicurezza, riconoscimento e amore. Un po' come delegare all'altro il nostro valore lasciandogli il potere di dirci, attraverso la sua approvazione, se e quanto siamo amabili.

Una donna di 35 anni mi diceva: "mi ha tradita tante volte, lo so, anche se non me lo ha mai confessato. Ora, a distanza di due anni dalla fine della nostra relazione, lui è fidanzato con un'altra ma continua a cercare me. Vorrei che lui ammettesse di aver capito che sono io la donna della sua vita; vorrei la prova del fatto che io ho vinto su tutte e sono quella che per lui vale di più". In un'affermazione così, si sente forte il bisogno che l'altro dia il "bollino" del "tu vali". Il problema è che lasciando all'altro il potere di dirci quanto valiamo perdiamo di vista il fatto che noi valiamo a prescindere, con o senza l'altro nella nostra vita; e questo chi è in una relazione tossica non lo sente o se lo dice ma solo "di testa".

Così per cercare di avere quel "bollino" e quell'approvazione, sacrifichiamo tutti gli altri bisogni (di sicurezza, di serenità, di libertà). Con il risultato che poi chiaramente stiamo male.

Cosa c'è alla base di una relazione tossica?

Di solito, per lo meno in ciò che ho osservato nella mia esperienza, dietro alle relazioni tossiche ci sono storie di vita caratterizzate da anaffettività, indifferenza o genitori bisognosi. Ho incontrato donne che da adolescenti sono state lasciate sole da madri che hanno seguito i compagni senza considerare i bisogni della figlia; ho incontrato persone che fin da bambini si sono trovate a fare i conti con genitori bugiardi, indifferenti o critici. Ho incontrato persone che fin da subito hanno sentito di dover mettere in primo piano i bisogni di un genitore bisognoso.

Questo lo dico non per attribuire colpe: dico sempre che il mio lavoro è quello di psicologa, non di giudice. I genitori hanno le loro storie e di solito cercano di fare del loro meglio pur con tutti i loro limiti e le loro difficoltà.

Cercare i colpevoli in psicoterapia non serve a molto. Capire come certe dinamiche vissute nella prima parte di vita condizionino il presente quello sì, quello serve.

Come si esce da una relazione tossica?

Magari ci fosse una bacchetta magica che in pochi semplici passi facesse scomparire i vissuti che stanno dietro a queste dinamiche. Una bacchetta magica però non c'è, e tantomeno ci sono consigli di cose da fare o non fare. I comportamenti sono la risultante finale di un processo interno di consapevolezza circa i propri bisogni e le proprie emozioni. Se manca questo passaggio ciò che si sceglie di fare o non fare può essere abbastanza irrilevante.

Prima di tutto occorre lavorare molto sui bisogni personali. Quella relazione quali bisogni soddisfa? In che modo? Già dopo questo pezzo di lavoro vedo che le persone iniziano a mettere in dubbio il senso di quella relazione nel loro presente.

Da dove nascono quei bisogni? In che modo il passato sta condizionando le relazioni presenti? In psicoterapia ci interessa poco sapere cosa è successo in passato di per sè; o meglio, ci interessa ma per comprendere in che modo il passato stia condizionando il presente. Se in passato hai imparato che accondiscendere alle richieste è una strategia che funziona, è probabile che si continuerà ad agire nel presente anche se non funziona più. Fare questo passaggio aiuta le persone a capire che il loro modo di agire nella relazione non è l'unico possibile ma quello che SCELGONO di agire mossi da condizionamenti passati. In altre parole, si impara che c'è un'alternativa a quel modo di stare in relazione.

Quali altri bisogni ci sono nella vita della persona? In che modo quella relazione NON li soddisfa? Andando avanti con il lavoro diventa sempre più chiaro che per soddisfare il bisogno di conferma, amore, approvazione, riconoscimento ecc… la persona ha messo da parte tutta un'altra serie di bisogni che ci sono ma a cui non viene dato peso. Riprendendo contatti con queste parti di sé, la persona riesce a vedere con più chiarezza quanto quella relazione non sia soddisfacente.

Lavorando con calma e in profondità si può riuscire a "smontare" il meccanismo della dipendenza riuscendo a riprendersi in mano la propria libertà e lasciare nel passato le relazioni tossiche.

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Scritto da

Dott.ssa Luisa Fossati

Bibliografia

  • Borgioni, M (2017). La deriva controdoipendente come deriva del nostro tempo. Da persona a persona: Rivista di studi rogersiani. Pp. 73-78.
  • Borgioni, M. (2015). Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all'indifferenza vuota. Roma: Alpes Italia.
  • Norwood, R. (1985): Donne che amano troppo. Milano: Feltrinelli.
  • Karpman, S.B. (1968). Fairy Tales and Script Drama Analysis, in Transactional Analysis Bullettin, vol VII, n. 26, pp 39-43.

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Commenti 2
  • Luisa Fossati

    Grazie Esterina per il suo commento che mi fa davvero piacere. Un caro saluto, Luisa Fossati

  • Esterina Perrella

    Bellissimo articolo! È per me una sintesi perfetta e chiara della concatenazione di eventi che caratterizza la relazione tossica che vivo da anni e dalla quale sto uscendo, grazie anche all’aiuto di un percorso terapeutico. È grazie a quest’ultimo che ho apprezzato tantissimo il contenuto del suo articolo, capendo il peso e l’importanza di ogni singola frase. Insieme alla terapia, amo molto leggere i vostri articoli e seguire alcuni profili di professionisti esperti e ciò è di aiuto a consolidare e anche ad arricchire il mio percorso.

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