​Ri-conosciamo l'ansia?

La nostra coscienza è sempre tesa verso una meta, una direzione, e la sua intenzionalità è un movimento attraverso, che consente un passaggio, un percorso, un'elaborazione...

28 SET 2020 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

​Ri-conosciamo l'ansia?

Ri-conosciamo l'ansia?

La nostra coscienza è sempre tesa verso una meta, una direzione, e la sua intenzionalità è un movimento attraverso, che consente un passaggio, un percorso, un'elaborazione.

Soprattutto è importante ricordare che la mutazione può essere più o meno graduale, procedere molto lentamente o in maniera spedita, con un movimento continuo e circolare: muove dall'esperienza e ritorna all'esperienza.

Le emozioni quali l'ansia, l'ostilità, la colpa, la minaccia, la paura e l'aggressività , la sorpresa e la gioia colorano, rendono significativi gli eventi che ci sopraggiungono, caratterizzano in un senso o in un altro l'elaborazione dell'esperienza.

In particolare, restringendo il nostro campo, quand'è che l'ansia colora la nostra esperienza?

Proviamo ansia quando sperimentiamo situazioni che non riusciamo a introdurre nella nostra trama narrativa e, quindi, molte delle loro implicazioni rimangono a noi oscure, imprevedibili, incontrollabili.

L'ansia, in se stessa, non è classificabile come buona o cattiva, ma rappresenta la consapevolezza che il proprio sistema di costruzione non si applica agli eventi del momento. Essa perciò è un presupposto per intraprendere delle revisioni (Kelly, 1955, p. 498).

L'ansia quindi ci spinge a rivedere le nostre convinzioni, talora a ridefinire l'ordine di priorità dei nostri valori. Possiamo, quindi, definirla come la condizione di base dell'individuo di fronte al futuro e alla mancanza di conoscenza sugli eventi che potrebbero presentarsi al suo cospetto.

Nell'esperienza clinica troviamo spesso condizioni in cui l'ansia appare come "fluttuante e generalizzata". Si tratta di casi in cui si ha difficoltà ad individuare gli stimoli che hanno scatenato l'ansia. La persona appare agitata e non in grado di indicare le cause di tale agitazione.

Predomina un vissuto di sopraffazione. Vengono meno le forze per fronteggiare gli eventi. Si vive una sproporzione tra le proprie risorse e le possibili soluzioni del problema.

Il terapeuta, aiutato dalla consapevolezza che ha del fisiologico significato del vissuto ansioso, può aiutare il paziente a, innanzitutto, accettare la crisi, tollerare il dolore, modulare l'emozione. Con appropriati esercizi può aiutare il paziente a definire il problema e formulare insieme soluzioni da lui praticabili.

Molto spesso, in verità, all'ansia si associa la tristezza di sentirsi in colpa, perché si scopre di star facendo cose discordanti da quello che ci si aspetta da se stessi.

Tutti noi seguiamo costrutti pratici che ci consentono di prevedere e controllare le interazioni fondamentali con le altre persone o con i gruppi sociali per mantenere un senso di identità e ancor più di integrità.

Le situazioni clinicamente significative in questa prospettiva allora sono quelle in cui sentiamo l'urgenza di cambiare ma non riusciamo a individuare come realizzare i cambiamenti necessari conservando la nostra identità e la nostra integrità.

Non sappiamo più regolarci nei nostri sentimenti o nelle relazioni con gli altri.

Le mete e le direzioni familiari hanno perso la vitalità consueta.

Ecco quello che accade quando il nostro fluire viene interrotto.

Non possiamo, però, non sottolineare come questa interruzione possa contenere in embrione i dolori che si dimostrano prodromi di cambiamento, di spinta e di slancio per ripristinare proprio quello stesso fluire che ci attraversa ed attraversiamo quotidianamente.

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott.ssa Francesca Carola

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su ansia